Obbligazioni, giugno da record con rendimenti in forte calo

Giugno si conclude come un mese estremamente favorevole al mercato obbligazionario con i toni delle principali banche centrali divenuti improvvisamente molto più espansivi. Crollano i rendimenti sovrani e corporate, compresi dei BTp.

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Giugno si conclude come un mese estremamente favorevole al mercato obbligazionario con i toni delle principali banche centrali divenuti improvvisamente molto più espansivi. Crollano i rendimenti sovrani e corporate, compresi dei BTp.

Giugno si sta concludendo ed esitando un forte calo dei rendimenti obbligazionari un po’ in tutto il mondo avanzato, e non solo. I toni delle principali banche centrali sono diventati improvvisamente molto più espansivi, scontando il rallentamento globale, le tensioni commerciali e altre di natura geopolitica, tra cui il caso Iran nel Medio Oriente e quello legato a Brexit e Italia in Europa.

La massa dei bond con rendimenti negativi è salita fino a 12.500 miliardi di dollari, ai massimi da 3 anni e sfiorando il record di sempre dell’estate 2016.

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Nel grafico di sotto, troviamo le variazioni dei rendimenti a 10 anni di alcuni titoli di stato. I BTp italiani, pur restando insieme agli omologhi della Grecia i meno cari, hanno registrato anch’essi un tracollo dei rendimenti, passando dal 2,65% di fine maggio al 2,11% di oggi. In pratica, offrono oltre mezzo punto percentuale in meno in appena un mese. Nuovi minimi record sono stati toccati dai “benchmark” tedeschi, che archiviano il mese di giugno al -0,32%. Si sono azzerati, invece, i rendimenti francesi, che solo a fine maggio stavano allo 0,22%.

Calano anche i rendimenti a breve

Il crollo dei rendimenti ha riguardato l’intera curva delle scadenze, pur con intensità diversa a seconda dei tratti. Di seguito, il grafico vi mostra le variazioni sui 2 anni. L’Italia segna il calo più marcato per i suoi BTp, passati dallo 0,70% allo 0,22%. Si consideri, però, che insieme alla Grecia siamo l’unico stato dell’Eurozona ad offrire rendimenti positivi per le scadenze medio-brevi. Atene non ha un bond biennale negoziabile sul mercato, per cui abbiamo preso in considerazione l’andamento del suo quinquennale. La Germania offre il -0,73%, per cui chi acquista un Bund biennale dovrà mettere in conto una perdita cumulata di quasi l’1,5%, qualora mantenesse il titolo fino alla fine. Variazioni minime sono state segnate nel periodo da Spagna e, soprattutto, Portogallo, come a segnalare che i miglioramenti nella semi-periferia dell’area riguarderebbero ormai perlopiù le scadenze più longeve, avendo presumibilmente i rendimenti a breve toccato qui il loro “floor”.

Infine, gli USA hanno visto arretrare i rendimenti a 2 anni un po’ più di quelli a 10 anni, con la conseguenza che lo spread tra le due scadenze si è allargato da 19 a 27 punti base, un trend apparentemente positivo per i mercati, in quanto allontanerebbe i timori più accesi sull’arrivo imminente di una recessione dell’economia americana.

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