Mercato dei bond: una bolla di proporzioni colossali

I rendimenti delle obbligazioni governative sono negativi un po’ ovunque e il rischio di un crash di dimensioni planetarie non è affatto remoto

di Mirco Galbusera, pubblicato il
I rendimenti delle obbligazioni governative sono negativi un po’ ovunque e il rischio di un crash di dimensioni planetarie non è affatto remoto

La finanza mondiale è (ancora) in piena bolla. Questa volta, però non sono i mercati azionari i driver principali, ma le obbligazioni governative. Da quando è scoppiata la crisi la crisi dei mutui subprime nel 2007-2008 con il fallimento di Lehman Brothers, il mercato non è più lo stesso. Il bisogno di sicurezza degli investitori e i timori di una recessione globale di lungo periodo hanno spinto, da una parte i governi delle maggiori potenze economiche mondiali verso politiche di austerità per contenere l’esplosione del debito pubblico e, dall’altra le banche centrali ad abbassare il costo del denaro fino a zero. I soldi sono fuoriusciti dai mercati azionari per entrare in quelli obbligazionari al punto che oggi il rendimento di un terzo del debito pubblico mondiale è finito sotto zero. Le paure ricorrenti dei risparmiatori, amplificate dai media al servizio della speculazione hanno poi alimentato questo trend che sembra non avere più fine. Con le banche gli investitori istituzionali (forti dell’industria dei fondi d’investimento) che continuano a riempirsi i portafogli di titoli di stato (soprattutto europei e giapponesi) nella convinzione perenne che le banche centrali poi li riacquisteranno a prezzi più alti grazie ai programmi di acquisto (quantitative easing). Ma un punto di non ritorno c’è sempre, in tutte le cose. Resta solo da capire chi e quando rimarrà col cerino in mano.

Bond, un terzo del debito mondiale rende negativamente

E’ quindi evidente che il mercato obbligazionario “investment grade”è in piena bolla speculativa. Una bolla epica, di proporzioni colossali, come l’ha definita Peter Boockvar, capo analista per The Lindsey Group, davanti ai microfoni della CNBC’s. I Threasuries sono ai massimi livelli di sempre, così come i bond giapponesi, quelli svizzeri, i Gilt inglesi e i Bund tedeschi. E la corsa a comprare titoli di stato sembra non finire mai, con i fondi assicurativi che non riescono più a garantire un minimo ritorno futuro alle polizze vita, mentre il mercato azionario europeo e giapponese è, al contrario, a forte sconto rispetto ai fondamentali delle società che, pure, si stanno finanziando a tassi d’interesse mai visti prima. Per Boockvar, siamo seduti su una polveriera pronta ad esplodere non appena i capitali cominceranno a defluire dai bond alle azioni. Tutto sta nel sapere quando e soprattutto se ci sarà un crash o un soft landing. E molto dipenderà dall’indebitamento degli stati e dalla loro capacità di approfittare dei tassi negativi per ridurre il debito pubblico. Cosa che non sta avvenendo quasi da nessuna parte, visto che i governi approfittano dei minori costi di finanziamento per mantenere elevati livelli di spesa (come in Italia).

Il debito mondiale è cresciuto del 25% in otto anni

Purtroppo, dal 2008 il debito mondiale è continuato a crescere in maniera esponenziale ponendo le fondamenta per la crisi finanziaria in atto. In 8 anni – secondo l’agenzia McKinsey –  il debito mondiale è cresciuto di 57 trilioni di dollari raggiungendo la cifra record di 200 trilioni di dollari, a fronte di un pil globale che non riesce a stare al passo.“Livelli di debito in crescita costante – scrive l’agenzia – mettono in serio pericolo la stabilita’ finanziaria globale se alcuni paesi devono affrontare il rischio di una possibile crisi; il debito, anche nei prossimi anni, costituira’ un freno all’espansione economica del Pil mondiale e dara’ origine ad alta volatilita’ nei mercati finanziari che risulteranno essere piu’ fragili in caso di peggioramento economico globale. Dalla crisi del 2007 – osserva McKinsey -i governi (a livello mondiale) hanno incrementato il loro livello di debito di 25.000 miliardi di dollari (25 trilioni). Nelle economie avanzate tutti i 22 paesi presi in considerazione nello studio hanno visto crescere il rapporto debito/Pil del 50% dall’inizio della crisi.”. Sul punto, il Giappone è lo stato messo peggio con un rapporto debito/pil che supera il 240%, laddove i vari governi hanno  cercato di espandere l’economia creando altro debito che non è servito e non viene usato per investimenti, ma per sostenere i consumi.

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Argomenti: Btp

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