Obbligazioni Cir col vento in poppa da sei mesi

L’attesa sentenza a giugno sul Lodo Mondadori richiama l’attenzione degli investitori. C’è chi scommette su un rimborso anticipato del bond da 300 milioni e chi su un accorciamento della catena di controllo di De Benedetti

di Mirco Galbusera, pubblicato il
L’attesa sentenza a giugno sul Lodo Mondadori richiama l’attenzione degli investitori. C’è chi scommette su un rimborso anticipato del bond da 300 milioni e chi su un accorciamento della catena di controllo di De Benedetti

Strane manovre in casa De Benedetti. Da alcuni mesi a questa parte a destare l’attenzione degli investitori, non sono solo i movimenti azionari sulle quotate holding dell’ingegnere, ma anche quelli che riguardano le obbligazioni Cir International 5.75% 2024. Il titolo, quotato alla borsa del Lussemburgo (XS0207766170), in sei mesi ha messo a segno una progressione del 23%, quotando adesso il 92% del nominale (vedi grafico sotto) con un rendimento a scadenza del 7,50%. Un buon tasso che rientra nella media dei corporate che portano rating BB, secondo gli analisti di Standard & Poor’s,  e che denota il ritrovato interesse degli obbligazionisti per la holding della famiglia De Benedetti, soprattutto dopo il passaggio di proprietà fra padre e figli avvenuto lo scorso autunno.

 

Attesa per giugno la sentenza della Cassazione sul Lodo Mondadori

 

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Ma non è solo questo ad attirare l’attenzione degli investitori. Rumors che circolano nelle sale operative riferiscono di un prossimo rimborso anticipato totale o parziale del bond, qualora la Corte di Cassazione confermasse a giugno la sentenza del Tribunale di Milano sul Lodo Mondadori che, in secondo grado, aveva condannato la Fininvest di Berlusconi a risarcire la Cir per 564 milioni di euro. Soldi già nelle casse della holding di De Benedetti, ma a tutti gli effetti non disponibili finché non verrà posta la parola fine alla tormentata vicenda con sentenza definitiva. L’incertezza sull’esito della causa da parte della Suprema Corte è più che lecita stando alla delicatezza della vertenza, ma molti stanno già scommettendo per una vittoria a favore della Cir, se non altro perché già vincente nei due precedenti gradi di giudizio. Motivo per il quale il prezzo del bond ha cominciato a salire già da mesi. La stessa Cir – secondo alcuni analisti – avrebbe già iniziato a ricomprare obbligazioni proprie nell’ambito di dichiarati interventi di ottimizzazione della gestione finanziaria, come già avvenuto in passato con altre obbligazioni e come accaduto lo scorso anno con il prestito obbligazionario 5,125% 2014 del Gruppo Espresso (controllato da Cir) mediante asta competitiva per 50 milioni di euro. E’ ragionevole, pertanto, ritenere che il flottante del bond Cir 5.75% 2024 da 300 milioni emesso nel 2004 potrebbe essersi già ridotto di parecchio, viste anche le quotazioni attuali e gli spread offerti. Del resto – osserva Claudio Besseghini, analista obbligazionario per Warburg Pincus – quando fu lanciato il bond, i tassi di mercato erano ben diversi da quelli attuali per cui, per Cir, si tratta di sostenere adesso costi più elevati della media in un contesto economico di bassa crescita del mercato e avrebbe tutto l’interesse a rifinanziare il debito.

 

Bestinver continua a rastrellare azioni Cir e Cofide puntando sulla fusione delle holding

 

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Ma a scommettere su un rafforzamento patrimoniale del gruppo Cir, nella nuova era dei figli, sembra essere anche il grosso fondo d’investimento spagnolo, Bestinver Gestion, oltre che la stessa Cir che l’anno scorso ha riacquistato il 6,3% del capitale proprio. Bestinver – secondo quanto risulta dalle comunicazioni di internal dealing – a gennaio ha continuato ad acquistare azioni della holding Cir e della controllante Cofide per un investimento complessivo superiore a 3 milioni di euro. Il fondo spagnolo detiene ora partecipazioni al 12,8% per quanto riguarda Cir e al 15,8% di Cofide ed è il secondo maggior azionista delle due società. Cosa bolle in pentola? E’ solo un investimento a lungo termine, come rientra nella filosofia di gestione di Bestinver o c’è dell’altro? A guardar bene – osserva Besseghini – sembra di rivivere la fine degli anni ’90 quando il raider monegasco Luigi Giribaldi sferrò un duro attacco a Cir e Cofide facendo sudare freddo l’Ingegnere che rischiò di perdere il controllo dell’impero. Da allora le due holding sono state blindate, ma oggi come oggi costa mantenerle, e gli utili che partono dalle controllate Sogefi, Espresso, Sorgenia e Kos arrivano tardi, oltre che limati dal fisco dopo i vari passaggi, nelle casse di famiglia. Così da molto tempo il mercato scommette su un accorciamento della catena – peraltro sempre smentito da Carlo De Benedetti -. Ma oggi più di ieri, dopo il passaggio di proprietà ai figli, l’eventualità che Cofide incorpori Cir si fa sempre più probabile. Soprattutto per far scivolare direttamente nella Carlo De Benedetti & C. sapa, la cassaforte di famiglia che controlla Cofide, parte di quei 564 milioni di euro che potrebbero arrivare dal Lodo Mondadori. In questo modo, se Cir vincesse la causa – osserva Besseghini – i dividendi futuri di Cir andrebbero a finire direttamente nelle casse della famiglia De Benedetti senza più transitare da Cofide, mentre i costi di fusione e di acquisto di ulteriori quote azionarie per conservare il controllo della nuova holding verrebbero coperti usando la liquidità che si ritroverebbe in cassa Cir dalla sentenza sul Lodo. In altre parole, si potrebbe ripetere per Bestinver quello che accadde nel 1997 con Giribaldi quando De Benedetti fu costretto a comprare vagonate di azioni per non perdere il controllo della filiera consentendo poi al finanziere monegasco di uscire con un’ottima plusvalenza.

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Argomenti: Obbligazioni societarie

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