Obbligazioni emergenti sudafricane fuori dal rally globale, pessimi i dati fiscali

Bond sudafricani fuori dal rally globale e non si escludono nuovi cali con l'eventuale "downgrade" sovrano di Moody's. Il debito emergente di Pretoria perderebbe del tutto lo status di "investment grade".

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Bond sudafricani fuori dal rally globale e non si escludono nuovi cali con l'eventuale

Bassa crescita, alti deficit e scarsi margini di intervento per la Reserve Bank. Non è un buon momento per il mercato obbligazionario del Sudafrica e, in generale, per l’intera economia domestica. Il pil sarebbe cresciuto di appena mezzo punto percentuale nel 2019 e quest’anno accelererebbe all’1,4%, ma trattandosi di un’economia emergente, non è granché.

Nel frattempo, per ammissione dello stesso ministro delle Finanze, Tito Mboweni, il disavanzo fiscale impennarsi al 5,9% nell’esercizio 2019/2020, salendo ancora al 6,5% nel 2020/2021. E il rapporto debito/pil dovrebbe portarsi dall’attuale 60% al 70% entro il 2022.

E fu così che il Sudafrica non partecipò alla più grande festa dei mercati obbligazionari di sempre. Nessun rally per i suoi bond, che rischiano al contrario di subire ulteriori deprezzamenti nelle prossime settimane, quando verrà svelato il prossimo bilancio del governo a febbraio e Moody’s dovrà comunicare le sue decisioni sul rating sovrano a marzo. L’agenzia è ormai l’unica a mantenere per Pretoria lo status di “investment grade”, assegnando al suo debito il giudizio di “Baa3”, a un solo passo dal livello “spazzatura”. Per S&P, i titoli sudafricani valgono “BB” e per Fitch “BB+”. Ma in tutti e tre i casi, outlook “negativo”, ragione per cui tra un paio di mesi si arriverebbe alla caduta totale del Sudafrica in area “junk”.

Sarebbe un altro brutto colpo per il presidente Cyril Ramaphosa, che in questi giorni ha subito anche lo smacco delle dimissioni del ceo di Eskom, la compagnia elettrica nazionale, per l’impossibilità di onorare l’impegno di garantire l’assenza di “blackout” tra dicembre e gennaio. La società è gravata dai debiti e lo scorso anno ha beneficiato di un salvataggio pubblico, che minaccia tra l’altro proprio il rating sovrano. I rendimenti sono diminuiti solo nel tratto medio della curva, scendendo nell’ultimo anno dall’8,90% all’8,27% per la scadenza del 2026, che ha guadagnato il 2% in termini di prezzo. Per il resto, il biennale è rimasto stabile e il suo rendimento è salito dal 6,34% al 6,71%, mentre il trentennale ha ceduto quasi il 4%, salendo dal 9,93% al 10,20%.

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Rand colpisce i bond

Tuttavia, le emissioni sui mercati internazionali non hanno avuto lo stesso destino. Il quinquennale in dollari con scadenza nel 2025 e cedola 5,8750% (ISIN: US836205AR58) rende adesso intorno al 4% e nell’ultimo anno ha guadagnato il 7%. Ancora meglio ha fatto il bond 2030 e cedola 5,8750% (ISIN: US836205AY00), che ha segnato il +8% e che offre oggi il 5,12%. Infine, il trentennale 2048 e cedola 6,30% (ISIN: US836205AZ74), dopo essersi apprezzato del 9%, rende il 6%.

Si capisce che da questo andamento difforme che il problema per gli investitori sia essenzialmente duplice: il rischio sovrano e quello di cambio. Il rand sudafricano ha perso il 4% nell’ultimo anno contro il dollaro e mediamente il 6,5% all’anno nell’ultimo decennio, colpito da un mix di bassa crescita, politica fiscale disordinata e inettitudine della classe politica. Secondo alcuni analisti, il cambio sprofonderebbe ai minimi storici con l’eventuale “downgrade” di Moody’s e capirete benissimo che fino a quando non si avranno aspettative ragionevolmente almeno stabili sul rand, in pochi dall’estero vorranno fare ingresso sul mercato obbligazionario sudafricano e la Reserve Bank non potrà verosimilmente tagliare i tassi, pur a fronte di un’inflazione relativamente contenuta.

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