Minibond, un successo straordinario ma solo per pochi

Il mercato dei Minibond vale 5,5 miliardi con più di 150 titoli quotati. Le sottoscrizioni sono però riservate solo a investitori qualificati

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Il mercato dei Minibond vale 5,5 miliardi con più di 150 titoli quotati. Le sottoscrizioni sono però riservate solo a investitori qualificati

I minibond hanno fatto breccia nel mercato dei capitali. Grazie al Decreto Sviluppo (83/2012) ai tempi del governo Monti, tante piccole e medie imprese italiane hanno potuto beneficiare di canali di finanziamento alternativi a quelli bancari, sempre più ristretti. Così, le Pmi, vero e proprio motore di crescita economica in Italia, hanno trovato nei Minibond una valida ed efficiente scappatoia per poter fronteggiare la crisi del credito imparando al contempo a sfruttare le potenzialità offerte da questi nuovi strumenti finanziari. Dati alla mano – secondo quanto riferito da Barometro Minibond Market Trends, elaborato da Minibonditaly.it – il mercato italiano dei Minibond è arrivato a valere qualcosa come 5,5 miliardi di euro su circa 150 titoli collocati e solo negli ultimi 12 mesi le emissioni totali quotate sul mercato regolamentato ExtraMOT Pro di Borsa Italiana sono state più di 50. Una crescita annua di circa il 15% per il mercato globale dei minibond, con una forte predominanza delle emissioni di taglio inferiore a 50 milioni (che sono cresciute ad un tasso superiore al 60% e valgono oggi ca. 1,2 miliardi di euro del totale). Particolarmente interessante – si apprende dallo studio di Barometro Minibond – è il trend netto e costante nei mesi di riduzione del taglio medio, della maturity e del tasso di interesse. A fine 2015 un minibond “tipo” è sottoscritto per un ammontare pari a 9,3 milioni di euro, con una scadenza di 5,4 anni e ad un tasso di interesse del 5,6%.  

Minbond inaccessibili ai risparmiatori retail

  Ma se dal punto di vista degli emittenti il Minibond si è rivelato un successo, dal punto di vista dell’investitore comune resta uno strumento finanziario inaccessibile. I minibond sono infatti emessi solo ed esclusivamente a favore di investitori professionali o qualificati e negoziabili quasi sempre per importi minimi di 100.000 euro. Inutile dire che a riempirsi i portafogli di Minibond siano i fondi di investimento e, in misura minore, i manager o i soci delle Pmi. Per i risparmiatori retail la via è preclusa. A differenza, ad esempio, che in Germania dove le obbligazioni emesse da Pmi vengono spesso offerte in sottoscrizione ai piccoli risparmiatori e quotate sulla borsa di Francoforte con tagli da 1.000 euro, in Italia il mercato dei Minibond sembra rimanere una prerogativa per pochie eletti. Semplice scelta politica o questione o c’è dell’altro? Secondo gli esperti, la decisione di collocare i Minibond spetta sempre in ultima istanza all’emittente che, nella maggior parte dei casi, però, si rivolge a fondi di investimento e banche per assicurarsi il funding. Diversamente, se una Pmi, poco conosciuta, non quotata e senza rating andasse sul mercato retail, farebbe fatica a raccogliere i fondi necessari. Soprattutto in un periodo congiunturale critico e in un contesto sociale dove manca una adeguata informazione e cultura finanziaria. Il che depone tutto a favore degli investitori qualificati che hanno la possibilità di ottenere informazioni più dettagliate sullo stato di salute dell’emittente disponendo altresì delle risorse necessarie per poter garantire la sottoscrizione completa dei Minibond e il successo dell’emittente. Sempre secondo Barometro Minibond, a fine dicembre 2015 i fondi di privat debt avevano investito più di 500 milioni in Pmi italiane con il fondo Anthilia Bond Impresa Territorio che faceva da traino con più di 200 milioni di euro raccolti.

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Argomenti: Minibond

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