Nuovo BTp a 15 anni, cosa ci dice l’altissima domanda dal resto d’Europa

Il Tesoro ha collocato sul mercato il nuovo bond a 15 anni, attraverso le banche. Domande elevatissime dall'estero, quasi da record.

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BTp 1 marzo 2037, ecco le condizioni offerte

Martedì 5 gennaio, il Tesoro ha emesso la prima tranche del nuovo titoli di stato a 15 anni. Il collocamento sindacato è avvenuto tramite cinque lead manager – Barclays, HSBC, Morgan Stanley, Société Générale e Unicredit – e i restanti specialisti in titoli di stato italiani in qualità di co-lead manager. Si è trattato del BTp con scadenza 1 marzo 2037 e cedola 0,95%. Il bond è stato prezzato a 99,409 centesimi, offrendo così un rendimento lordo annuo dello 0,992%. A fronte di un’offerta di 10 miliardi di euro, le richieste sono state pari a 105 miliardi, perlopiù provenienti dall’Italia e dal resto d’Europa, Regno Unito in testa, ma anche da Francia e Germania. La data di godimento e di regolamento è stata fissata per il 12 gennaio.

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Si è, pertanto, sfiorato il record del giugno dello scorso anno, quando l’emissione del decennale attirò ordini per 108 miliardi, anche se a fronte di 14 miliardi offerti. Per il Tesoro è stato un indubbio successo per l’avvio di questo 2021, che fa ben sperare sul resto dell’anno, quando dovranno essere emessi titoli di stato a medio-lungo termine per 367 miliardi (solo 2 in meno rispetto al 2020), a cui potrebbero sommarsi titoli a breve all’incirca di importo simile allo scorso anno (182 miliardi).

Perché il boom di ordini

L’altissima domanda ci svela diverse cose. La prima, che i rendimenti italiani restano abbondanti nel raffronto internazionale. Sulla medesima scadenza, la Germania offre ancora il -0,37%, la Spagna lo 0,37%. Dunque, il quasi 1% dell’Italia nei fatti triplica i livelli di Madrid. Certo, un rendimento maggiore corrisponde sempre a un rischio più alto, ma nel caso specifico il mercato ha compreso come ormai il rischio sovrano del Bel Paese sia più teorico che reale, grazie al sostegno della BCE.

In effetti, con le misure varate da Francoforte a seguito della pandemia, gli extra-debiti degli stati nell’Eurozona stanno venendo monetizzati, spegnendo sul nascere possibili focolai di tensione sui mercati.

Gli enormi afflussi dei capitali per l’emissione, poi, ci dicono che gli investitori non si aspettano una normalizzazione della politica monetaria a breve. Anzi, tra nuovi “lockdown” e basse aspettative d’inflazione per il medio-lungo periodo, ritengono che difficilmente la BCE potrà ritrarsi dai mercati tagliando gli stimoli monetari. Dunque, i rendimenti nell’area resteranno bassi ancora per un bel po’ di tempo, cosa che inevitabilmente sta mettendo ancora più in luce la relativa generosità dei bond italiani.

Grazie a questo trend, il Tesoro ha potuto indebitarsi nel corso del 2020 a un costo medio dello 0,59%, in calo dallo 0,93% del 2019. Replicare questi numeri sarebbe l’obiettivo principale per quest’anno, al termine del quale potremmo affermare che eventualmente la pandemia abbia avuto sui nostri conti pubblici un impatto quasi impercettibile, pur contestualmente all’esplosione del debito pubblico. Ma questi tende a pesare sempre meno sul piano della spesa per interessi. E fino a quando la BCE si manterrà espansiva, i mercati sanno che i rendimenti extra dell’Italia siano un’offerta imperdibile, rinunciare ai quali sarebbe da sciocchi.

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