Mercati emergenti, è ancora un buon momento per investire?

Analisi sulle prospettive per i mercati emergenti a cura del Team EMEA Multi Asset di Bmo Global Asset Management

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Analisi sulle prospettive per i mercati emergenti a cura del Team EMEA Multi Asset di Bmo Global Asset Management

La situazione in Turchia ha monopolizzato i titoli dei giornali nelle ultime settimane, generando un effetto domino nei mercati emergenti in generale. Su questa base, la reazione sembra essere eccessiva, tuttavia ci sono altri fattori che spiegherebbero meglio la cautela che gli investitori stanno adottando. La forza del dollaro, ad esempio, ha significato un crollo delle valute emergenti superiore al 6% in agosto – il dato peggiore dal 2012. Con queste premesse, gli investitori dovrebbero evitare i mercati emergenti o piuttosto acquistare sui recenti ribassi?

Un rafforzamento del dollaro ha tipicamente un effetto negativo sui mercati emergenti, e anche in questo caso l’assunto sì è confermato corretto. Se a ciò si aggiunge l’escalation delle tensioni commerciali alimentate dagli Stati Uniti e il rallentamento della crescita economica cinese, le condizioni non sono favorevoli per le economie dei mercati emergenti. Quest’anno le valute degli emergenti sono state particolarmente volatili e alcuni mercati azionari hanno visto perdite a doppia cifra.

Considerato questo scenario avverso, molte delle economie emergenti si sono mantenute relativamente in salute. Fanno eccezione Turchia, Argentina e Venezuela, che sono state caratterizzate da ampi deficit delle partite correnti, debiti esterni significativi e un’inflazione elevata. I mercati azionari di questi Paesi sono stati quindi interessati da vendite consistenti. Il mercato azionario turco, ad esempio, ha visto dimezzarsi il suo valore alla fine di agosto. Vale la pena sottolineare che in ogni caso la Turchia contribuisce per un valore inferiore al 2% al PIL globale.
Il potenziale impatto delle minacce sopra descritte non deve essere sottovalutato. Anche se l’asset class sembra a buon mercato, in assenza di un ovvio catalizzatore, siamo in attesa di un punto di ingresso migliore.

Se l’economia cinese dovesse continuare a rallentare ad un tasso di crescita inferiore al 6%, potrebbero verificarsi effetti significativi sui mercati globali attraverso i canali commerciali e finanziari, con un impatto concreto sui mercati delle materie prime. La percezione del rischio globale è molto sensibile al ritmo della crescita economica in Cina e la portata dei “cambi di umore” che interesseranno il mercato dipenderanno dalle politiche messe in atto dell’autorità.  Riteniamo che la debolezza osservata in Cina nel primo semestre del 2018 sarà seguita da una stabilizzazione per il resto dell’anno; le politiche monetarie e fiscali sono generalmente d’aiuto per una crescita solida. Gli Stati Uniti hanno tenuto un tono più conciliante per quanto riguarda gli scambi commerciali, soprattutto per quanto riguarda l’Europa e il NAFTA. La Cina è rimasta il punto focale dei discorsi di Trump, e un conflitto commerciale prolungato, e forse in aumento, con gli Stati Uniti potrebbe indurci a riesaminare le nostre opinioni.
Tornando alla Turchia, e per quanto molte delle problematiche riscontrante siano limitate all’economia del Paese, sono presenti dei punti di contatto con altre economie, il che significa che le onde d’urto sono importanti. Le società e gli istituti finanziari turchi hanno circa 220 miliardi di dollari di debito estero, con Spagna e Francia tra i principali creditori nei confronti della Turchia. Questo potrebbe portare a una certa pressione sulle banche della zona euro, ma non dovrebbe avere conseguenze significative all’esterno.

Molte delle brutte notizie relative alle guerre commerciali sono già incluse nelle valutazioni attuali e una cessazione delle tensioni commerciali è probabile che porti i mercati emergenti a sovraperformare. In generale, vale la pena guardare ai fondamentali idiosincratici dei singoli Paesi emergenti, poiché la classe d’investimento è estremamente diversificata in termini di fattori di rendimento. Un disinvestimento generalizzato dai mercati emergenti porterà probabilmente a perdere opportunità interessanti. I mercati emergenti cominciano a sembrare interessanti dal punto di vista delle valutazioni, ma in questa fase è consigliabile essere cauti.

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Argomenti: Mercati Emergenti