Obbligazioni Argentina al test dei mercati domani sulle elezioni primarie di oggi

I "Tango bond" dell'Argentina domani dovranno superare il banco di prova più importante da anni dopo le elezioni primarie di oggi. I sondaggi non forniscono indicazioni nette sul possibile vincitore.

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Prendetelo come un grande sondaggio pre-elettorale, ma quelle che si terranno oggi saranno comunque elezioni primarie molto monitorate dai mercati per capire chi guiderà l’Argentina per i prossimi 4 anni. I partiti principali hanno tutti scelto i loro rappresentanti per le elezioni presidenziali del 24 ottobre, seguite eventualmente da un ballottaggio a novembre, nel caso in cui nessun candidato ottenesse almeno il 45% dei consensi al primo turno o il 40% con un margine di 10 punti sul secondo arrivato.

La sfida sarà tutta concentrata su due nomi: l’uscente Mauricio Macri, a capo di “Cambiamo”, una coalizione di centro-destra pro-mercato, e Alberto Fernandez, esponente della coalizione peronista anti-mercato e che corre in team con un’altra Fernandez, la sempiterna Cristina, già capo dello stato tra il 2007 e 2015 e vedova di Nestor Kirchner, presidente a sua volta tra il 2003 e il 2007.

Se dalle elezioni di oggi emergesse un testa a testa tra i principali due candidati o anche se Macri dovesse perdere di poco, la reazione dei mercati sarebbe potenzialmente positiva. Se, al contrario, la coalizione peronista dovesse raccogliere molti più consensi di quella attualmente al governo, domani si rischia il “sell-off”.

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Il collasso dell’economia argentina

I consensi per Macri sono precipitati nell’ultimo anno, a causa della crisi finanziaria e poi economica che ha colpito le tasche degli argentini. Il presidente riformatore e liberale non è riuscito a convincere granché i mercati sul suo indirizzo politico e a farne le spese è stato subito il cambio, collassato dalla fine del 2017 di quasi il 60%, accelerando il tasso d’inflazione, che ancora resta nei pressi del 55%, nonostante la banca centrale abbia dovuto alzare i tassi sopra il 60% per riportare la calma e il governo abbia dovuto ricorrere a un nuovo maxi-prestito del Fondo Monetario Internazionale. Le riforme di Macri stentano a dare i frutti sperati e ciò avvantaggia i suoi avversari, spaventando i creditori dell’Argentina, visto che parliamo della stessa coalizione che fino al 2015 fece di tutto al governo per litigare con gli obbligazionisti, arrivando a provocare un secondo default “tecnico” nel 2014.

Le obbligazioni argentine, note anche come “Tango bond”, sono precipitate anch’esse negli ultimi tempi. Rispetto alla fine del 2017, il titolo in euro con scadenza gennaio 2027 e cedola 5% (ISIN: XS1503160498) ha perso oltre il 30%, pur risalendo di quasi il 13% dai minimi toccati in aprile. E l’altro bond in euro, quello con scadenza gennaio 2022 e cedola 3,875% (ISIN: XS1503160225) ha perso il 22% nello stesso frangente, anch’esso recuperando il 15,5% dalla scorsa primavera. Al momento, i due titoli rendono rispettivamente oltre il 12% e circa il 13,5%, segnalando una curva invertita, tipica delle economie sotto stress e alle prese, come in questo caso, con un difficile processo di disinflazione.

Bond Argentina in euro: caratteristiche e rendimento

Il candidato peronista ha inviato messaggi contrastanti ai mercati nel corso delle ultime settimane. Da un lato, si è mostrato in rottura con le politiche della sua compagna di cordata, quando ha invitato il governo a non difendere il cambio, “perché tutti sappiamo che il peso argentino non vale contro il dollaro” così tanto, ha dichiarato. Dall’altro, ha promesso che se arrivasse alla presidenza taglierebbe i tassi Leliq, quelli che la banca centrale fissa ogni settimana alle aste sui bond emessi in favore delle banche, a patto che queste utilizzino i risparmi per investire di più nelle pensioni. Ma i tassi stellari, purtroppo, si rendono necessari per evitare un ulteriore collasso del cambio e l’accelerazione dell’inflazione, sebbene alimentino la crisi dell’economia. Insomma, per le obbligazioni dell’Argentina non sembra esservi pace e anche domani sarà uno dei tanti giorni di prova della loro recente storia. O saliranno o scenderanno anche bruscamente di prezzo, a seconda di come saranno andate oggi le primarie.

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