Alcuni mercati emergenti sono più uguali degli altri

Differenze tra i diversi Paesi emergenti e opportunità derivanti dal confronto con le economie sviluppate

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Differenze tra i diversi Paesi emergenti e opportunità derivanti dal confronto con le economie sviluppate

Il 2017 è stato l’anno dei disastri annunciati e non verificatisi. Trump non ha bloccato il commercio internazionale, Kim Jong-Un non ha dato il via a un conflitto nucleare, i mercati azionari non sono crollati dopo l’ aumento dei tassi della Fed. Si è invece prestata grande attenzione ai fondamentali, con la ripresa della crescita globale in accelerazione e un miglioramento degli utili non solo nei mercati sviluppati ma anche in quelli emergenti.

Ci aspettiamo – osserva Fabiana Fedeli, Senior Portfolio Manager Emerging Markets di Robeco – che il 2018 prosegua sulla falsariga dell’anno appena concluso: crescita degli utili sostenuta e performance dei mercati positiva fintanto che il tapering delle banche centrali procede in linea con la ripresa della crescita globale. Nel nostro scenario base, ci aspettiamo almeno tre rialzi dei tassi e l’inizio del quantitative tapering negli USA, mentre la BCE non dovrebbe modificare le attuali politiche molto accomodanti prima di settembre 2018.

Guardando ai vari mercati sembrano esserci due discriminanti principali: il primo sono le valutazioni, con l’azionario europeo che tratta a sconto rispetto agli equivalenti USA e giapponesi e l’azionario emergente in generale più conveniente di quello sviluppato. La seconda sono le revisioni degli utili, che crediamo potrebbero raggiungere un picco per i mercati sviluppati nel corso del 2018 ma che sono appena diventate positive per i mercati emergenti.

Non tutti i mercati emergenti sono uguali

Il confronto tra mercati emergenti e sviluppati è sempre interessante. I primi presentano uno sconto del 25% rispetto ai secondi (secondo il multiplo P/E attesi) e sono in una fase embrionale della ripresa, in particolare se confrontati con gli USA. Detto questo, non tutti i mercati emergenti sono uguali. Nonostante l’outlook di crescita dei mercati emergenti sia in generale positivo, esistono importanti differenze da caso a caso.

L’outlook per l’Asia è buono – dice Fedeli – anche includendo la Cina, dove ci aspettiamo che i dati di crescita diminuiscano solo in maniera graduale. Caso opposto quello dell’America Latina, dove la crescita è stata deludente. In Brasile, la crescita economica sembra finalmente in procinto di diventare positiva, ma il dato rimane basso e il deficit fiscale è ancora consistente. Il Messico mostra alcuni buoni spunti, ma l’outlook resta incerto a causa delle negoziazioni del NAFTA, accordo che potrebbe avere un impatto significativo sulla futura crescita del PIL.

Nella’area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) la crescita sta migliorando in Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria (i cosiddetti Paesi CE3) e in Russia, mentre il Sudafrica continua ad essere in difficoltà. La crescita del credito e una politica monetaria accomodante stanno aiutando lo sviluppo turco, ma questo potrebbe avvenire a spese di una persistente pressione inflativa, con il dato più recente dell’indice dei prezzi al consumo pari al 13% su base annua. Per queste ragioni, il nostro team Emerging Markets Equity continua a preferire l’Asia sia all’America Latina sia all’area EMEA, con una visione negativa su Turchia e Messico, mentre viene prestata particolare attenzione agli sviluppi politici che interesseranno Sudafrica e Brasile.

Due tipi di rischio

Due sono i rischi che i mercati emergenti e sviluppati hanno in comune. Il primo è il rischio politico, che sia dovuto alle minacce di Kim Jong-un, al risultato delle elezioni in Brasile, Messico e Italia o allo svolgimento della Brexit. Il secondo è il ritmo del tapering. Anche se ci aspettiamo una ripresa della stretta monetaria verso la fine dell’anno, le banche centrali dovrebbero muoversi a velocità ridotta nel 2018. Detto questo, se l’inflazione dovesse crescere oltre le aspettative attuali, ad esempio a causa del surriscaldamento di una delle principali economie o per via di misure politiche, potremmo assistere a un ciclo di stretta più repentina piuttosto che a una graduale risposta ai miglioramenti dell’economia globale.

Nessuno di questi rischi fa tuttavia parte dello scenario base, che sostiene la nostra view positiva rispetto ai mercati azionari dei mercati emergenti. Tuttavia, in un contesto dove tutto sembra prevedibile, persino l’imprevedibilità dei rischi – conclude Fedeli – dobbiamo prestare grande attenzione alle sorprese. Per le società in cui investiamo le sorprese sono sempre frutto dell’innovazione.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Mercati Emergenti

I commenti sono chiusi.