Obbligazioni bancarie in Grecia per “impacchettare” i crediti a rischio, garanzia statale al via con “Ercole”

La Grecia avrà la sua garanzia statale sulle cessioni di crediti deteriorati delle banche. L'obiettivo è di sfoltire in poco tempo 30 dei 75 miliardi di NPL, così da sostenere la ripresa dell'economia. Ecco lo schema.

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La Grecia avrà la sua garanzia statale sulle cessioni di crediti deteriorati delle banche. L'obiettivo è di sfoltire in poco tempo 30 dei 75 miliardi di NPL, così da sostenere la ripresa dell'economia. Ecco lo schema.

Dopo l’approvazione dell’Unione Europea, la Grecia potrà finalmente apporre la garanzia statale sulla porzione meno rischiosa dei crediti deteriorati o NPL delle banche, pari ancora a ben 75 miliardi di euro, il 43,6% del totale dei prestiti, qualcosa come 10 volte sopra la media UE. Il governo conservatore di Kyriakos Mitsotakis sta imitando lo schema varato in Italia nel 2016 e che prese il nome di GACS. L’operazione “Ercole” varrà 9 miliardi e mira a mobilitare cessioni per 30 miliardi. Il funzionamento “a cascata” prevede che le banche richiedano la garanzia solo sulla porzione “senior” dei crediti da cedere, cioè quella più sicura, successivamente alla cessione sul mercato di almeno la metà più uno dei crediti “junior”, la porzione più rischiosa.

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La garanzia verrà apposta dietro il pagamento di commissioni, pari al rischio sovrano secondo i CDS di pari durata e che sulla scadenza a 3 anni oggi si attestano a 137 punti base, ai minimi da 10 anni. La tranche “senior” riceverà verosimilmente il rating “BB-“, contrariamente a quello “investment grade” di cui possono godere le banche italiane sulle loro cessioni garantite. E’ il riflesso del rating “junk” a cui ancora soggiace la Grecia, nonostante i suoi rendimenti siano scesi persino in territorio negativo all’asta dei titoli a 3 mesi pochi giorni fa, un fatto impensabile fino a qualche mese addietro.

Le banche elleniche, tra cui Piraeus Bank, Eurobank, Alpha Bank e National Bank of Greece, hanno concordato con la UE di abbattere il monte-NPL di 50 miliardi entro il 2021, anche se comunque l’incidenza dei crediti rischiosi risulterà del 20%, pur sempre 5 volte superiore alla media europea.

Ad ogni modo, le condizioni di liquidità sono migliorate dall’inizio dello scorso anno, con i depositi ad essere risaliti di 13,3 miliardi di euro. Nel 2015, al fine di arrestare la fuga dei capitali alla vigilia del referendum sugli aiuti della Troika (UE, BCE e FMI), furono introdotte limitazioni stringenti ai prelievi e ai pagamenti con carte. Sembra un’era fa.

La scommessa delle banche sulla garanzia pubblica

Dall’operazione, lo stato si attende di ricavare 200 milioni all’anno di commissioni. Lo schema presuppone che questi pagamenti avvengano in via prioritaria e che le banche corrispondano sulle tranche “mezzanine” e “junior” cedole variabili sul valore nozionale residuo delle obbligazioni e che la struttura dei rimborsi alle scadenze sia flessibile. L’intento del governo sta nel ridurre dai bilanci bancari i crediti a rischio, facendo pulizia dei conti, così che gli istituti tornino a prestare denaro alle imprese e alle famiglie, contribuendo all’accelerazione della crescita economica.

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Poiché gli NPL verranno ceduti a una frazione del loro valore nominale e quasi certamente ben al di sotto di quello già decurtato dalle banche dopo le coperture, emergeranno nei prossimi anni pesanti perdite, anche se la garanzia statale dovrebbe servire a sostenere i prezzi delle obbligazioni emesse a copertura della tranche più solida, incentivando gli acquisti di quest’ultima e, a cascata, delle porzioni meno sicure, attutendo il passivo. Proprio su questo le banche scommettono, che il costo della garanzia risulti inferiore ai benefici che essa recherà loro tramite la capacità di vendere a prezzi mediamente più alti. L’operazione sarà avviata entro la fine dell’anno. L’indice bancario alla Borsa di Atene guadagna il 31% quest’anno, meno del 40% messo a segno dall’intero mercato azionario ellenico.

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