Obbligazioni bancarie, ce ne sono sempre meno nei portafogli degli italiani

Uno studio della Banca d’Italia mette in evidenza il calo degli investimenti in obbligazioni bancarie italiane dal 2012 in poi

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Uno studio della Banca d’Italia mette in evidenza il calo degli investimenti in obbligazioni bancarie italiane dal 2012 in poi

Le obbligazioni bancarie italiane sono sempre meno presenti nei portafogli dei risparmiatori italiani. Vuoi per la globalizzazione che ha permesso una più ampia diversificazione degli investimenti anche all’estero, vuoi per il perdurare della crisi economica e per il clima di sfiducia nel sistema creditizio che ne ha abbassato i rating, i bond bancari non sono più grande oggetto di acquisto dei risparmiatori.

Storicamente – rileva uno studio della Banca d’Italia – dal 1950 la quota di tali attività nel portafoglio delle famiglie ha mostrato ampie fluttuazioni, riflettendo principalmente le politiche di emissione delle banche e le modifiche nel trattamento fiscale dei titoli, oltre che mutamenti nelle preferenze. Il peso delle obbligazioni bancarie sulla ricchezza finanziaria delle famiglie ha raggiunto il valore massimo dell’11 per cento nel 1973 e nel 2011. Dal 2012 è iniziata una fase di ridimensionamento di tali investimenti: a marzo 2016 il peso delle obbligazioni bancarie sulla ricchezza finanziaria delle famiglie era tornato sotto il 5 per cento. Il rendimento lordo all’emissione delle obbligazioni bancarie collocate presso le famiglie italiane, dopo l’aumento osservato durante la crisi dei debiti sovrani, è tornato sui livelli raggiunti negli anni precedenti il 2011. Il differenziale di rendimento rispetto ai Btp a cinque anni, prevalentemente negativo tra il 2009 e il 2012, è positivo dalla fine del 2013.

Bankitalia: una sintesi sui bond bancari italiani in portafoglio ai risparmiatori

In sintesi, dallo studio di Bankitalia, si possono rilevare i seguenti punti fondamentali sui bond bancari italiani:

  1. Le obbligazioni emesse dalle banche italiane, sul totale delle passività bancarie, sono aumentate dal 10% del 1995 al massimo del 25% del 2013
  2. Dal 1985 al 1998 le emissione bancarie in mano alle famiglie italiane, sul totale delle passività bancarie, passò dal 12% circa al 70%  per poi scendere gradualmente al 30% nel 2015. Gli scandali degli anni 2.000 (Banca del Salento, Cirio, Parmalat, Argentina) hanno forse contribuito ad un graduale allontanamento dalle obbligazioni da parte degli investitori italiani
  3. Il peso invece delle obbligazioni bancarie, sul totale delle attività finanziarie delle famiglie italiane, è passato dal 2% del 1995 all’11% del periodo 2010-2013 per poi riscendere nuovamente con l’acuirsi della crisi europea e bancaria italiana
  4. Il rendimento delle obbligazioni bancarie ha seguito quello dei titoli di stato fino al 2013, dal 2014 c’è premio per il rischio del 2-3% contro tassi dei titoli di stato in discesa fino a zona 0-0,5% (con bot a rendimento negativo nel 2016).
    Le banche, che grazie ai finanziamenti agevolati della BCE hanno pulito i propri bilanci comprando btp (facendo scendere i tassi e lo spread), dal 2014 sono paradossalmente più rischiose dello stato. L’equazione del bancocentrismo italiano “Banche = Stato” non è più sostenibile e valida.
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