Monte dei Paschi: giù le mani dalle obbligazioni subordinate

Bond subordinati Mps a rischio conversione in azioni, alcuni fondi hanno dato la disponibilità. Ma sullo swap, il governo Renzi si gioca la faccia e non solo

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Bond subordinati Mps a rischio conversione in azioni, alcuni fondi hanno dato la disponibilità. Ma sullo swap, il governo Renzi si gioca la faccia e non solo

Si complica la gestione del “salvataggio” di Banca Mps. Più passa il tempo e più le cose faticano a trovare la quadra nella imbrogliata vicenda Mps di cui si parla ormai costantemente ogni giorno. Intanto le azioni aggiornano i minimi in borsa e i bond subordinati sfiorano rendimenti del 40%.

Sullo sfondo l’incapacità manifesta del governo Renzi di sbrogliare una matassa di cui il Tesoro è diventato azionista di riferimento (ha il 4% di Banca Mps). E dopo la figuraccia rimediata dieci mesi fa con il salvataggio, per decreto, di Banca Marche, Popolare Etruria, Carichieti e Carife, per le quali migliaia di piccoli risparmiatori hanno perso tutto, dalla sera alla mattina, vedendosi azzerare il valore dei loro investimenti in obbligazioni subordinate. Come noto, 300 milioni di euro in capo a migliaia di risparmiatori sono andati in fumo e sono costati all’esecutivo l’impopolarità e la caduta di gradimento all’interno dello stesso Partito Democratico che lo sostiene.

Coi bond subordinati Monte dei Paschi, il governo rischia la tenuta

Ma se sulle quattro banche regionali il governo “ci aveva provato” per sondare le reazioni degli investitori, salvo poi pagare a caro prezzo l’operazione di salvataggio (un fondo apposito è stato istituito con la legge di stabilità 2016 per provvedere agli indennizzi degli obbligazionisti subordinati), sul Monte dei Paschi Renzi rischia grosso. Anche perché i bond subordinati Mps sono tanti, ammontano a circa 4,5 miliardi di euro. E dagli istituzionali ai risparmiatori retail che ne possiedono almeno il 50% è giunto un messaggio chiaro sulla possibilità di conversione forzata in azioni: giù le mani dai bond! Un monito che suona come una terribile minaccia per il Partito Democartico che fonda le sue radici proprio nelle regioni coperte (e innaffiate) dal gruppo Mps, oltre che per tutto l’estabishment bancario e finanziario del Paese che gli ruota intorno. A partire da Jp Morgan che sta tirando le fila ai piani alti di Mps per spolparne quel che ancora resta di buono (al 30 giugno 2016 la banca aveva chiuso in utile di 302 milioni di euro).

Aumento capitale Mps solo con conversione bond in azioni

Di questo il premier Renzi è pienamente consapevole, ma il suo esecutivo è debole, stretto fra l’incudine (referendum costituzionale dall’esito incerto) e il martello (Bce che chiede soluzioni incisive e rapide) e non è in grado di trovare una soluzione accomodante, se non quella di affidare ciecamente a banche d’affari internazionali il compito di risolvere il problema della ricapitalizzazione di Mps preservando al contempo gli interessi della politica. In questo senso l’Ad Viola e il presidente Tononi sono stati cacciati prima che venisse varato il business plan mandando su tutte le furie la Bce. Anche perchè, un aumento di capitale fino a 5 miliardi di euro, allo stato attuale, appare sempre più difficile da realizzare man mano che passa il tempo, se non previa e veloce cessione di 27 miliardi di Npl lordi e il sacrificio di una buona fetta di obbligazioni subordinate che dovrebbero essere convertite in azioni. Già, ma a quale prezzo? I crediti deteriorati dovrebbero essere ceduti al 33% del loro valore (9,2 miliardi), una percentuale ritenuta troppo ottimistica per gli esperti. mentre le azioni Mps valgono oggi poco più di 18 centesimi con la capitalizzazione del terzo gruppo bancario nazionale che è scesa a 552 milioni di euro. Logico prevedere che quasi nessuno sarà disposto ad approvare una conversione volontaria di bond in equity con forte penalizzazione e un fair value della banca post aumento ancora tutto da stimare. Sempre che non vi siano altri scheletri nell’armadio.

Alcuni fondi pronti a convertire bond Mps in azioni

E mentre a Siena ogni giorno si combatte un braccio di ferro fra banche d’affari per la gestione della messa in sicurezza di Mps a suon di milioni di euro in commissioni (da ultimo sarebbe comparso anche un interessamento da parte dei fondi arabi del Quatar), alcuni fondi d’investimento anglosassoni detentori di bond subordinati Mps per circa 500 milioni di euro nominali – secondo fonti di stampa – si sono resi disponibili alla conversione volontaria dei titoli in azioni alla pari. Il prezzo sarebbe di 100 e riceverebbe il via libera dalla Commissione Ue che aveva approvato l’anno scorso lo stesso schema utilizzato per sostenere l’aumento di capitale per due banche greche (EuroBank e Alpha Bank). Ma il problema è che le banche d’affari che affiancano Mps nella gestione dell’aumento, Jp Morgan e Mediobanca, vorrebbero che l’operazione fosse condotta a sconto. E’ comunque un primo passo sulle intenzioni degli investitori istituzionali di giungere a una soluzione “pacifica” che non penalizzi i risparmiatori retail. Quelli che, poi, andranno a votare per il referendum costituzionale a fine novembre proposto dal governo Renzi e che appaiono sempre più indecisi di fronte alla discesa inesorabile dei prezzi dei bond in borsa.

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Argomenti: Banca MPS, Obbligazioni High Yield, Obbligazioni subordinate