Obbligazioni General Electric in rally sull’accordo con Danaher, ecco perché il mercato rifiata

Le obbligazioni General Electric hanno chiuso in rialzo ieri sull'annuncio della cessione dell'unità "scienze umane" alla Danaher per 21,4 miliardi. I proventi saranno destinati all'abbattimento dell'ingente debito.

di , pubblicato il
Le obbligazioni General Electric hanno chiuso in rialzo ieri sull'annuncio della cessione dell'unità

E’ stata una seduta davvero positiva per General Electric ieri, che ha visto salire nettamente le proprie quotazioni azionarie e obbligazionarie, dopo che il ceo Larry Culp ha annunciato la vendita dell’unità “scienze umane” alla Danaher Corp per 21,4 miliardi di dollari, inclusi 400 milioni di debito pensionistico. Il titolo è cresciuto del 6,39% a 10,83 dollari e il prezzo dei bond è salito anch’esso, con il subordinato 2035 e cedola 4,125%, tra i più negoziati sul secondario, ad avere chiuso la giornata a +1,57% a 108,7, segnando un rendimento annuo lordo del 3,61%.

Molto bene anche il “callable” 2042, cedola 4,125%, che ha chiuso a +2,74% a 84,99, rendendo il 4,88%. Più contenuti i guadagni per il bond 2023, cedola 3,10%, pari allo 0,78% al termine della seduta, per un rendimento in area 4%.

Obbligazioni corporate USA ad alto rendimento fanno meglio delle “AAA” a gennaio

Il mercato ha reagito piuttosto positivamente alla cessione, anche perché Culp ha assicurato che i proventi verranno destinati all’abbattimento del debito. In effetti, General Electric da tempo viene percepita dagli investitori come una società eccessivamente oberata dalle passività. L’indebitamento industriale ammonta a 55 miliardi, di cui 21 fanno riferimento proprio alle pensioni dei dipendenti non coperte, mentre quello obbligazionario si aggira sui 120 miliardi. Lo scorso anno, quando il titolo a dicembre scese fino a un minimo di 6,45 dollari, la capitalizzazione al Nyse crollò a una frazione di tale debito e anche oggi risulta di molto inferiore, pur risalita a 88,5 miliardi.

Le obbligazioni General Electric sono valutate con rating “investment grade” e outlook stabile da S&P, Moody’s e Fitch, in tutti e 3 i casi a 3 gradini sopra il livello “junk” o “spazzatura”, a “BBB+” o “Baa1”. Eppure, questi titoli nei mesi scorsi sono stati trattati sul mercato come se fossero proprio “spazzatura”, esitando rendimenti molto più vicini agli “high yield” che non agli “investment grade”. Bisogna ammettere che con l’operazione appena annunciata e la cui conclusione dovrebbe avvenire entro il quarto trimestre di quest’anno, le probabilità di un “downgrade” e di una retrocessione sotto “BBB-” si riducono e questo per gli investitori rappresenta una buona notizia, perché l’impatto sarebbe altrimenti abbastanza irruento, visto che nel caso in cui ciò accadesse, i bond di General Electric peserebbero per il 10% dell’intera massa degli “high yield”.

Rifiatano i bond General Electric, trattati come “high yield”

L’unità ceduta dovrebbe quest’anno fruttare ricavi per 3,2 miliardi. Un successo, quindi, averla venduta per quasi 7 volte tanto all’azienda che Culp guidava fino a pochi mesi fa. I 21 miliardi cash che saranno incassati, quindi, abbatteranno il debito societario. General Electric ne avrebbe bisogno per recuperare la credibilità perduta a Wall Street. Nel 2003, era la prima per capitalizzazione a quota 300 miliardi. Oggi, sarebbe l’80-esima nel listino S&P 500. Torniamo al bond 2035: nel 2018 ha perso poco meno del 25%, ma fino a un massimo del 39% in autunno. Un altro 25% è stato perso dal “callable” 2042, mentre il bond 2023 dalla sua emissione di un anno fa era arrivato a perdere il 12,5% e oggi si attesta ancora sotto la parità, a 96,38.

I corporate bond segnalano un allentamento delle tensioni finanziarie, ma più in America

In ogni caso, ci troviamo dinnanzi a valori tornati a quelli esitati tra ottobre e novembre, poco prima del crollo. Al momento, il bond a un anno di General Electric offre circa il 3,15%, quello con scadenza ottobre 2021 quasi il 3,8%, poco meno del quinquennale al 3,84%, il ventennale al 6,21%, mostrando uno spread rispettivamente pari a 60, 130, 140 e 340 punti base. Si consideri che lo spread medio ponderato tra i rendimenti dei corporate bond in dollari e con rating “BBB”, rispetto alla curva dei Treasuries, si attesta attualmente poco sopra i 170 bp. Ed è questo differenziale che occorrerà monitorare nelle prossime settimane per capire se il mercato prezzi la cessione dell’unità “life sciences” come una rassicurazione sull’affidabilità creditizia della società, la quale è stata trattata come un emittente speculativo nei mesi scorsi, indipendentemente dal giudizio delle agenzie di rating.

Già nel 2018, General Eletric aveva venduto assets per 15 miliardi e rimborsato debiti per 21 miliardi. Nell’intero anno, ha fatturato 33,28 miliardi, registrando flussi di cassa operativi per 6,4 miliardi e generato utili pari a 17 centesimi per azione nel solo quarto trimestre.

Resta il fatto che il solo debito obbligazionario ammonti a quasi 4 volte i ricavi annuali. Da qui le preoccupazioni del mercato, alleviate parzialmente ieri non tanto dai numeri dell’annuncio, quanto della percepita volontà di Culp, il primo ceo ad essere stato assunto dall’esterno nella storia della società, di guardare con priorità all’interesse dei creditori, anziché a quello degli azionisti.

[email protected] 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , ,