Mercato degli eurobond alla prova degli acquisti BCE, cosa ci dicono i primi dati

Gli acquisti di obbligazioni in euro private e sovrane da parte della BCE sono ripartiti il 2 novembre scorso. E i dati sulla prima settimana ci dicono cose interessanti.

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Gli acquisti di obbligazioni in euro private e sovrane da parte della BCE sono ripartiti il 2 novembre scorso. E i dati sulla prima settimana ci dicono cose interessanti.

Gli acquisti netti di assets con il cosiddetto “quantitative easing” della BCE sono ripartiti dal 2 novembre scorso, dopo una sospensione di soli 10 mesi. Ammonteranno a 20 miliardi di euro al mese e per il momento non si conosce fino a quando. Questo martedì, l’istituto ha diramato i dati relativi alla prima settimana, distinti per le quattro categorie ad oggetto del programma: covered bond o anche note come obbligazioni (bancarie) garantite, Asset-backed securities, corporate bond e titoli di stato.

Vediamo perché i numeri ci raccontano una realtà apparentemente molto interessante.

QE2 al via, la BCE torna a comprare titoli di stato

Su base settimanale, i covered bond a bilancio sono aumentati di 1,2 miliardi di euro, mentre gli Abs di 0,6 miliardi. I corporate bond acquistati sono stati pari a 2,9 miliardi, a fronte di 0,2 miliardi di rimborsi avvenuti in settimana. Infine, 6,2 miliardi il valore dei titoli di stato acquistati, a fronte di 1,7 miliardi rimborsati. Facendo due conti, otteniamo acquisti lordi per 10,9 miliardi di euro e netti per 9 miliardi. Già il totale risulta impressionante, perché ci saremmo aspettati acquisti netti nella prima settimana intorno ai 5 miliardi, un quarto dei 20 disponibili per l’intero mese di novembre.

Invece, il 45% del budget se n’è già andato per i primi giorni e ben la metà di esso è servita per acquistare obbligazioni private, tra corporate e covered bond e titoli Abs. Solo il 50% è stato impiegato per i bond sovrani, una percentuale nettamente inferiore rispetto all’82% ad essi riservata con il primo ciclo di QE. In effetti, queste sono le aspettative anche per il secondo round, cioè che la BCE destini almeno 15-16 miliardi al mese ai soli bond emessi dai governi dell’Eurozona. Come mai questo squilibrio con ogni evidenza favorevole al settore privato?

Acquisti concentrati sui corporate bond

Le spiegazioni sarebbero diverse. In primis, i dati settimanali non sono in sé significativi, perché la BCE tende a rispettare i criteri fissati nell’arco del tempo. Persino i dati mensili spesso divergono significativamente dagli obiettivi. Però, è probabile che con i rendimenti così negativi lungo la curva delle scadenze, l’Eurotower abbia optato per privilegiare le emissioni con rendimenti positivi, così da non esacerbare il fenomeno (in netto ridimensionamento negli ultimi due mesi) ed evitare di trovarsi presto a corto di Bund da acquistare, mettendo a rischio l’intera implementazione del programma.

Ma non si sottovaluti un dato. La BCE di Mario Draghi è finita nell’ultima fase del mandato sotto il fuoco incrociato delle principali potenze europee, accusata di favorire troppo gli stati più indebitati, travalicando i limiti del mandato. Con questo mix sorprendentemente diverso di acquisti rispetto alle attese, Christine Lagarde potrebbe avere voluto esordire lanciando un segnale distensivo a Germania, Olanda e Francia, in particolare. Comprando più obbligazioni private e meno titoli di stato, si sa che farebbe un favore alle grandi società del Centro-nord Europa, quelle che fanno maggiormente ricorso ai mercati per rifinanziarsi. E chissà, infine, che dietro questi numeri non si celi un sostegno diretto al mondo delle imprese, affinché abbattano ulteriormente i costi del loro indebitamento, destinando maggiori risorse agli investimenti.

Il mercato obbligazionario in euro è raddoppiato con il QE della BCE

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