Obbligazioni convertibili risposta alla fame di rendimento del mercato?

Le obbligazioni convertibili potrebbero diventare la risposta del mercato alla fame di rendimento globale. E trattasi di un asset che offre vantaggi tipici anche del comparto azionario.

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Le obbligazioni convertibili potrebbero diventare la risposta del mercato alla fame di rendimento globale. E trattasi di un asset che offre vantaggi tipici anche del comparto azionario.

Il mercato ha fame di rendimento e non sa più dove andare a fare shopping con le obbligazioni. Negli USA, l’attesa per il taglio dei tassi sta facendo precipitare i rendimenti sovrani e corporate, tanto che gli “high yield” corporate a giugno sono già scesi mediamente di 80 punti base al 5,83%, segno che gli investitori sarebbero sempre più propensi al rischio, pur di fare risultato. Nell’Eurozona, non ne parliamo nemmeno: bond governativi con rendimenti negativi per oltre la metà e obbligazioni private per circa un quinto del totale. Solo Grecia e Italia offrono ancora qualche soddisfazione, ma dietro rischi percepiti superiori.

Perché le obbligazioni convertibili seguono la performance delle azioni?

E se la risposta alla fame di rendimento arrivasse sempre dal comparto obbligazionario? Le obbligazioni convertibili sono titoli che offrono i vantaggi dei bond e dell’asset azionario. Esse rendono tipicamente di più delle obbligazioni ordinarie, garantendo all’investitore la partecipazione agli eventuali rally azionari. In cosa consistono? Lo spieghiamo nuovamente in breve: all’atto della loro emissione, viene fissato un prezzo di conversione, che permette all’obbligazionista, a partire da una certa data prestabilita o alla scadenza, di acquistare azioni della stessa società emittente a un prezzo dato.

Ad esempio, se emetto obbligazioni convertibili a tagli da 1.000 euro e fisso un rapporto di conversione di 1:100, consentirò all’obbligazionista di acquistare, (d)alla data fissata, azioni a 10 euro ciascuna. Se per quando la conversione sarà possibile, il prezzo delle azioni risulterà superiore ai 10 euro, l’investitore troverà conveniente esercitarla, altrimenti no. Nel primo caso, a guadagnarci sarebbe anche la società, in quanto eviterà pagamenti cash per rimborsare le obbligazioni, facendo entrare gli obbligazionisti nell’azionariato, trasformando un debito in capitale.

Poiché l’effetto di tale esercizio è di diluire nel capitale gli azionisti attuali, si capisce perché questo strumento sia poco popolare tra le società europee, dove gli assetti proprietari si mostrano più stabili e concentrati in poche mani degli USA.

Mercato reclamerà più convertibili in Europa?

E’ chiaro che le società troveranno conveniente emettere tali obbligazioni, recando cedole più basse di quelle offerte dalle obbligazioni ordinarie. Il mercato le valuterà positivamente nelle fasi azionarie rialziste, per cui questi bond tendono ad apprezzarsi con il rally del mercato azionario, consentendo all’obbligazionista di goderne dei vantaggi. Ma proprio in una fase come questa sarebbe opportuno farci un pensierino: le azioni in Europa sono cresciute del 20-25% quest’anno, ma negli ultimi due mesi hanno arrestato la corsa tra tensioni commerciali, geopolitiche e previsioni fosche per l’economia nell’Eurozona.

Le obbligazioni convertibili ci spifferano che a Wall Street la festa non finirà presto

Dunque, azioni in agghiaccio e obbligazioni mai così care, con la conseguenza che chi investe non sa da dove ricavare valore. Le obbligazioni convertibili consentirebbero al mercato di garantirsi un reddito minimo certo, ma al contempo di sfruttare eventuali opportunità di guadagno anche sul fronte azionario. Ma nel Vecchio Continente esistono resistenze verso questo strumento finanziario, data la maggiore avversione al rischio degli investitori rispetto all’America. I rendimenti praticamente azzerati non incoraggiano le stesse società ad emetterle, mentre l’appetito potrebbe montare tra gli investitori, specie istituzionali con la necessità di non subire perdite con i rendimenti negativi, continuando ad investire nel comparto obbligazionario. Tra i più interessati dovremmo trovare fondi pensione e assicurazioni, che hanno in mano la previdenza dei clienti.

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