Nuovo BTp in dollari, serve costruire la curva: ecco i rendimenti dei bond emessi

Il Tesoro annuncia l'emissione di un nuovo bond in dollari e su scadenze sinora non coperte, così da ricostituire una curva dei rendimenti. Vediamo i livelli di questi ultimi per i BTp negoziati sul mercati secondario.

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Il Tesoro annuncia l'emissione di un nuovo bond in dollari e su scadenze sinora non coperte, così da ricostituire una curva dei rendimenti. Vediamo i livelli di questi ultimi per i BTp negoziati sul mercati secondario.

Il responsabile del Tesoro per la gestione del debito pubblico, Davide Iacovoni, ha annunciato ieri che l’Italia emetterà un nuovo BTp in dollari, probabilmente non in diverse tranche, com’è accaduto nell’ottobre scorso, bensì concentrandosi su un’unica scadenza. E ha aggiunto che intende ricostruire la curva dei rendimenti in valuta americana, puntando su scadenze sinora non esistenti.

Infine, ha aggiunto che solamente poco più del 5% del debito pubblico italiano risulta ad oggi in mano al canale retail, ragione per cui il Tesoro ipotizza il lancio di una nuova tipologia di bond, da affiancare e non in sostituzione del BTp Italia.

A ottobre, vennero emessi titoli di stato in dollari per la prima volta dopo quasi un decennio e per l’esattezza furono raccolti capitali per 7 miliardi di euro, a fronte di ordini per una ventina di miliardi. Le scadenze furono a 5, 10 e 30 anni, mentre sul mercato secondario risultavano ancora esistenti due soli bond in dollari, che maturano rispettivamente nel 2023 nel 2033. Stando alle dichiarazioni di Iacovoni, dovremmo attenderci l’emissione di un BTp dalla durata residua inferiore ai 3 anni o tra 3 e 5 anni o tra 5 e 10 anni o tra 10 e 30 anni. Difficile immaginare, pur non impossibile, che si vada oltre i 30 anni.

Il BTp ottobre 2024 e cedola 2,375% (ISIN: US465410BX58) quota appena sotto la pari, in area 99,7, offrendo così un rendimento del 2,46%. Il BTp ottobre 2029 e cedola 2,875% (ISIN: US465410BY32) quota anch’esso sotto la pari (98,6) e rende il 3,06%. Completa le recenti emissioni il BTp ottobre 2049 e cedola 4% (ISIN: US465410BZ07), il cui prezzo di poco supera la pari e si attesta a 100,9, rendendo il 3,93%. Quanto al settembre 2023 e cedola 6,875% (ISIN: US465410AH18), il suo attuale rendimento si aggira a poco meno del 2,20%, quotando in area 116. Infine, il BTp giugno 2033 e cedola 5,375% (ISIN: US465410BG26), grazie alla cedola ben più generosa, quota a 121,2 e offre un rendimento del 3,12%.

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Quale scadenza verrà emessa?

Sin qui, la curva ci dice che il triennale in dollari viaggia su un rendimento in area 2,20%, il quinquennale al 2,50%, il decennale poco sopra il 3%, sui 15 anni dovremmo attenderci circa il 3,20% e il trentennale offre poco meno del 4%.

Dunque, se al Tesoro venisse in mente di emettere un ventennale, si aggirerebbe presumibilmente su un rendimento del 3,50%, mentre un bond a 7 anni offrirebbe sul 2,75% e una scadenza medio-breve sul 2%. Rispetto alla curva dei Treasuries, parliamo di spread intorno a 80 punti base per il triennale, a 100 per il quinquennale, a 145 per il decennale, a 160 per i 13 anni e a 185 per il trentennale.

Si consideri che il Tesoro americano emetterà dopo 34 anni il suo primo Treasury a 20 anni e questo fatto induce a ritenere che Roma possa seguire, confortata dall’atteso maggiore interesse dei mercati internazionali per questa scadenza in dollari. Lo stesso corporate a stelle e strisce si sta preparando all’evento con emissioni ventennali, ritenendo che queste si gioverebbero della maggiore liquidità che fluirebbe per merito della decisione del governo americano.

Del resto, puntare sulle brevi scadenze si mostra rischioso per il Tesoro italiano, poiché un cambio euro-dollaro che restasse stabile o si apprezzasse di poco finirebbe per impattare negativamente sui conti pubblici, date le cedole offerte più alte di quelle che altrimenti verrebbero staccate in euro. Viceversa, alla lunga l’atteso deprezzamento del dollaro compenserebbe l’extra-costo sostenuto, perché i pagamenti avverrebbero in una valuta nel frattempo indebolitasi. A titolo di esempio, se da qui a 10 anni l’euro-dollaro si portasse ai livelli pre-QE, il BTp 2029 in dollari alla scadenza avrebbe reso meno dell’attuale decennale in euro, cioè il Tesoro avrebbe risparmiato.

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