MPS sospende cedole sui bond perpetui: cosa rischiano gli obbligazionisti

Doccia fredda per i possessori di obbligazioni ibride che non si vedranno riconoscere gli interessi maturati. Anche se ampiamente scontato, si tratta di un ulteriore segnale di difficoltà della banca senese

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MPS non paga le cedole su alcune obbligazioni, come già avvenuto lo scorso febbraio con il bond MPS Capital Trust I (ISIN XS0121342827) sceso al 40% del valore nominale e solleva ulteriori dubbi sul futuro dell’istituto senese. Non è una novità, poiché il mercato aveva già sub odorato e scontato la mal parata già all’inizio di gennaio, quando a decidere le sorti della banca più antica del mondo sono stati i vertici europei, quelli italiani e i rappresentanti della banca stessa che avevano già deciso di bloccare i pagamenti di alcuni titoli obbligazionari subordinati per i quali non si sarebbe verificato un evento di default essendo previsto dal regolamento. Più in dettaglio, la banca senese ha comunicato la sospensione del pagamento degli interessi su due obbligazioni subordinate Antonvenenta e una emessa da MPS: Antonveneta Capital Trust I (ISIN XS0122238115), Antonveneta Capital Trust II (ISIN XS0131739236) e MPS Capital Trust II (ISIN XS0180906439). Si tratta, per la precisione, di tre titoli perpetui per i quali l’emittente, in caso di difficoltà finanziaria, può sospendere il pagamento delle cedole che saranno a tutti gli effetti perse non essendo previsto da regolamento il loro recupero in un secondo momento.  Il prezzo dei titoli è a livelli irriconoscibili e un recupero dei corsi appare alquanto improbabile. Ma al di là di questo aspetto che getta ulteriori dubbi sul futuro del Monte dei Paschi e sulla capacità di uscire dalla secche senza passare da una nazionalizzazione, sullo sfondo aleggiano le preoccupazioni per quanto possa accadere per gli altri titoli obbligazionari emessi da MPS.

 

Non c’è più fiducia in MPS, ma gli altri bond dovrebbero essere al sicuro Mps bond

“Al momento sembra esserci scarso interesse per Mps tra gli investitori, sia da un punto di vista strategico sia finanziario” – dice Carlo Tommaselli, analista di Societe Generale – tuttavia il mercato sembra dare per scontato un lieto fine per gli altri titoli senior quotati.

Il che non significa che non vi siano tensioni di fondo – osserva un trader – ma che comunque i rischi verso obbligazioni maggiormente garantite sembrano al momento lontani.  Le obbligazioni a breve scadenza offrono rendimenti in linea con le attese del mercato, come ad esempio il bond MPS 3,875% febbraio 2015 (ISIN XS0210918123) che prezza sopra 101 e offre un rendimento a scadenza poco superiore al 3% a 18 mesi dal rimborso. Più rischiosi appaiono, invece, i bond Lt2 con scadenza 2020: MPS 5% aprile 2020 (ISIN XS0503326083) e MPS 5,6% settembre 2020 (ISIN XS0540544912) il cui rendimento supera il 7% lordo. La duration maggiore – sostengono gli analisti – implica rischi maggiori, anche perché il futuro riassetto patrimoniale della banca senese non è ancora stato definito e l’aumento di capitale da un miliardo di euro previsto potrebbe non essere sufficiente e nemmeno andare in porto. Così come la chiusura di oltre 400 sportelli e la gestione di 4.600 esuberi imposti dalle autorità europee. Ma se tanta decisione è stata adottata per i tagli agli sportelli e al personale, non lo stesso si può dire per i compensi dei manager considerati anche loro degni di una generosa sforbiciata. Ebbene, mentre le direttive Ue sarebbero orientate verso uno stipendio massimo che non vada oltre un rapporto di 15 a 1 rispetto alla media dei dipendenti , a Siena invece i calcoli cambiano. Infatti i ai potenziali 500 mila euro che arriverebbero dal calcolo fatto da Bruxelles, non corrisponderebbe (e di molto) al milione e 600mila euro di Viola incassato nel 2012 il quale, c’è da dirlo a onor del vero, ha rinunciato a 400mila euro di indennità.

 

Piano industriale MPS, Siena prova a sopravvivere

Ma le notizie negative non finiscono qui. Il Cda ha rinviato l’esame del piano industriale che dovrebbe salvare l’istituto senese.

 

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Un piano della durata di 5 anni che consisterebbe in un aumento di capitale da 2,5 miliardi, grande quanto la sua attuale capitalizzazione, aperto anche ai soci attuali e da fare entro il 2014 per tornare alla redditività ed evitare la nazionalizzazione.

Dopo aver delineato le linee guida nel precedente consiglio dell’11 settembre – riferisce Reuters – sulla base di quanto discusso in agosto con il ministero dell’Economia e con la Commissione europea, la terza banca italiana approverà quindi il nuovo piano che nel giro di due mesi dovrebbe avere l’approvazione della Ue. Il nuovo piano, che avrà una durata di cinque anni a partire dal 2013 serve a recepire le richieste della Commissione utili ad ottenere da Bruxelles il disco verde per l’aiuto che la banca senese ha ricevuto dal Tesoro che ha sottoscritto 4,07 miliardi di Monti bond, che remunera a tassi crescenti dal 9%. [fumettoforumleft]Le direttrici del nuovo programma industriale prevedono per Mps più capitale – la banca aveva previsto di aumentare il capitale di un miliardo riservato a nuovi soci e dovrà alzare l’emissione a 2,5 allargandola in opzione ai soci esistenti, più tagli ai costi, oltre alla già prevista riduzione di 4.600 unità di organico non dirigenziale ottenuta anche con esternalizzazioni di back office, meno Btp nel portafoglio proprietario (rispetto ai circa 29 miliardi al valore di mercato visto al primo semestre)- per ridurre il rischio legato all’esposizione sul debito Italia che ha determinato finora il deficit patrimoniale calcolato dall’Autorità bancaria europea. Altro pilastro, che la banca definisce “fondamentale” del piano è il progetto di banca online – battezzata col nome Widiba in settimana a Milano – “per il rilancio del business e il ritorno alla redditività”. Alla fine del secondo trimestre – chiuso con la quinta perdita di fila – 279,3 milioni – Siena aveva un core Tier1 all’11% che al netto dei Monti bond sarebbe attorno al 6,5% secondo le stime degli analisti.
L’aumento di capitale – che dovrà ripagare nel corso del 2014 una parte rilevante del prestito pubblico – è destinato a rivoluzionare l’assetto proprietario della banca più antica del mondo, da sempre controllata dalla città di Siena attraverso la Fondazione Mps.

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