É il momento giusto per riprezzare i mercati obbligazionari?

L’accelerazione della Fed sull’aumento dei tassi USA influirà sui rendimenti dei bond. IL commento degli esperti

di Mirco Galbusera, pubblicato il
L’accelerazione della Fed sull’aumento dei tassi USA influirà sui rendimenti dei bond. IL commento degli esperti

Dopo la crisi finanziaria, le misure aggressive di allentamento monetario hanno ridotto i premi che gli investitori richiedevano per acquistare obbligazioni. Tuttavia, alla luce dello spostamento delle principali banche centrali verso la stretta monetaria, il compenso richiesto per acquistare obbligazioni dovrebbe aumentare. Ma quali tipi di premio sono più a rischio in questa nuova era dei mercati del reddito fisso?

I titoli di Stato dei mercati sviluppati hanno subito notevoli pressioni nel corso delle scorse settimane, via via che gli investitori hanno iniziato a riprezzare il premio di liquidità legato alle azioni delle banche centrali. Dopo diversi anni in cui il denaro è stato immesso nel sistema finanziario globale, la situazione sta cambiando e la liquidità sta venendo meno – fa notare Quentin Fitzsimmons, gestore obbligazionario globale, T. Rowe Price -. Le banche centrali si stanno muovendo verso la stretta monetaria in maniera sincronizzata, e si specula anche sul fatto che la Bank of Japan potrebbe prendere in considerazione l’idea di rimuovere una parte di liquidità dai mercati, permettendo ai rendimenti di alzarsi lievemente.

 

La Bank of Japan

 

Il timore di rimanere esclusa è reale per la Bank of Japan, che corre infatti il rischio di essere l’ultima tra le principali banche centrali a continuare ad immettere liquidità in un momento in cui le altre sono pronte per introdurre condizioni monetarie restrittive. La recente correzione ha aiutato a prezzare in maniera corretta i premi più elevati in alcuni Paesi. Negli Stati Uniti per esempio, il tasso di breakeven 5Y/5Y al momento si trova attorno al 3,25%, ovvero al di sopra delle aspettative attuali della Fed sul tasso terminale di lungo termine, pari al 3% circa.

 

L’inflazione

 

Parlando invece dei premi per l’inflazione, dopo diversi anni di inflazione contenuta, c’è ora la possibilità che le pressioni sui prezzi aumentino nei mercati sviluppati, in un contesto di crescita globale più solida, prezzi del petrolio più elevati e mercati del lavoro in buona salute in diversi Paesi sviluppati. La Germania spicca in quest’ottica: grazie a livelli di disoccupazione minimi e a una continua forza dell’economia, esiste il rischio che le pressioni sui prezzi nel Paese più grande dell’Eurozona potrebbero iniziare a salire, aiutate forse anche da una Banca Centrale Europea che non si muove abbastanza velocemente.

 

La BCE

 

La BCE si è in realtà legata le mani decidendo di impegnarsi in un piano di forward guidance di 18 mesi. C’è il rischio che le pressioni sull’inflazione inizino a comparire presto, soprattutto in Paesi come la Germania, dove si sta restringendo rapidamente il gap dell’output. Il prezzo dei titoli di Stato tedeschi a 30 anni deve ancora riflettere questi rischi e di conseguenza è emerso come uno dei titoli di Stato dei mercati sviluppati migliori per esprimere una predilezione per una breve duration o per posizioni di sottopeso. In altri mercati, riteniamo che i titoli inflation-linked continua rappresentare un’attraente opportunità di protezione contro il rischio dell’aumento delle pressioniinflative. Gli Stati Uniti in particolare continuano ad offrire un valore notevole.

Intanto, la domanda per il credito continua ad essere abbastanza solida, via via che la forte crescita globale e il contesto di bassi tassi di default continuano a supportare i fondamentali. Tuttavia, il premio per il credito sembra essere in qualche modo tirato, con gli spread a livelli minimi rispetto ai titoli di Stato, soprattutto se analizzati su una base aggiustata per il rischio. In maniera simile, il differenziale tra le obbligazioni con rating BBB e titoli con rating B è a livelli minimi – ciò generalmente indica che il mercato non sta più differenziando tra rating e strutture di rischio diversi.

Alcuni mercati del credito sono prezzati su previsioni ottimistiche: il premio tra gli ABS autoprime con rating BBB e gli ABS auto subprime con rating BBB è quasi inesistente, in un momento in cui le insolvenze nei subprime auto sono tornate ai livelli del 2008. Queste condizioni indicano che potrebbe essere il momento adatto per un riprezzamento dei premi del credito su livelli più elevati. Ma quale sarà il fattore scatenante? Maggiori emissioni di bond, minori acquisti delle banche centrali o il cambiamento del sentiment degli investitori? Sebbene il catalizzatore potenziale per spread più ampi sia ancora indefinito, la volatilità mostrata recentemente dai mercati del credito ci ricorda – conclude Fitzsimmons – che gli investitori probabilmente richiederanno un premio per il credito più elevato ad un certo punto nel 2018.

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Argomenti: Macroeconomia