Mercato obbligazionario: 2018 l’anno del ritorno del rischio politico?

Gli appuntamenti politici del 2018 rendono incerto il proseguimento del rally dei mercati obbligazionari. Il punto degli esperti di T. Rowe Price

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Gli appuntamenti politici del 2018 rendono incerto il proseguimento del rally dei mercati obbligazionari. Il punto degli esperti di T. Rowe Price

Il contesto politico imprevedibile negli Stati Uniti, le continue tensioni geopolitiche, le elezioni in Italia e in diversi Paesi emergenti sono solo alcuni dei numerosi rischi politici che i mercati dovranno affrontare quest’anno. La domanda è: gli investitori obbligazionari dovrebbero scontare questi rischi nel valutare le varie opportunità? E in che modo?

Il rischio politico non è stato poi così rilevante nel 2017 – osserva Arif Husain, Portfolio Manager e Head of International FixedIncome, T. Rowe Price. Le brutte notizie sono comparse e sparite senza creare molto allarmismo nei mercati e gli sforzi di proteggere i portafogli dagli eventi di rischio non hanno ripagato. La decisione di acquistare protezioni sul won sudcoreano, per esempio, non è stata di beneficio per gli investitori, nonostante l’escalation di tensioni con la Corea del Nord. Allo stesso modo, sottopesare i titoli di Stato spagnoli non ha prodotto alcun successo, visto che c’è stata una ricaduta minima legata al referendum non ufficiale sull’indipendenza della Catalogna.

La mancata volatilità attorno agli eventi politici nel 2017 ha portato alcuni attori a domandarsi se fosse il caso di adottare un approccio più rilassato nei confronti dei mercati obbligazionari quest’anno. Tuttavia – dice Husain  non crediamo che questa sia una soluzione ottimale: preferiamo essere troppo cauti, piuttosto che il contrario. Con il senno di poi, visti i ripetuti lanci di missili da parte della Corea del Nord nel 2017, avremmo comunque investito per proteggerci contro una potenziale crisi geopolitica.

 

Le elezioni nei paesi emergenti

 

Per quanto riguarda il 2018, nel segmento dei Mercati Emergenti, il focus è sulle elezioni: Russia, Colombia, Indonesia, Messico, Malesia, Brasile e Thailandia, che insieme rappresentano più del 50% dell’indice dei Mercati Emergenti di JP Morgan, hanno in programma elezioni presidenziali, generali o locali quest’anno. Nell’avvicinamento a tali elezioni spesso si assiste a distorsioni dei prezzi e alla nascita di opportunità per gli investitori di medio termine.

I mercati obbligazionari possono avere reazioni esagerate prima delle elezioni, ciò è successo per esempio in Sudafrica lo scorso anno. In quel caso la volatilità del mercato – prosegue Husain  – ci ha permesso sostanzialmente di ri-entrare nel mercato dei bond locali ad un livello più attraente. Anche le valute possono essere influenzate dal rischio politico. Un esempio attuale è il peso messicano: il Messico non si sta solo preparando alla possibilità della vittoria delle elezioni presidenziali del candidato di sinistra Andres Manuel Lopez Obrador, ma deve anche affrontare la minaccia di breve termine del ritiro degli Stati Uniti dal North American Free Trade Agreement (NAFTA). Questo contesto rende gli asset messicani vulnerabili ad ulteriori rischi politici nel breve termine.

 

Il rischio politico

 

Tuttavia, il rischio politico non riguarderà soltanto i Paesi emergenti nel 2018, ma sarà un tema fondamentale anche per i Mercati Sviluppati. Negli Stati Uniti, continua ad essere incerto se l’amministrazione Trump riuscirà a mantenere le promesse della campagna elettorale: mentre la riforma fiscale è stata portata a termine, le riforme dello stimolo fiscale e del settore sanitario continuano ad essere rimandate. A livello internazionale, l’amministrazione Usa inizierà il complesso processo di rinegoziazione del NAFTA con il Canada e il Messico, una prospettiva che sembra aver gravato sul dollaro nell’ultimo periodo. Infine, le preoccupazioni riguardo al rafforzamento delle forze populiste in Europa si sono ridotte, ma i rischi persistono nelle elezioni in Italia attese per il 4 marzo, e nel rumore di fondo sul processo di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, che dovrebbe continuare nel corso del 2018.

Tutto ciò rende il contesto politico molto interessante, si presenteranno diverse opportunità, ma dovremo reagire velocemente – conclude Husain  –. La dislocazione dei prezzi sul breve termine si potrà sfruttare solo se i temi di investimento fondamentali sul medio termine rimarranno solidi.

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Argomenti: Macroeconomia