Nessun sollievo per il mercato obbligazionario turco dopo le elezioni USA

Donald Trump o Joe Biden alla Casa Bianca, poco importa. La Turchia non si allontana affatto da una nuova crisi finanziaria.

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Outlook resta negativo per la Turchia anche dopo le elezioni USA

Il caos emerso con le elezioni presidenziali americane, che vede l’inquilino della Casa Bianca ricorrere per via giudiziaria contro la quasi certa vittoria del rivale democratico Joe Biden, non sta facendo alcun bene alla Turchia. Alla vigilia del voto, si speculava su un possibile beneficio dalla riconferma di Donald Trump, non fosse altro che per le intenzioni espresse dai democratici di sanzionare Ankara per la sua condotta geopolitica. In realtà, gli stessi repubblicani ormai mal tollerano le posizioni del presidente Recep Tayyip Erdogan e con Trump ci sono andati vicini con l’embargo. Nel 2018, le tensioni con Washington sulla detenzione di un pastore evangelico americano accesero la miccia di una grave crisi finanziaria turca.

Le cose non stanno andando bene nemmeno adesso. I rendimenti sovrani a 2 anni sono saliti al 15,45%, quelli a 10 anni al 14,22%. La curva dei tassi si è invertita, segno che il mercato stia scontando rischi a breve e condizioni monetarie più restrittive di quelle attuali. E l’inflazione a ottobre è un po’ risalita, attestandosi all’11,89%, in linea con le previsioni. Malgrado i bassi costi delle materie prime in questa fase, i turchi non stanno approfittandone, a causa del collasso del cambio. La lira turca ieri oltrepassava 8,50 contro un dollaro, perdendo il 30% quest’anno.

Così la Turchia spegne le speranze di recupero per i bond

Per quanto alti appaiano i rendimenti turchi, quindi, essi riflettono l’alta inflazione e il cambio sempre più debole. A trainare le vendite della lira concorrono diversi fattori. Uno è geopolitico: Erdogan sta aprendo fin troppi fronti caldi con l’Occidente, tra Siria, Libia, il conflitto armeno-azero e gli attacchi verbali violenti contro il presidente francese Emmanuel Macron.

Per non parlare dei toni di sfida alla stessa America. Inoltre, non sta conducendo una politica economica razionale. La banca centrale ha le mani legate dal governo e non riesce ad alzare i tassi almeno fino a raggiungere l’inflazione, finendo per alimentarla e per provocare deflussi dei capitali.

Non si salvano neppure i titoli in valute forti

Il governatore Murat Uysal ha alzato i tassi a settembre di 200 punti base, portandoli al 10,25%. A ottobre, però, li ha lasciati invariati, disilludendo gli investitori, che avevano confidato in una svolta monetaria positiva per l’economia turca nel medio-lungo termine. Il costo del denaro resta così di oltre due punti e mezzo percentuali più basso dell’inflazione. Il mercato sconta una crescita dei prezzi senza freni e pretende rendimenti sempre più alti lungo la curva, specie nel tratto a breve, quello che risente maggiormente delle condizioni monetarie. In un certo senso, crede ancora che prima o poi i tassi saranno alzati nuovamente e che persino Erdogan dovrà arrendersi alla realtà.

Il trend di fondo resta negativo anche per le emissioni in valute forti, sebbene i prezzi dei bond in dollari si siano un po’ ripresi con le elezioni americane. Il titolo con scadenza gennaio 2030 e cedola 11,875% (ISIN: US900123AL40) ha guadagnato oltre il 2% in questi giorni, mentre quello con scadenza febbraio 2025 e cedola 7,375% (ISIN: US900123AW05) segna 2,4%. Ma questi miglioramenti sono legati essenzialmente al rafforzamento del dollaro e al calo dei rendimenti sovrani americani, che hanno spinto il mercato a cercare opportunità di investimento più proficue sui mercati emergenti. Del resto, se è vero che il rischio di cambio per i titoli turchi denominati in euro e dollari sia basso, per contro è l’esiguità delle riserve valutarie a dover preoccupare. E fino a quando la banca centrale continuerà a difendere la lira e a non alzare i tassi d’interesse per risolvere gli squilibri macro, non potrà che peggiorare.

Il collasso dei bond in Turchia ha basi sempre più solide, ora è attesa sui tassi

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