Obbligazioni convertibili Cape Live 5% a rischio default

La Investment Company si avvia al concordato preventivo dopo le pesanti perdite trimestrali. Sul bilancio pesano i 22 milioni del bond convertibile emesso in tempi sospetti. Per gli obbligazionisti si profila una grossa perdita dell'investimento a vantaggio della sopravvivenza della società.

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La Investment Company si avvia al concordato preventivo dopo le pesanti perdite trimestrali. Sul bilancio pesano i 22 milioni del bond convertibile emesso in tempi sospetti. Per gli obbligazionisti si profila una grossa perdita dell'investimento a vantaggio della sopravvivenza della società.

Altri soldi alle ortiche. Quelli delle obbligazioni convertibili Cape Live, emesse nel 2009 dalla Investment Company fondata da Salvatore Cimino, il manager siciliano balzato agli onori della cronaca nera la scorsa estate dopo il suo arresto per manipolazione informativa del mercato e ostacolo all’attività di vigilanza. Il Consiglio di Amministrazione della società di private equity che opera dal 1999 come advisor e promotore di fondi chiusi di investimento mobiliare, di cui Cimino ora non fa più parte, ha infatti vagliato lo scorso 21 Novembre la possibilità di ricorrere al concordato preventivo in continuità, secondo le modalità della legge fallimentare vigente, dopo aver analizzato e approvato il rendiconto intermedio al 30 settembre. Una misura che non lascia adito a dubbi sul fatto che con 13 milioni di euro di perdite nette nei primi nove mesi dell’anno e un patrimonio ridottosi a poco più di 16 milioni, la continuità aziendale è adesso fortemente a rischio. Un problema che già era stato avvertito da tempo sia dagli azionisti che degli obbligazionisti, al punto che la società di revisione Deloitte non aveva potuto esprimere un giudizio sui risultati semestrali di Cape Live lo scorso mese di Luglio. E’ necessario quindi – si apprende da una nota – riallineare i flussi di cassa in entrata con quelli in uscita avendo riguardo particolarmente ai tempi e alla entità del rimborso del prestito obbligazionario in scadenza il 14 luglio 2014, alla posizione debitoria nei confronti di GE Capital, nonché alla impossibilità di ottenere tale riallineamento per via di operazioni di carattere ordinario.

RISTRUTTURAZIONE BOND CONVERTIBILE CAPE LIVE 5% 2014

Se per i piccoli azionisti il destino potrebbe essere segnato da una sospensione delle contrattazioni a tempo indeterminato, per gli obbligazionisti cosa potrebbe accadere? Sicuramente – osserva Moreno Finiguerra di Deutsche Bank – il bond da 22,4 milioni di euro che paga una cedola del 5% all’anno, sarà quasi sicuramente ristrutturato, poiché è evidente che la società con questi numeri e considerato il mercato in cui opera che non sta certo attraversando un buon momento, non è in grado di rimborsarlo, ma neanche di onorare gli interessi futuri senza compromettere la sopravvivenza dell’azienda stessa. E’ probabile – prosegue l’analista – che l’obbligazione, nella migliore delle ipotesi, possa essere convertita in azioni o parzialmente ristrutturata con l’allungamento della scadenza, sulla falsariga di quanto accaduto con le convertibili di Arkimedica e Sopaf. Ovviamente questa è solo un’ipotesi, ma volendo salvaguardare la continuità aziendale la strada percorribile non potrebbe essere diversa.

Cape Live, comunque, non ha ancora formulato un piano di ristrutturazione del debito obbligazionario da sottoporre all’esame dei soci e all’approvazione degli obbligazionisti che potrebbero anche chiedere il rimborso anticipato del prestito, come da regolamento, se fossero violati i covenatns bancari o il titolo azionario venisse sospeso dalle contrattazioni. Volendo azzardare qualche ipotesi, una grossa perdita sul nominale pare già scontata dalle quotazioni del bond che in questi giorni, dopo i risultati, quota un quarto del suo valore (vedi grafico a fianco).

CAPE LIVE, UNA CONVERTIBILE CHE SCOTTA

Che ci fosse del marcio nell’obbligazione convertibile Cape Live 5% 2014 Isin: IT0004492457 lo si era capito fin dall’inizio, quando fu emessa nel 2009. Il bond avrebbe dovuto raccogliere circa 50 milioni per finanziare nuovi investimenti, ma ne furono raccolti solo 14, meno di un terzo, ragion per cui Cimino si adoperò con vari artifici finanziari per raddoppiare l’incasso grazie all’intervento della sconosciuta banca belga Degroof Banque Priveé. Apparentemente i soldi erano stati investiti in un fondo dell’istituto belga (Elicem), sottoscritto per l’80% dalla stessa Cape Live e per il 60% investito in obbligazioni anche in questo caso di Cape Live. Un giro tortuoso per il quale la società di Cimino sembrava in realtà aver finanziato se stessa attraverso la copertura della banca e della Sgr Cape Natixis, altra creatura di Cimino, commissariata poi da Bankitalia per gravi irregolarità e violazioni normative.

Un’operazione che non passò inosservata agli organi di vigilanza e nemmeno ad acluni soci minori, anche per via della scarsa trasparenza dell’operazione data al mercato, e che fece subito scattare le indagini da parte della Procura di Milano a carico di Cimino, in seguito arrestato ed estromesso dalle cariche sociali.

AUMENTO CAPITALE CAPE LIVE NEL MEDIO PERIODO

Il Consiglio di Amministrazione di Cape Live ha comunque intenzione di attuare tutte le misure necessarie per recuperare credibilità e immagine, in attesa che il mercato possa ridare smalto anche agli investimenti in corso. In questo senso, il piano industriale triennale presentato da Cape Live la scorsa estate prevede la creazione di un assetto organizzativo stabile, tramite la dismissione di alcune partecipazioni e la razionalizzazione del portafoglio nell’ambito delle partecipazioni di minoranza (recentemente sono stati ceduti 250.000 euro di committment in Equilybra Capital Partners per un controvalore di Euro 93.800 ed è stata svalutata la partecipazione in Trend sul veicolo CLT Srl). L’obiettivo del management è quello di puntare quasi esclusivamente sugli investimenti diretti in aziende con potenzialità inespresse e ben posizionate in grado di mantenere al massimo il proprio valore nel lungo periodo. Parallelamente, verranno valutate acquisizioni di asset che generino cash flow e stabilizzino i flussi di cassa, come ad esempio il mezzanino e altri strumenti ibridi di “quasi capital”. Nel suo complesso, quindi, il piano industriale presentato è costruito sull’ipotesi che non siano necessarie nuove risorse finanziarie nel breve termine, ma che altresì sia indispensabile un aumento di capitale per consentire la crescita sostenibile di medio termine. Il Consiglio di Amministrazione ha, inoltre, deliberato di proporre a una prossima assemblea degli azionisti una azione di responsabilità nei confronti degli amministratori in carica dal 2007 all’11 febbraio 2011 collegialmente imputando ad alcuni la violazione dei doveri di sorveglianza, informazione e denuncia e ad altri la commissione di fatti gravemente illeciti e dannosi.

Si riserva il diritto di agire eventualmente, dopo le opportune verifiche, anche nei confronti di quanti abbiano svolto funzione di revisione e controllo.

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