Moody’s conferma il rating sull’Italia, ma la ripresa resta un miraggio

L'agenzia non cambia giudizio sul debito tricolore a Baa2 ma rivede ancora al ribasso le stime di crescita. Nel 2013 si contrarrà dell'1,8% ma i conti adesso sono a posto. La parola passa ai mercati con l'asta sui Btp decennali di lunedì

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L'agenzia non cambia giudizio sul debito tricolore a Baa2 ma rivede ancora al ribasso le stime di crescita. Nel 2013 si contrarrà dell'1,8% ma i conti adesso sono a posto. La parola passa ai mercati con l'asta sui Btp decennali di lunedì

L’agenzia di rating Moody’s conferma il giudizio Baa2 sul debito italiano. Con un comunicato diramato a mercati chiusi, gli analisti americani hanno fatto il punto della situazione sulle finanze del Bel Paese e, pur considerando gli enormi sforzi intrapresi per il risanamento dei conti, hanno deciso di mantenere inalterato il giudizio sulla qualità del credito tricolore con tendenza al ribasso (outlook negativo). Della serie, rimandati a settembre!

 

Per Moody’s il pil scenderà dell’1,8% quest’anno. L’outlook rimane negativo

 

Il ritrovato clima di fiducia nelle recenti aste dei titoli pubblici, che ha visto fra l’altro i tassi sui Bot semestrali scendere al minimo storico, non è quindi stato recepito come punto di svolta da Moody’s. L’agenzia, infatti, teme per le prospettive di crescita dell’economia italiana, vista come una delle più deboli nei paesi dell’eurozona. Non solo, Moody’s ha anche rivisto al ribasso le stime di crescita per l’Italia con un Pil che nel 2013 si contrarrà dell’1,8% a fronte dell’1,0% precedentemente stimato. L’economia tornerà a crescere nel 2014 quando segnerà un +0,2%. Sono ormai vari trimestri che l’Italia è in recessione e – come osservano gli economisti – a periodi lunghi di contrazione economica seguono anche fattori di erosione del tessuto sociale e del risparmio (disoccupazione, povertà, crollo dei risparmi) che allontanano nel tempo la ripresa. In un mondo globalizzato, poi, le politiche monetarie e creditizie delle banche centrali tendono ad essere poco incisive rispetto al passato, quando bastava svalutare la moneta per rilanciare un’economia. Non a caso, quindi, la ripresa economica italiana è percepita come un miraggio per gli analisti di Moody’s.

 

Pressione fiscale da primato mondiale e assenza di riforme bloccano la ripresa

 

PIL

Il problema riguarda un po’ tutta l’Europa, dove anche in Germania cominciano a percepirsi segnali di rallentamento, ma per quanto riguarda nello specifico l’Italia la crisi deriva per buona parte dall’eccessiva pressione fiscale (una delle più alte al mondo). Ne derivano scarsi investimenti da parte delle imprese che preferiscono chiudere o andare all’estero dove la mano del fisco è nettamente più leggera. Conseguentemente – come nota Moody’s – il sistema bancario italiano è debole e il credito, soprattutto per le piccole e medie imprese, “motore di crescita dell’Italia, resta “limitato e costoso”. Se a ciò si aggiunge anche lo stallo politico nella formazione di un nuovo governo capace di fare quelle riforme di cui l’Italia ha bisogno, il quadro recessivo si completa da sé. “Nonostante gli sforzi per la formazione di un nuovo governo, senza un consenso fermo e un chiaro mandato – sottolinea Moody’s – le prospettive per ulteriori riforme economiche appaiono deboli” e il rischio è una crescita limitata. L’Italia resta quindi “suscettibile a una perdita di fiducia degli investitori a causa dello stallo politico e del rischio contagio dagli altri paesi periferici”. Ragion per cui l’outlook sul Paese resta negativo.

La parola passa ai mercati con l’asta dei Btp a 5 e 10 anni attesa per lunedì

 

btp

Ma se questo è giudizio dell’agenzia di rating, ora la parola passa ai mercati. L’attenzione si sposta quindi a lunedì, quando saranno messi sul mercato Btp a 5 e 10 anni da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze a conclusione della tornata delle aste di fine aprile. E si tratterà di un vero e proprio banco di prova da parte dei mercati, sia sul giudizio di Moody’s arrivato a mercati chiusi, sia sull’esito che avrà avuto il negoziato politico che punta alla nascita del nuovo governo Letta. Le premesse per un buon successo dell’asta a lungo termine ci sono comunque tutte, come ampiamente scontato dall’asta dei Ctz e dei Bot che ha visto i rendimenti scendere ai minimi storici.

 Ma anche i fondamentali economici del Paese appaiono adesso più incoraggianti rispetto solo a un anno fa. Le dolorose riforme e i tagli del governo Monti, infatti, sembrano aver funzionato per riequilibrare i conti pubblici. Il rapporto tra deficit e Pil è migliorato nel 2012 e adesso viaggia intorno al 2,9%, mentre negli ultimi tre mesi del 2012 l’avanzo primario è risultato positivo per 17, 9 miliardi. E per il 2013 Bruxelles prevede un ulteriore miglioramento con un avanzo primario che si dovrebbe attestare al 5,1% e con un debito pubblico che non dovrebbe più salire. Meglio di tanti altri paesi europei.

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