Obbligazioni emergenti a 10,5 e 25 anni in dollari: tassi ai minimi di sempre per le Filippine

Le Isole Filippine hanno emesso un bond in due tranche per 2,75 miliardi di dollari, registrando un'elevata domanda e cedole ai minimi storici su entrambe le scadenze.

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Emissione bond filippini in dollari

Grande successo per l’emissione del bond in dollari delle Isole Filippine. Il Tesoro di Manila ha raccolto 2,75 miliardi attraverso due tranche, di cui una a 10,5 e l’altra a 25 anni. La domanda ha sfiorato gli 11 miliardi, ragione per cui i due titoli sono stati collocati sul mercato con cedole ai minimi storici per le rispettive scadenze: 1,648% l’uno e 2,65% l’altro. L’emissione è avvenuta dopo settimane di ottimismo sui mercati finanziari per via delle notizie sui vaccini in attesa di ricevere le autorizzazioni per essere commercializzati. Grazie a questo clima, i titoli filippini hanno fatto il pienone senza la necessità di attendere l’arrivo delle festività. Il Tesoro è solito collocare bond sui mercati internazionali a ridosso o subito dopo le feste, quando la liquidità tende a salire e la volatilità a scemare. Le scorse emissioni in valute estere risalgono a gennaio ed aprile di quest’anno. La prima è stata in euro per 1,2 miliardi e la seconda in dollari per 2,35 miliardi.

Le Filippine chiudono con successo un’emissione in dollari a tassi minimi record

L’emissione delle scorse ore consentirà all’amministrazione Duterte di tamponare il deficit da quasi 941 miliardi di pesos dei primi 10 mesi e attesi al record di 1.820 miliardi (quasi 31 miliardi di euro) entro l’anno, anche se difficilmente potrà raddoppiare solamente in un paio di mesi residui. Ad ogni modo, i conti pubblici filippini si stanno deteriorando a causa della pandemia, che da un lato ha colpito l’economia e dall’altro richiede spese ingenti per la sanità e il sostegno a famiglie e imprese.

Buoni fondamentali macro, ma rendimenti avidi

Tornando ai rendimenti, siamo dinnanzi a spread molto bassi.

Rispetto al Treasury a 10 anni arriviamo a stento a soli 70 punti base in più offerti. Pochissimi per un’economia emergente, che pure gode di rating “investment grade”: BBB+ per S&P, BBB per Fitch e Baa2 per Moody’s. Il rapporto debito/PIL nel 2019 si attestava al 41,5%, relativamente basso. L’altro aspetto positivo con riferimento al debito estero riguarda, poi, il rafforzamento del cambio, che contro il dollaro USA quest’anno ha messo a segno un rialzo del 6%. Ciò rende le esposizioni in valuta americana meno onerose. Quanto alle riserve valutarie, indice primario per capire se uno stato possiede sufficienti risorse per ottemperare ai suoi pagamenti con l’estero, si attestano a poco meno di 104 miliardi di dollari, in crescita di circa 17 miliardi quest’anno. Un livello rassicurante, in quanto dovrebbero coprire idealmente le importazioni di un intero anno. Per contro, la bilancia commerciale filippina è cronicamente passiva e nel 2019 ha segnato un pesante -15% rispetto al PIL.

Ad ogni modo, le condizioni offerte non appaiono così generose da consentirci di esprimerci favorevolmente su un possibile investimento. Si consideri il rischio di cambio, che inevitabilmente nei prossimi anni abbasserebbe sia il valore effettivo delle cedole che quello del capitale rimborsato alla scadenza o recuperato all’atto della rivendita anticipata sul mercato secondario. Qualche affare migliore lo si farebbe rischiando con i bond in pesos, che sulla scadenza a 10 anni oggi offrono il 3,18%, rendimento in netto calo dal 4,70% di inizio anno. Ma qui il rischio di cambio teoricamente sale, sebbene nell’arco dell’ultimo decennio il peso contro l’euro si sia mostrato non così volatile. Oggi, ad esempio, scambia a circa il 4% più forte di 10 anni fa, ma dai massimi toccati nel marzo 2015 perde il 18%. Del resto, puntare sulle obbligazioni in euro emesse a inizio anno renderebbe poco: lo zero coupon con scadenza febbraio 2023 (ISIN: XS2104122986) scambia quasi alla pari, mentre la scadenza febbraio 2029 e cedola 0,70% (ISIN: XS2104985598) offre poco più dello 0,65%.

Bond filippino in euro per puntare sui mercati emergenti

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