Monte dei Paschi: un bond da 500 milioni per stare a galla

Un pool di banche è riuscito a raccogliere fondi per dare ossigeno all’istituto senese sull’orlo del baratro. Prestito biennale al 5% per due anni in attesa della chiusura di 400 sportelli

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Un pool di banche è riuscito a raccogliere fondi per dare ossigeno all’istituto senese sull’orlo del baratro. Prestito biennale al 5% per due anni in attesa della chiusura di 400 sportelli

Anche la disastrata Banca Monte dei Paschi è riuscita ad emettere un bond approfittando del clima favorevole che si è creato ultimamente sui mercati. Con un’operazione lampo curata da Morgan Stanley, Natixis e altre banche, l’istituto senese è riuscito a raccogliere 500 milioni di euro pagando un premio di 450 punti base sopra il mid swap per una scadenza biennale. Il nuovo bond senior MPS dedicato agli investitori istituzionali, emesso a 99,78 e negoziabile per tagli minimi da 100.000 euro nominali, pagherà due cedole annuali del 4,875% fino al 19 settembre 2014 per un rendimento che sfiora il 5% lordo a scadenza. Un collocamento che gli analisti hanno giudicato anomalo e forzato, probabilmente dalla Banca d’Italia che sta vigilando giorno per giorno sulle attività dell’istituto guidato dall’a.d. Fabrizio Viola. E’ probabile – commenta uno di essi che preferisce mantenere l’anonimato – che i 500 milioni siano stati raccolti anche su garanzia (non esplicita) che lo Stato o un altro grosso istituto bancario molto probabilmente assumerà il controllo di MPS da qui a fine anno. Come anche affermato da Viola, in un’intervista rilasciata di recente al Wall Street Journal, che gli azionisti rischiano di perdere il controllo della banca, se questa non riuscirà a rivitalizzare le proprie attività e a ottenere un livello di rifinanziamento necessario a ripagare il debito nei confronti dello Stato in un tempo ragionevole. L’ammontare di questo debito – aggiunge Viola – supera il valore di mercato della banca e questa disparità crea incertezza sul futuro assetto proprietario di MPS. Parole che pesano come macigni, ma che non nascondono la verità sullo stato di salute di una banca le cui casse sono state allegramente svuotate in passato da amministratori e politici sperperando denaro a destra e (soprattutto) a sinistra.

Poi la crisi finanziaria ha fatto il resto mettendo a nudo gli ammanchi a bilancio.

 

Lo Stato salverà Monte dei Paschi a caro prezzo. E il debito pubblico?

 

Monte dei Paschi lo scorso mese di giugno aveva chiesto 3,4 miliardi di euro allo Stato, aiuto vitale per poter rispondere ai requisiti dell’Eba (l’Ente europeo di vigilanza). L’accordo prevede che la banca possa restituire questo denaro sottoforma di azioni a un prezzo di 0,80 centesimi, quindi a tutto vantaggio dell’istituto di credito le cui quotazioni sono al momento quasi di quattro volte inferiori (vedi grafico a lato). Una vergogna – commentano i cittadini – costretti a salvare ancora una volta una banca di fatto fallita, uno dei simboli di quel potere finanziario che ha generato la pesante crisi economica che stiamo attraversando e per la quale sono chiamati ancora una volta a rapporto i contribuenti. In altre parole è come se ognuno italiano, volente o nolente, si fosse ulteriormente tassato per tenere in piedi un istituto che andrebbe lasciato al suo destino. Il pagamento in azioni anzichè in contanti – afferma Fabrizio Spagna, a.d. di Axia Financial Research – è vitale per la banca, e un buon affare. Ma per lo Stato è un’operazione molto sfavorevole e il debito pubblico non potrà che salire ulteriormente.

 

Esuberi Monte dei Paschi: Al via la chiusura di 400 sportelli MPS

Dal punto di vista strettamente economico, nel secondo semestre del 2012, dopo svalutazioni su crediti per 400 milioni, Mps ha perso 26 milioni di euro. Da qui è un attimo arrivare alla perdita netta finale di 1,67 miliardi, determinata dalla svalutazione dell’avviamento (1,5 miliardi), che è il lascito dell’operazione Antonveneta. Appena più contenuto, invece, il rosso registrato sull’intero semestre al 30 giugno (1,62 miliardi), visto che nei primi tre mesi era stato conseguito un piccolo utile di 54 milioni. A fronte di questi dati, lo scorso mese di agosto l’agenzia internazionale Standard&Poor’s ha rivisto nuovamente al ribasso il rating di MPS. In particolare ha ridotto lo Stand Alone Credit Profile (SACP) a ‘bb+’ da ‘bbb’e i rating a lungo e breve termine a ‘BBB-’/‘A-3’ da ‘BBB’/‘A-2’. L’amministratore delegato Viola ha ribadito quindi che i conti dimostrano l’impossibilità di differire il piano industriale MPS, anzi probabilmente si deve accelerare. I manager stanno quindi negoziando con i sindacati la chiusura di circa 400 filiali precisando che la banca spera di trattenere intorno al 90% dei clienti dopo le chiusure.

L’istituto senese sta inoltre completando la cessione della sua quota di controllo in Biverbanca e sta cercando di vendere Consum.it. Mps prevede inoltre di esternalizzare le attività di back office e di semplificare le strutture interne, con l’obiettivo di tagliare 4.600 posti di lavoro, incluse le posizioni nelle compagnie che pianifica di cedere.

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