Obbligazioni e oro in crescita, ma uno dei due asset mente: divorzio in vista

Boom per i due assets negli ultimi mesi, ma il trend appare incoerente, perché le cause che alimentano la corsa appaiono le stesse solo per il breve periodo.

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Boom per i due assets negli ultimi mesi, ma il trend appare incoerente, perché le cause che alimentano la corsa appaiono le stesse solo per il breve periodo.

Oro e bond corrono insieme, eppure le loro strade sembrano destinate a separarsi quanto prima. I rendimenti dei titoli di stato e corporate in quasi tutto il mondo sono scesi ai minimi di sempre o, comunque, da diversi anni. Il decennale americano offre ormai poco più di mezzo punto percentuale, avendo aperto il 2020 all’1,88%. Il Bund della Germania sulla medesima scadenza viaggia sotto il -0,50% e lo stesso BTp è sceso all’1%, percentuale relativamente alta, ma pur sempre poco per un debito percepito a rischio sostenibilità. I titoli di stato a 100 anni emessi dall’Austria rendono appena lo 0,50%, impensabile fino a qualche anno fa.

Nel frattempo, le quotazioni dell’oro si sono portate sopra i 2.000 dollari, segnando nuovi massimi storici. I due fenomeni sono alimentati dalle stesse cause, almeno per il breve termine. Gli investitori hanno paura, tra Covid, tensioni USA-Cina, elezioni presidenziali americane e crisi economica globale, per cui cercano riparo nei cosiddetti “safe assets”. Questa storia, però, convince fino a un certo punto.

Le banche centrali hanno iniettato e continuano a iniettare liquidità sui mercati senza precedenti. I maxi-stimoli monetari sospingono i valori degli assets finanziari, comprese le azioni. Del resto, stanno impedendo alle economie di collassare sotto i colpi dei “lockdown” imposti per frenare i contagi, unitamente ai potenti pacchetti fiscali varati dai governi. Obiettivo dichiarato dei governatori: evitare la deflazione e sostenere le aspettative d’inflazione, ancorandole ai target. Se queste azioni avranno successo, la crescita dei prezzi al consumo riprenderà vigore nel medio-lungo termine e questo sarebbe di sostegno all’oro, ma andrebbe a discapito delle valutazioni obbligazionarie.

Il mercato non vede rischi d’inflazione, il successo dei BTp Italia è dovuto ad altro

Il “divorzio” in vista tra oro e bond

Un’inflazione in rialzo spingerebbe gli obbligazionisti a pretendere rendimenti più alti.

I cali più duri delle quotazioni verrebbero accusati dai bond con durata più lunga. In previsione di questo scenario, oggi il mercato dovrebbe iniziare a sbarazzarsi dei titoli, altrimenti subirebbe perdite potenzialmente ingenti, date le altissime valutazioni a cui si è arrivati in questi mesi. Se non accade, evidentemente è perché ritiene che sia presto per prevedere una fase di reflazione presso le economie mature. In un certo senso, starebbe scontando un parziale insuccesso degli stimoli, fatto che deporrebbe ancora una volta a favore dell’oro e contro i bond.

Se banche centrali e governi non riuscissero a riportare le economie ai livelli pre-Covid entro qualche anno, non sarebbe solo l’inflazione a restare un miraggio, bensì anche la sostenibilità di buona parte degli ingenti debiti accumulati dal settore pubblico, così come da quello privato. E se resta concepibile in un simile scenario detenere safe assets come Bund e Treasuries, non lo stesso dicasi degli altri titoli del debito, BTp in testa. Gli spread si rivelerebbero troppo bassi, sottostimando i rischi. Ancora una volta, la corsa delle obbligazioni di questi mesi risulterebbe essere stata eccessiva e non vi sarebbero i presupposti per un suo prosieguo, né per il mantenimento dei prezzi ai livelli attuali. Passata (in parte) la paura, oro e obbligazioni non possono che stringersi la mano e separare le loro strade. Non potranno essere ancora a lungo compagni di viaggio.

Su quali bond investire nel caso inatteso di reflazione?

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