Obbligazioni della Turchia in dollari in calo prima del taglio dei tassi

Le obbligazioni turche in dollari ripiegano prima del taglio dei tassi e segnalano che il mercato non si fiderebbe della politica monetaria di Ankara, pressata dal governo Erdogan.

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Le obbligazioni turche in dollari ripiegano prima del taglio dei tassi e segnalano che il mercato non si fiderebbe della politica monetaria di Ankara, pressata dal governo Erdogan.

Non è stata una buona settimana per le obbligazioni di stato della Turchia in dollari. Se è vero che nell’ultimo mese sono tornati a impennarsi anche i rendimenti dei bond in lire turche, con il decennale ad essere passato dal 14,30% al 15,05% e il biennale a stabilizzarsi sotto il 15%, non ci saremmo aspettati forse un calo dei prezzi per i titoli denominati nella valuta americana ed emessi da Ankara. A colpirli sono stati le tensioni tra USA e Turchia sull’acquisto da parte del governo Erdogan di missili russi S-400, oltre al timore che il taglio dei tassi sarebbe stato ieri più vigoroso di quanto scontato dal mercato, vale a dire anche oltre i 300 punti base.

Perché il maxi-taglio dei tassi in Turchia non ha colpito bond e lira

Prima che la banca centrale comunicasse la sua decisione di tagliare i tassi di 325 bp al 16,50%, il cambio tra lira turca e dollaro si attestava intorno a 5,75, praticamente stabile rispetto alla chiusura di merceoldì. I bond in dollari segnavano tutti rialzi dei rendimenti rispetto a una settimana fa, con il quinquennale a offrire il 6,30%. Trattasi del titolo con scadenza febbraio 2025 e cedola 7,375% (ISIN: US900123AW05), che dal 5 settembre scorso si è deprezzato dell’1,3%. Il decennale, scadenza aprile 2029 e cedola 7,625% (ISIN: US900123CT57) rendeva quasi il 7,15% e nell’ultima settimana aveva perso il 2,2%. Molto più contenute le perdite del trentennale, il bond maggio 2047 e cedola 5,75% (ISIN: US900123CM05), che offriva prima del taglio dei tassi poco meno del 7,50%, arretrando di prezzo dello 0,5% in 7 giorni.

Viene da chiedersi cosa abbia potuto provocare i cali delle obbligazioni in dollari, al riparo dalla tipica volatilità del cambio della lira turca.

In verità, il rischio sovrano in Turchia è gravato anche e forse, soprattutto, dall’andamento sfavorevole del cambio, visto che il debito totale (pubblico e privato) contratto in valute straniere ammonta a oltre la metà del pil, mettendo a rischio le riserve della banca centrale, tanto che questa ha adottato negli ultimi tempi misure non convenzionali per incentivare la conversione dei risparmi in lire e la vendita di dollari, euro, etc.

Taglio dei tassi vigoroso, ma lira su

E proprio i timori per un allentamento monetario sconsiderato colpirebbe il cambio, sostenendo il deflusso dei capitali. L’inflazione ad agosto è scesa al 15%, ai minimi da un anno e mezzo, mentre i tassi d’interesse fino a oggi erano stati fissati al 19,75%, un livello che il presidente Erdogan ha ritenuto anche di recente troppo alto, invitando il nuovo governatore ad abbassarlo. Detto, fatto. L’istituto ha ridotto i tassi in misura più marcata di quanto analisti e investitori pensassero, ma allo stesso tempo ha dichiarato che la politica monetaria debba rimanere “cauta”, quasi a volere rassicurare il mercato che non vi sarà un accomodamento eccessivo. A conti fatti, i tassi restano superiori all’inflazione di un punto e mezzo percentuale, qualcosa che nelle economie principali del pianeta nemmeno più si prende in considerazione.

Bond Turchia, segnale “buy” dalla sconfitta di Erdogan a Istanbul?

E il cambio esce rafforzato da questo board, guadagnando subito dopo il comunicato più dell’1%, scendendo sotto 5,70 contro il dollaro. Chissà che questo trend, sempre che duri, non sosterrà anche i bond in dollari nelle prossime sedute, riducendo il rischio sovrano percepito e derivante dal deprezzamento della lira. Decisivi si riveleranno i prossimi passi della banca centrale turca, che dovrà evitare di correre sul taglio dei tassi più di quanto non scenda l’inflazione. Per sua fortuna, ci ha già pensato la BCE a sostenere la lira e i titoli turchi, con l’annuncio di un ulteriore allentamento monetario, che verrà seguito dalla Federal Reserve e altri grandi istituti nelle prossime settimane.

E più si abbassano i rendimenti in Europa, USA e Giappone, più appetibili diventano quelli turchi.

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