Obbligazioni Convertibili che passione!

In periodi di crisi i bond CV rappresentano lo strumento ideale per avvicinarsi alla borsa. Purtroppo sono scarsi in Italia, poco conosciuti dai risparmiatori e spesso appannaggio di investitori professionali

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In periodi di crisi i bond CV rappresentano lo strumento ideale per avvicinarsi alla borsa. Purtroppo sono scarsi in Italia, poco conosciuti dai risparmiatori e spesso appannaggio di investitori professionali

In un mercato orso come quello che stiamo attraversando, una delle soluzioni ideali per investire quel poco che resta dei propri risparmi senza correre troppi rischi è sicuramente quello delle obbligazioni convertibili. Strumenti finanziari poco conosciuti al risparmiatore comune, consentono di entrare prudenzialmente sul mercato azionario passando inizialmente dalle obbligazioni. Il bond convertibile per sua natura, infatti, garantisce una cedola fissa annua, ma gode dell’opzione  per acquistare una o più azioni sottostanti all’avvicinarsi di un prezzo di esercizio prefissato, detto strike. La convenienza a restare obbligazionisti piuttosto che diventare azionisti dipende ovviamente dall’andamento del titolo sottostante in relazione allo strike. Se il prezzo dell’azione scende e si allontana dallo strike, non vi è convenienza a convertire, viceversa se sale. Questo in linea di principio, poi ovviamente occorre tenere in considerazione anche altre variabili, quali il prezzo di acquisto o sottoscrizione del bond, i tassi d’interesse di riferimento, le aspettative di distribuzione dei dividendi delle società, ecc.

 

Banco Popolare  4.75% e UBI Banca 5.75%, le convertibili più note

Alla borsa di Milano sono quotati una decina di titoli obbligazionari convertibili che rappresentano (purtroppo) ancora una scarsa 

Banco Popolare 4,75% 2014

percentuale dell’universo dei bond in Europa e fra questi balzano all’attenzione soprattutto quelli dei titoli bancari che, neanche a farlo apposta, sono fra i più attraenti dal punto di vista remunerativo a causa del crollo dei prezzi delle azioni sottostanti. Fra i più conosciuti e liquidi ci sono quelli del Banco Popolare 4,75% 2014 (IT0004584659) che offre un rendimento a scadenza del 5,8%, UBI Banca 5,75% 2013 (IT0004506868) che rende il 5,1% a un anno dal rimborso.

Questi due titoli – commenta P. Bianchi, analista per il fondo Algebris – si stanno comportando come dei bond ordinari poiché hanno lo strike molto lontano e difficilmente un obbligazionista opterà in questo momento per la conversione in azioni dopo che i prezzi dei rispettivi titoli a Piazza Affari sono precipitati nel vuoto. Del resto – prosegue l’analista – quando furono emessi i convertibili, i prezzi delle azioni di UBI e Banco Popolare viaggiavano su ben altri livelli e lo strike era stato tarato dagli emittenti molto distante dai prezzi attuali (6,15 euro per il Banco popolare e 12,75 euro per UBI). Pertanto, chi avesse sottoscritto nel 2010 le obbligazioni convertibili del Banco Popolare, senza mai convertirle in azioni, adesso si ritroverebbe il capitale interamente salvaguardato e remunerato, con una cedola di tutto rispetto. Chi invece avesse acquistato direttamente azioni sul mercato, ora si ritroverebbe in portafoglio perdite da capogiro.

 

Rischi bassi e buone opportunità fra le obbligazioni convertibili

 

Sias 2,625% 2017

Ecco quindi che i bond convertibili sono per l’investitore una soluzione ideale per avvicinarsi al mercato azionario includendo il diritto per il possessore di trasformare, a determinate scadenze, il proprio capitale in azioni, ma valutando con attenzione se e quando sia conveniente farlo, oltre al regolamento che a volte potrebbe includere delle insidie (come accaduto recentemente con il riscatto anticipato del Creval 4,5% emesso nel 2009). Naturalmente questa opzione a scelta dell’investitore ha un prezzo che si concretizza nel basso tasso d’interesse che l’emittente riconosce alle obbligazioni convertibili. Banca Carige (IT0003563035) remunera i propri obbligazionisti con l’1,5% di interesse lordo fino al 2013, mentre Sias (IT0003872394) lo fa al 2,6% fino al 2017. Si tratta chiaramente di tassi d’interesse più bassi di quelli offerti dai titoli di stato che, visti così,  potrebbero scoraggiare l’investitore – fanno notare alcuni gestori di fondi specializzati – ma che danno la possibilità all’obbligazionista di cogliere eventuali opportunità che in futuro potrebbero concretizzarsi se l’azione sottostante dovesse cominciare a salire.

In tal caso, anche il prezzo del bond si muoverebbe al rialzo in ragione delle aspettative che l’investitore avrebbe verso la conversione in azioni e del dividendo atteso piuttosto che verso il flusso cedolare garantito. In Italia, purtroppo, manca ancora un’adeguata cultura finanziaria – osserva da anni la stampa specializzata – per cui questi strumenti obbligazionari ibridi sono poco richiesti dal mercato e spesso appannaggio esclusivo di investitori professionali o istituzionali che li usano per arbitraggi con l’equity.

 

Molte più occasioni fra i convertibili all’estero, soprattutto in Germania 

 

 

Benchè questi strumenti finanziari siano soprattutto emessi dalle banche, a Milano troviamo anche alcune società non bancarie i cui bond offrono rendimenti molto allettanti, quali Sopaf 2015 3.875% (IT0004227150) e Sopaf 2015 9% (IT0004762362), il cui emittente lo scorso anno ha approvato un importante programma di ristrutturazione del proprio debito evitando così il default. Ma qui il rischio di perdere tutto è concreto e non va bene per conciliare il sonno. Uscendo dai confini nazionali, invece, si possono cogliere molte più opportunità fra le società non bancarie che godono di buona solidità patrimoniale, come Adidas 0,25% 2019 (DE000A1ML0D9) che lo scorso mese di marzo ha lanciato sul mercato un bond da 500 milioni di euro convertibile in 6,3 milioni di azioni. O anche Solidium che, sempre a Marzo, ha piazzato un bond da 600 milioni di euro convertibile in 93 milioni di azioni TeliaSonera (compagnia telefonica svedese) e al tasso dello 0,50% fino al 2016.

 

I tassi d’interesse bassi favoriscono gli emittenti di convertibili tedeschi 

Dall’inizio dell’anno, stando alle statistiche ufficiali, sono stati emessi sul mercato europeo più di 6 miliardi di nuovi bond convertibili, due terzi dei quali in Germania. Come mai? Il motivo è semplice – spiega Otto Maringer di BTV Bank – la Germania è in grado di prendere a prestito denaro quasi gratuitamente sui mercati, per cui è più facile per molti emittenti ricorrere ai convertibili offrendo una bassa remunerazione del capitale e per l’investitore vi sarebbe ancora un vantaggio rispetto ai titoli di stato tedeschi.

Cosa che non è possibile fare, se non a costi elevati, in Italia in questo momento. Le società di medie dimensioni, poi, possono finanziarsi senza rating evitando di ricorrere al canale bancario che in questo momento è in sofferenza e fatica molto a sovvenzionare società prive di merito creditizio.

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