Nuovo “sirtaki” bond, la Grecia ne emetterà un altro medio-lungo: cosa fare?

La Grecia emetterà un nuovo bond a medio-lunga scadenza dopo il quinquennale di gennaio. Ecco a cosa guardare per capire se buttarsi o meno nell'investimento.

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La Grecia emetterà un nuovo bond a medio-lunga scadenza dopo il quinquennale di gennaio. Ecco a cosa guardare per capire se buttarsi o meno nell'investimento.

La Grecia emetterà presto un nuovo bond a medio-lunga scadenza, sebbene non ne abbia ancora definito la durata e nemmeno l’importo. Tuttavia, quest’ultimo è atteso intorno ai 2,5 miliardi di euro, la stessa cifra raccolta sul mercato a gennaio, quando Atene ha collocato un quinquennale con cedola 3,45% e rendimento al 3,60%.

Da allora, il titolo si è apprezzato, quotando oggi ben sopra la pari, a 103,09, esibendo un rendimento in area 2,75%. In tutto, quest’anno il Tesoro intende raccogliere tra 5 e 7 miliardi. Proprio in questi giorni, il governo Tsipras sta trattando con i creditori pubblici dell’Eurozona il rilascio di una nuova tranche da 1 miliardo di euro, relativa a esborsi infrannuali. L’Eurogruppo dovrebbe rinviare il pagamento, lamentando la mancata adozione di ben 16 riforme, tra cui la privatizzazione di un tratto autostradale, a meno che tali misure non vengano adottate prima dell’11 marzo (molto improbabile).

La Grecia prova che l’euro è stato un esperimento fallito e che il rischio rottura resta alto

Ad ogni modo, la Grecia non ha problemi di liquidità, avendo a disposizione 27 miliardi di euro, denaro rimasto inutilizzato degli 86 miliardi stanziati dai governi dell’area con il terzo “bailout” del 2015 e sufficiente a coprire tutte le scadenze di quest’anno da 12 miliardi e almeno fino a tutto l’anno prossimo. Le emissioni, dunque, serviranno sia a testare il mercato, approfittando delle buone condizioni attuali, sia ad accumulare liquidità da utilizzare nei mesi e anni prossimi, quando i rendimenti verosimilmente saliranno. In più, Atene è autorizzata sin dal primo salvataggio internazionale ad emettere titoli a breve, con scadenza massima di 12 mesi.

Ricordiamo che la Grecia è considerata un emittente sovrano speculativo, con Moody’s ad assegnarle rating “B3”, Fitch “BB-” e S&P “B+”. I suoi bond sono, quindi, giudicati “spazzatura”. Eppure, la curva dei rendimenti direbbe altro. I decennali rendono ormai “solo” il 3,66%, circa 350-360 punti base in più degli omologhi tedeschi, ma pur sempre un decimo di quanto fossero arrivati ad offrire 7 anni fa, all’epoca della ristrutturazione del debito, quando i bond in mano ai creditori privati furono decurtati del 53,5% e allungati con scadenze tra 11 e 30 anni, cancellando di fatto a carico dello stato 107 miliardi di euro di esposizioni.

Investire nei “sirtaki” bond?

Che la situazione sul mercato sovrano ellenico non si sia del tutto normalizzata lo segnalano anche i rendimenti a breve e brevissimo termine, all’1,3% quelli a 1 mese, all’1,49% i semestrali, quando nel resto dell’Eurozona, a parziale eccezione dell’Italia, viaggiano negativamente e persino per una durata ben più lunga. Comunque, viene da chiedersi se abbia senso fare un pensierino sul titolo di nuova emissione o se sarebbe meglio lasciare perdere. Lungi da noi lanciarci nell’azzardo di un suggerimento, semmai prendiamo atto che i più impavidi, coloro che resistettero alle sirene del default imminente e della Grexit, investendo sui bond ellenici in pienissima crisi, ad oggi avrebbero riportato guadagni straordinariamente elevati.

Prendete il bond febbraio 2012 e con scadenza 2023, cedola 3% (ISIN: GR0128010676). Allora, la quotazione fu di appena 29 centesimi, esibendo un rendimento medio annuo lordo del 25% alla scadenza. Quel titolo oggi incredibilmente si è portato sopra la pari, a quota 103,16, rendendo il 2,21%. Chi lo avesse tenuto da allora in portafoglio, avrebbe registrato una plusvalenza del 255%, riscuotendo nel frattempo cedole per un totale del 18% rispetto al valore nominale del titolo, ma pari al 62% della cifra investita. In sostanza, il rendimento lordo effettivo risulterebbe di quasi il 320%. Sono numeri, che dimostrerebbero quanto importante sia avere il giusto sangue freddo per non correre a vendere quando tutti gli altri lo fanno. Ovviamente, il rischio insito nell’investimento sarebbe stato altissimo e continua ad esserlo, vuoi per la devastante crisi economica, finanziaria, politica e sociale in cui è sprofondata la Grecia, vuoi anche per la scarsa liquidità del mercato obbligazionario ellenico. Si tenga conto, infatti, che solo un sesto del debito pubblico da 317 miliardi è oggi in mano ai privati, cioè negoziabile. E molti di questi bond sono tenuti dalle banche elleniche in un cassetto. In sostanza, risulta difficile comprare e vendere.

Sul piano macroeconomico e politico, la situazione appare ambigua.

I conti pubblici esibiscono avanzi primari superiori al 4% da un paio di anni, ma perlopiù grazie a misure straordinarie e una tantum, nonché all’assenza di pagamenti degli interessi ai livelli di mercato sulla quasi totalità del debito. E l’economia è tornata a crescere, ma restando ancora di un quarto inferiore al 2007, in termini reali, oltre che nominali, tenendo il rapporto debito/pil intorno al 180%, record europeo. D’altro canto, il governo Tsipras ha iniziato a disfare parte delle riforme degli anni passati, incrementando il salario minimo e allentando il rigore sulla spesa pensionistica. Vero è, però, che per le elezioni politiche in programma per il prossimo ottobre, i conservatori di Nuova Democrazia, oggi all’opposizione, siano dati in forte vantaggio. Trattasi di una formazione europeista e pro-mercato, che promette il taglio delle tasse per rilanciare l’economia. In caso di vittoria, non è azzardato ipotizzare un nuovo rally dei bond, anche in previsione di un probabile loro inserimento da parte della BCE nel programma di acquisti realizzati con il “quantitative easing” in fase di reinvestimento. Ad oggi, i “sirtaki” bond ne sono stati esclusi, in quanto “junk”. Domani, con un governo ad Atene più vicino alle istanze di Bruxelles, chissà!

‘La fine di Tsipras in Grecia è vicina, il debito pubblico va tagliato del 30% e l’euro non funziona’

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