Obbligazioni Atlantia, quanto ha influito la tragedia del ponte Morandi?

La revoca delle concessioni autostradali è una minaccia sempre più concreta per Atantia e pesa come un macigno per il suo debito obbligazionario, fresco di declassamento ad opera dell'agenzia di rating Fitch.

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La revoca delle concessioni autostradali è una minaccia sempre più concreta per Atantia e pesa come un macigno per il suo debito obbligazionario, fresco di declassamento ad opera dell'agenzia di rating Fitch.

Il governo Conte sta studiando il modo di giungere alla revoca delle concessioni autostradali per Atlantia o, in alternativa, a un accordo per il taglio dei pedaggi nel lungo termine. Lo scontro con la cassaforte dei Benetton si è aggravato nelle ultime settimane, da quando questa ha rinunciato a partecipare alla cordata per rilevare Alitalia, facendo naufragare l’ennesimo tentativo di salvataggio.

Fitch ha da poco messo il debito di Atlantia in “credit watch” negativo, adducendo come motivazione proprio il rischio di revoca delle concessioni. I pedaggi nel 2018 hanno fatto incassare alla holding poco meno di 5 miliardi, a fronte di ricavi operativi totali per 6,9 miliardi.

Crisi Alitalia, ecco lo scambio tra ponte Morandi e salvataggio 

Il rating delle obbligazioni Atlantia risulta già basso: “BBB-” per S&P, “BBB” per Fitch e “Baa3” per Moody’s. Le prime due agenzie hanno previsioni “negative” per l’outlook e la terza lo ha posto sotto osservazione. Il debito finanziario netto “adjusted” alla fine dello scorso anno ammontava a ben 39,5 miliardi di euro. Di questo, una parte si ha in forma di obbligazioni, i cui prezzi hanno accusato un duro colpo da quel maledetto 14 agosto dello scorso anno, quando il ponte Morandi a Genova crollò, portandosi via 43 vite.

Il bond febbraio 2025 e cedola fissa 1,625% (ISIN: IT0005108490) vale oggi meno di 95 centesimi, mentre poco prima della tragedia prezzava a quasi 102, sopra la pari. Da allora, complici le tensioni politiche italiane, arrivò a perdere il 15%, risalendo gradualmente quest’anno per via del rally obbligazionario globale. Ma da quando Atlantia si è ritirata dall’operazione Alitalia, le perdite sono tornate a fioccare e ammontano a circa il 3,5%. Male anche sul tratto più lungo della curva, con il “callable” luglio 2027 e cedola 1,875% (ISIN: XS1645722262) in area 92 centesimi, giù dai quasi 99 pre-Morandi. Anche in questo caso, alla fine del 2018 si era toccato un minimo ben inferiore ai livelli attuali, cioè a meno di 83.

I contraccolpi sugli obbligazionisti di Atlantia

Ma davvero gli obbligazionisti di Atlantia rischiano grosso nel caso peggiore per la holding, vale a dire con la revoca delle concessioni? Dunque, di certo essa verrebbe privata della sua fonte principale di fatturato, ma per contro va detto che il governo dovrebbe pagarle una penale di 20 miliardi, a causa dell’estinzione anticipata del contratto in scadenza nel lontano 2042.

I costi a carico di Atlantia, invece, per il pagamento delle spese legate alla ricostruzione, non supererebbero i 2 miliardi. In altre parole, paradossalmente la revoca migliorerebbe le prospettive finanziarie della società, per quanto ne decreterebbe la fine come capacità di fatturato.

E si consideri che al 30 settembre scorso, deteneva liquidità disponibile per 15,235 miliardi, la quale sommata alla penale eventualmente corrisposta dal governo, quasi estinguerebbe il debito, per la serenità dei suoi creditori. Ma le cose rischiano di filare molto meno lisce, se è vero che un’ipotesi al vaglio del governo consisterebbe nella cancellazione della norma contenuta nella legge di Stabilità 2008 e che prevede proprio la penale a carico dello stato. Questa via verrebbe percorsa, in particolare, a seguito di un’eventuale condanna in primo grado per la società dei Benetton, i quali si ritroverebbero senza autostrade e senza soldi. In quel caso, sì che sarebbe un terremoto finanziario temibile per gli obbligazionisti.

Si arriverà a tanto? Improbabile. Nessuno vuole davvero che l’altro si faccia male, semmai le parti sono rimaste lontane sullo scambio tra Alitalia e revoca delle concessioni autostradali. Ma anche lo scenario “soft” di un taglio dei pedaggi come forma di compensazione per il crollo del ponte Morandi avrebbe contraccolpi negativi sui ricavi della holding e questi contraccolpi il mercato li avrebbe grosso modo scontati nell’ultimo anno. Anche nel caso in cui un accordo dell’ultimo minuto si trovasse con Atlantia ad addossarsi il grosso del salvataggio di Alitalia, la sua posizione finanziaria ne risulterebbe danneggiata, trattandosi di un’operazione dal senso industriale molto dubbio, un risarcimento nei fatti dovuto per evitare alternative peggiori.

Scandalo Alitalia, altri soldi pubblici e il “ricatto dei Benetton sul ponte Morandi

giuseppe.

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