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Mps, si complica la stesura del piano industriale

Tempi ancora lunghi ed esito incerto per Banca Mps. Bond e azioni resteranno sospesi a lungo

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Tempi ancora lunghi ed esito incerto per Banca Mps. Bond e azioni resteranno sospesi a lungo

Sembra complicarsi il cammino di Banca Mps verso la ricapitalizzazione precauzionale. Secondo quanto emerso nel week-end, ci sarebbe un dettaglio tecnico emerso la settimana scorsa, ovvero che le risorse pubbliche, pari ad almeno 6,6 miliardi, non potranno essere utilizzate per coprire le perdite derivanti dalla svalutazione delle sofferenze.

E’ quanto risulta a Il Sole 24 Ore, secondo il quale questo dettaglio ha complicato non poco la stesura del piano, attualmente allo studio della banca insieme agli advisor Mediobanca e Lazard e che inevitabilmente avrà nella dismissione degli Npl il suo elemento chiave.

 

Banca Mps stretta fra governo, Bce e Ue

 

C’e’ da sottolineare che il Monte e’ la prima banca a ritrovarsi contemporaneamente sotto i ferri di Bce e Commissione Europea, e da gennaio sta sperimentando quanto sia difficile mettere d’accordo due authority che chiedono nei fatti l’opposto. Francoforte vuole una ricapitalizzazione più ampia possibile (tanto è vero che a dicembre ha alzato il fabbisogno da 5 a 8,8 miliardi), Bruxelles preferirebbe qualcosa di poco invasivo perché si tratta di risorse pubbliche e quindi di aiuti di Stato. Un problema politico prima che finanziario, che vede Mps (e un po’ anche l’Italia) subire un assetto senz’altro non ottimale della governance bancaria europea.

 

Npl non potranno essere coperti da aiuti di Stato

 

La disciplina europea sugli aiuti di Stato, ha ricordato Bruxelles nelle prime interlocuzioni informale dei giorni scorsi, prevede che le risorse pubbliche non possono essere utilizzate per coprire perdite già registrate o prevedibili. La morale è che Siena non potrà utilizzare i 6,6 miliardi in arrivo dallo Stato per coprire le svalutazioni su crediti deteriorati (per ora 28 miliardi).

Ma dovrà limitarsi ad utilizzare il capitale proprio e i 2,2 miliardi derivanti dalla conversione dei bond subordinati. La quadratura del cerchio non è facile e difficilmente il piano potrà finire giovedì in Cda, e per l’approvazione del Board si dovrà aspettare, come gia’ previsto, almeno la settimana successiva, la riunione che potrebbe essere il 9 o 10 marzo, per poi inviare una trattativa che difficilmente si chiuderà prima di maggio. Improbabile quindi, conclude il quotidiano, che lo Stato possa entrare prima dell’estate e che i titoli – azioni e Bond senior – possano tornare gli scambi a breve.

 

Banca Mps, fra Bce, Eu ed elezioni politiche anticipate

 

Al di là di quanto racconta la stampa, lo scenario – secondo i più attenti osservatori – appare ancora più complicato. Da un lato, l’esigenza di ricapitalizzazione di Mps non è impellente e la liquidità è assicurata dall’emissione di bond con garanzia pubblica (ne sono già stati emessi per 7 miliardi). Inoltre, mantenendo sospese azioni e obbligazioni (subordinate e senior), Mps non incorre in rischi di mercato e, più il tempo passa meno l’immagine del gruppo bancario ne viene ulteriormente compromessa. Dall’altro, invece, c’è il quadro politico che vede il governo impotente ad agire sul sistema bancario nazionale, pur disponendo di 20 miliardi di scudo pubblico, e impegnato a far quadrare i conti con Bruxelles (è attesa per aprile una manovra correttiva di finanza pubblica per 3,4 miliardi). Tutto quindi, pare si voglia rimandare a dopo le elezioni che, molto probabilmente, saranno anticipate a giugno. E fra una cosa e l’altra il nuovo governo potrà essere pienamente operativo solo ad autunno inoltrato.

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