Obbligazioni Alibaba, cosa fare con il vento cambiato a Pechino?

I bond del colosso delle vendite online cinese offrono rendimenti in dollari relativamente bassi, ma ci sarebbe ulteriore potenziale di crescita.

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Bond Alibaba in dollari da comprare?

Non è un buon momento per Alibaba. E non stiamo parlando di una qualche avvisaglia di crisi per lo shopping online. Anzi, fosse per questo dovremmo dire che sia un periodo d’oro per il colosso cinese, che così come i suoi rivali più noti, tra cui Amazon, sta approfittando della pandemia per aumentare il fatturato. Ma in appena un mese e mezzo, due eventi hanno segnalato che i rapporti con Pechino si siano guastati. A inizio novembre, è saltata l’IPO della controllata Ant Group per problemi di regolamentazione. Scorsa settimana, le autorità hanno avviato un’indagine a carico della società per “abuso di posizione dominante”. Il fondatore Jack Ma sarebbe caduto in disgrazia, pur essendo tra gli uomini più ricchi al mondo, a causa delle sue esternazioni contro il governo cinese dei mesi scorsi.

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Fatto sta che in un anno eccezionalmente positivo come questo per le vendite su internet, le azioni Alibaba risultano essersi riportate esattamente ai livelli di apertura del 2020. E le obbligazioni? Non c’è di che lamentarsi. Abbiamo preso in considerazione tre emissioni in dollari e tutte esibiscono prezzi in decisa crescita. Partiamo dal bond 28 novembre 2024 e cedola 3,60% (ISIN: US01609WAQ50): segna quasi +5% quest’anno e offre oggi un rendimento di appena lo 0,97%. Allungando l’orizzonte temporale, troviamo il bond 6 dicembre 2037 e cedola 4% (ISIN: US01609WAU62): quotazione a +11% e rendimento in calo al 2,49%. Infine, bond 6 dicembre 2057 e cedola 4,40% (ISIN: US01609WAW29), i cui guadagni hanno superato il 15%, con il rendimento a scendere sotto il 2,70%.

Rischi per bond Alibaba restano bassi

Le agenzie di rating assegnano giudizi medio-alti al debito di Alibaba: A+ per Fitch, A1 per Moody’s.

Il colosso possedeva una base di 757 milioni di utenti attivi al terzo trimestre di quest’anno. Nel terzo trimestre, esibiva ricavi per 22,8 miliardi di dollari (+30% annuo) e profitti netti per 3,9. Quanto al debito a lungo termine, si attestava sui 17 miliardi al 31 marzo scorso, a fronte di liquidità disponibile per 59,8 miliardi (al 30 settembre).

Sul piano finanziario, parliamo di una realtà forte e destinata a irrobustirsi ulteriormente con lo spostamento dei consumi dai negozi fisici ai siti di e-commerce. Ma quando si parla di Cina, i rischi “politici” non vanno mai sottaciuti, per quanto riteniamo che sia altamente improbabile che Pechino colpisca uno dei suoi principali business, avvantaggiando la concorrenza americana. I due eventi avversi ad Alibaba dovrebbero considerarsi segnali di avvertimento che l’establishment comunista avrebbe lanciato non solo a Ma, quanto all’intero mondo finanziario cinese: se ti metti di traverso al governo, rischi una brutta fine, poco importa quanto sei ricco.

I rischi teorici ed effettivi delle obbligazioni Alibaba rimangono bassi, ad eccezione di quello legato al cambio. Trattandosi di emissioni in dollari, con l’apprezzamento atteso per il cambio euro-dollaro nei prossimi anni, a subire la maggiore erosione del capitale alla scadenza sarebbero i titoli più corti o quelli che avremmo intenzione di rivendere da qui a qualche anno. Sulle scadenze molto lunghe, nessun bilancio a priori sarebbe possibile oggi. E con il boom dell’e-commerce, i prezzi spiccherebbero il volo, specie in un ambiente di bassi tassi.

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