Mercati emergenti: previsioni positive per i bond nel 2019

Karine Jesiolowski ha ricordato che quest'anno i paesi emergenti hanno dovuto affrontare diversi venti contrari ma nel 2019 il quadro potrebbe essere migliore

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Karine Jesiolowski ha ricordato che quest'anno i paesi emergenti hanno dovuto affrontare diversi venti contrari ma nel 2019 il quadro potrebbe essere migliore

Secondo Karine Jesiolowski – Senior Investment Specialist Emerging Market Fixed Income – Union Bancaire Privée (UBP), dopo il sell-off dei mercati nel 2018, ci si attende che il reddito fisso degli emergenti registri una performance migliore nel 2019, grazie a fondamentali solidi, alla riduzione del rischio politico e a fattori tecnici e valutazioni più favorevoli.

In una nota dedicata alle prospettive dei mercati emergenti, l’analista Karine Jesiolowski ha ricordato che quest’anno i paesi emergenti hanno dovuto affrontare diversi venti contrari, che vanno dall’aumento dei tassi negli Stati Uniti, un dollaro più forte e tensioni commerciali più forti, all’indebolimento dei prezzi delle materie prime e al deterioramento dei fondamentali in diversi paesi emergenti come la Turchia e l’Argentina. Di conseguenza, i mercati del debito emergente hanno registrato performance negative fino ad oggi.

Ancora una volta, tuttavia, si sono avute diverse performance nelle differenti sottoclassi di debito emergente. In particolare – evidenzia Karine Jesiolowski  – le obbligazioni societarie emergenti (-1,85% quest’anno al 15 dicembre) hanno avuto una performance molto migliore rispetto alle obbligazioni sovrane emergenti (-4,2%) o alle obbligazioni locali emergenti (-6,2%). Questa resilienza può essere spiegata da diversi fattori: maggiore diversificazione, migliore qualità del credito, una base di investitori più stabile e, soprattutto, una duration dei tassi di interesse più breve.

Le obbligazioni societarie emergenti investment grade (IG), in particolare, hanno perso solo l’1% nel periodo, sovraperformando le obbligazioni sovrane emergenti IG (-4,2%) e il credito USA IG (-3,7%), grazie ad una duration inferiore di soli 5 anni rispetto ai circa 7 anni per del credito sovrano emergente e di quello USA IG.

Guardando al futuro, l’esperto ritiene che gli emergenti abbiano probabilmente risolto alcune delle difficoltà economiche del 2018, che dovrebbero rendere il 2019 un anno più proficuo per gli investitori a reddito fisso in queste aree. L’outlook 2019 è più positivo, in quanto i fattori di tensione politica negli emergenti sembrano essersi attenuati e le materie prime dovrebbero rimbalzare dai livelli minimi raggiunti di recente. Inoltre, con una crescita del PIL del 3,1% (stime FMI), l’attività economica globale dovrebbe rimanere solida nel 2019. Nonostante il previsto rallentamento, i mercati sviluppati stanno ancora andando bene (2,1% dal 2,3%), il che dovrebbe tradursi in una solida domanda di beni e servizi dei mercati emergenti.

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