Mercati emergenti: la ripresa continuerà nel 2018?

Secondo uno studio di Raiffeisen Capital Management, i mercati emergenti quotano ancora con uno sconto abbastanza alto rispetto ai mercati sviluppati.

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Secondo uno studio di Raiffeisen Capital Management,  i mercati emergenti quotano ancora con uno sconto abbastanza alto rispetto ai mercati sviluppati.

Dopo due anni solidi si pone naturalmente la domanda: la ripresa dei corsi continuerà nel 2018? In termini fondamentali attualmente molto lo suggerisce. Una persistente crescita forte, un’inflazione perlopiù moderata, tassi molto bassi, abbondante liquidità globale, l’aumento degli utili aziendali, prezzi delle materie prime più alti e il miglioramento delle partite correnti in molti paesi emergenti costituiscono un ambiente molto favorevole.
A causa degli utili aziendali in crescita – osservano gli analisti di Raiffeisen –  le valutazioni azionarie sono salite solo modestamente nonostante i rialzi dei corsi. Di conseguenza, i mercati emergenti quotano, nel complesso, ancora con uno sconto abbastanza alto rispetto ai mercati sviluppati.

Tra le incertezze e i rischi per ulteriori rialzi dei corsi ci sono in prima linea i fattori esterni. Di questi fanno parte, ad esempio, un aumento molto forte dell’inflazione negli USA o nella zona euro, rendimenti nettamente più alti delle obbligazioni USA o un apprezzamento sorprendentemente forte del dollaro USA. Il contesto geopolitico è così teso come non lo era da tanto tempo (Medio Oriente, Corea del Nord, Russia-USA, possibili guerre commerciali). Questo tuttavia è stato finora trascurato dagli operatori. Anche la Cina con la sua importanza fondamentale per molti paesi emergenti rimane un fattore di incertezza. A seconda di quali riforme attuerà il governo di Pechino, nei prossimi trimestri potrebbero esserci ripercussioni sull’economia mondiale sia sotto forma di ulteriori impulsi alla crescita o di un rallentamento della Cina. Tutto sommato, secondo gli analisti di Raiffeisen continuano a esistere buone prospettive di rendimento per le azioni dei mercati emergenti nel lungo periodo. La tendenza degli utili aziendali invece si stabilizzerà e quest’anno potrebbero esserci oscillazioni dei corsi più forti dell’anno passato. Sebbene prevediamo rendimenti USA in rialzo, per noi continuano ad avere delle buone prospettive anche le obbligazioni dei paesi emergenti. Preferiamo comunque leggermente le obbligazioni in valuta locale rispetto alle obbligazioni in valuta forte.

 

Russia: mercato promettente a lungo termine

La crescita economica della Russia nel 2017 è stata migliore di quanto atteso dagli analisti, nonostante una politica fiscale e monetaria relativamente restrittiva. La dinamica economica è, tuttavia, calata nella seconda metà dell’anno. Il forte rialzo del prezzo del petrolio a fine anno è stato dunque opportuno. Favorevole per la ripresa congiunturale sono inoltre stati i tagli dei tassi d’interesse della banca centrale russa. Dato che l’inflazione è però nel contempo scesa ulteriormente (a un minimo record post-sovietico), i tassi reali in fin dei conti sono comunque aumentati. Hanno dunque ancora notevole margine verso il basso nei prossimi mesi, il che – oltre alla congiuntura (consumo, investimenti) – dovrebbe sostenere anche le obbligazioni e le azioni. Consideriamo quindi la Russia ancora un mercato molto promettente a lungo termine. Le valutazioni favorevoli e i rendimenti dei dividendi molto alti continuano a suggerirlo. L’avvenimento di politica interna più importante saranno le elezioni presidenziali in primavera. C’è grande necessità di riforme, per esempio, nel sistema finanziario, nella giustizia o nelle spesso inadeguate infrastrutture. La Russia sta facendo progressi nella diversificazione della sua economia e dipende nettamente meno dalle esportazioni di materie prime rispetto a 10 o 20 anni fa. Ma in questo senso ha ancora molta strada da compiere. Questo può essere naturalmente visto anche in chiave positiva, perché un tale processo di trasformazione apre anche numerose nuove opportunità per le imprese e gli investitori.

Paesi CE3 – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria

I paesi della regione centro-orientale nel 2017 hanno brillato con una crescita economica molto solida. Una buona congiuntura interna, un portafoglio ordini pieno nel settore manifatturiero e un boom delle esportazioni verso altri paesi UE sono state le forze trainanti principali. Polonia. Mentre la banca centrale polacca mantiene stabile il tasso guida da due anni, la banca centrale ungherese ha ulteriormente tagliato i tassi d’interesse delle scadenze brevi e lunghe. Repubblica Ceca. Al contrario, le autorità monetarie a Praga hanno lievemente alzato i tassi e prospettano altri rialzi dei tassi nel 2018. In primavera è stato interessante il fatto che la banca centrale abbia eliminato la soglia superiore, difesa per anni, del tasso di cambio della corona ceca contro l’euro. Il rialzo della corona da allora è stato, tuttavia, limitato. Per il 2018 si prevede ancora una forte crescita dell’economia dei paesi CE3, ma comunque in calo rispetto al 2017. Questo dovrebbe continuare a dare un impulso anche agli utili aziendali. I mercati azionari della regione si sono mostrati fortissimi. Soprattutto i titoli bancari hanno registrato un forte incremento. Con un guadagno pari al 26% circa le azioni polacche erano in testa alla classifica. Subito dopo è seguita la Borsa ungherese con un guadagno del 23% circa. A Praga l’indice di Borsa ha guadagnato circa il 17%. Siamo ancora positivi sui mercati azionari della regione; il ripetersi di questi forti rialzi dovrebbe però essere difficile nel 2018.

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Argomenti: Mercati Emergenti

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