Obbligazioni ENI in deciso calo con il petrolio, occasione per comprare?

I bond di ENI hanno accusato forti cali nelle ultime sedute, provocati dal crollo del prezzo del petrolio. Vediamo qualche potenziale occasione di acquisto.

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I bond di ENI hanno accusato forti cali nelle ultime sedute, provocati dal crollo del prezzo del petrolio. Vediamo qualche potenziale occasione di acquisto.

Il crollo del prezzo del petrolio ha trascinato al ribasso ovviamente anche le azioni ENI, che in questa prima decade di febbraio hanno perso il 25%, pur risalendo oggi di quasi il 10% dopo il tonfo di oltre il 26% accusato ieri. Le stesse obbligazioni del Cane a sei zampe restano in calo rispetto ai livelli delle precedenti sedute e lungo l’intera curva delle scadenze. Il bond con scadenza nel settembre 2025 e cedola 3,75% (ISIN: XS0970852348) perde poco meno del 3% in una settimana, offrendo oggi un rendimento dello 0,46%.

Male anche il bond gennaio 2030 e cedola 0,625% (ISIN: XS2107315470). Ha ripiegato di ben il 3,3% in appena una seduta, vale a dire tra venerdì scorso e ieri, salendo così a un rendimento dello 0,79%. E il titolo ottobre 2034 e cedola 1% (ISIN: XS2065946837) è scivolato in poche sedute del 2,2%, rendendo oggi l’1,02%. I rendimenti restano relativamente bassi, se si considerano quelli sovrani. Tuttavia, ENI gode di rating migliori del Tesoro, ossia “A-” per S&P e Fitch e “Baa1” per Moody’s. Parliamo, cioè, di un emittente giudicato come molto sicuro.

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In effetti, a fronte dei 71 miliardi di euro di ricavi nel 2019, l’esercizio ha esitato un utile netto di 2,88 miliardi e l’indebitamento finanziario netto ante leasing ex IFRS si è attestato a 11,48 miliardi, per un rapporto con il patrimonio netto di 0,24. Certamente, le basse quotazioni colpiscono i margini di ENI e sarebbero potenzialmente in grado di provocare alla compagnia perdite, se restassero ai livello attuali. Da qui, però, a ipotizzare rischi concreti per le obbligazioni ve ne corre.

Confronto con BTp

Vero è che il contestuale tracollo dei BTp rende questi ultimi più appetibili.

Al momento, il bond quinquennale offre quasi 40 centesimi in meno di quello sovrano, il decennale 50 centesimi in meno e il titolo con scadenza 2034 sui 40 centesimi in meno. Nelle ultime sedute, i rendimenti del Tesoro risultano saliti rispettivamente di 30, 37 e 24 punti base, per cui hanno guadagnato appeal rispetto a quelli della controllata statale. Ma mentre una vigorosa ripresa delle quotazioni petrolifere, surriscaldando le aspettative d’inflazione, finirebbe per colpire i BTp, al contrario alimenterebbe i guadagni delle obbligazioni di ENI e delle altre società attive nel comparto energetico.

E’ molto presto per capire se i cali di questi giorni rappresentino un’opportunità “buy” sui mercati o se siano destinati ad accentuarsi. Appare obiettivamente improbabile che il petrolio resti così a buon mercato e che non risalga la china nelle prossime settimane, pur non tendendo nel breve verso livelli di prezzo rassicuranti per le compagnie. Il punto sta tutto qui. Dopo il mancato accordo all’interno del cosiddetto OPEC+, lo scenario sembra “bearish” per il comparto petrolifero, anche perché da anni si registra una crescita dell’offerta eccedente quella della domanda. Ciò non toglie che le obbligazioni ENI restino allettanti per il grado di sicurezza offerto, trattandosi di debito assimilabile, in un certo senso, a quello sovrano, “garantito” dalle estrazioni di oro nero e di ridotte dimensioni rispetto agli assets societari.

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