Maxi-taglio dei tassi in Turchia, bond e lira in calo dopo i forti recuperi

La banca centrale turca taglia i tassi di 250 punti base sui minori rischi d'inflazione. La reazione del mercato obbligazionario e valutario è leggermente negativa, ma segue i forti recuperi dei giorni precedenti.

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La banca centrale turca taglia i tassi di 250 punti base sui minori rischi d'inflazione. La reazione del mercato obbligazionario e valutario è leggermente negativa, ma segue i forti recuperi dei giorni precedenti.

La banca centrale turca ha tagliato oggi i tassi di altri 250 punti base, abbassandoli al 14% e portando a 1.000 punti base il taglio cumulato di quest’anno. Il board ha giustificato la decisione con la prospettiva di un’inflazione “notevolmente inferiore alle attese” per la fine dell’anno.

Entro dicembre, stando all’ultimo report pubblicato dall’istituto, l’inflazione in Turchia dovrebbe attestarsi al 13,9%, più del 9,26% di settembre, che è stato anche il livello più basso da due anni. Gli analisti si aspettavano un abbassamento del costo del denaro di 100 punti base e in effetti i mercati hanno reagito negativamente all’annuncio, sostanzialmente esternando la preoccupazione che si sia fatto il passo più lungo della gamba.

Le obbligazioni di stato a 10 anni hanno visto salire il rendimento dal 13,20% al 13,43%, quelle a 2 anni dal 13,21% al 13,40%. Nel frattempo, il tasso di cambio tra lira turca e dollaro si è deprezzato di circa mezzo punto percentuale rispetto al termine della seduta di ieri, attestandosi in area 5,76. Ad ogni modo, probabile che abbia prevalso anche la tentazione degli operatori di vendere e incassare i guadagni teorici delle sedute precedenti. Rispetto al 16 ottobre, infatti, i rendimenti decennali sono arrivati a scendere di circa 210 punti base, quelli biennali di quasi 240. E il cambio è arrivato a rafforzarsi del 3,2%.

Obbligazioni della Turchia in dollari in calo prima del taglio dei tassi

Taglio dei tassi sostenibile?

Come interpretare il maxi-taglio dei tassi per i bond turchi? Se la banca centrale avesse ragione sul calo dell’inflazione superiore alle attese, diremmo che l’obbligazionario anatolico si sarà rivelato un affare, considerando che rispetto ai livelli d’inflazione di settembre, i rendimenti a lungo termine offrono già circa 3 punti e mezzo in più, risultando molto appetibili in termini reali, specie di questi tempi, in cui la fanno da padroni i rendimenti negativi o tutt’al più nulli. Se, però, l’inflazione scenderà meno delle attese o si materializzassero rischi diversi per l’economia turca, l’allentamento monetario sembrerà eccessivo e destinato persino ad essere contraddetto dai successivi passi della banca centrale.

Su Ankara incombe il rischio di sanzioni USA, ad oggi limitate a colpire qualche funzionario del governo, in relazione agli attacchi in Siria ordinati dal presidente Erdogan contro la minoranza curda. Vero è che le tensioni con Washington sembrano essersi un po’ allentate dopo che le operazioni militari turche sono state sospese, con le stesse sanzioni ad essere state ritirate. Ma quanto durerà la tregua? Inoltre, per rinvigorire un’economia in recessione, il governo turco punta per l’anno prossimo a un bilancio “flessibile”, cioè si tiene pronto a indebitarsi oltre le previsioni. Ciò si sostanzierebbe nell’emissione di un quantitativo maggiore di bond e, quindi, in un possibile loro deprezzamento. Importante, ad ogni modo, sarà mantenere la fiducia dei mercati sul fronte geopolitico per arrestare sul nascere fughe di capitali rovinose per la lira turca e, di conseguenza, per l’inflazione e l’economia stessa.

Perché il maxi-taglio dei tassi in Turchia non ha colpito bond e lira 

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