Maxi-rialzo a sorpresa dei tassi in Turchia, forte impatto su bond e lira

La banca centrale turca ha aumentato il costo del denaro per contrastare l'alta inflazione e il collasso del cambio, sorprendendo analisti e mercato.

di , pubblicato il
La banca centrale turca ha aumentato il costo del denaro per contrastare l'alta inflazione e il collasso del cambio, sorprendendo analisti e mercato.

Con una mossa a dir poco a sorpresa, ma quanto mai necessaria, la banca centrale turca ha alzato ieri i tassi d’interesse di 200 punti base, portandoli dall’8,25% al 10,25%. L’istituto ha comunicato che “la politica monetaria sarà determinata considerando gli indicatori relativi all’andamento dell’inflazione di fondo per assicurare la prosecuzione del processo di disinflazione”. Nei precedenti tre board, il governatore Murat Uysal aveva tenuto invariato il costo del denaro, dopo averlo abbassato quest’anno di 375 punti base complessivamente. L’apice venne raggiunto due anni fa, quando i tassi furono alzati al 24% per combattere la grave crisi finanziaria esplosa nel paese.

Lira turca al collasso, tassi overnight al 1.000%. Iniziata la nuova crisi finanziaria?

La stragrande maggioranza degli analisti e degli stessi investitori non si aspettava un passo del genere, data l’ostilità palese mostrata dal governo e dal presidente Recep Tayyip Erdogan a qualsiasi restrizione della politica monetaria. Eppure, il rialzo è stato doveroso, dopo che la lira turca era crollata a un nuovo minimo record contro il dollaro, attestandosi a fine seduta di mercoledì a un cambio di 7,70, perdendo quasi il 23% quest’anno e surriscaldando l’inflazione, che in agosto si attestava all’11,77%.

Il maxi-rialzo dei tassi serve a lanciare un segnale forte al mercato. Pur restando nettamente negativi, i tassi reali risalgono da circa -350 a -150 punti base. La reazione degli investitori non si è fatta attendere, con la lira che ha guadagnato dalla chiusura dell’altro ieri l’1,34%, scendendo a un cambio di 7,59 stamattina. Quanto ai bond, il rendimento a 10 anni è sceso di 25 punti base al 13,50%, mentre quello a 2 anni è salito di 20 al 13,96%.

Il rischio politico

L’andamento contrastante delle due scadenze-chiave era, in un certo senso, scontato.

L’aumento dei rendimenti a breve riflette condizioni monetarie più stringenti, mentre la discesa sul tratto lungo è frutto di un “raffreddamento” delle aspettative d’inflazione nel medio-lungo termine, dato che tassi più alti dovrebbero disincentivare i consumi e sostenere i risparmi, frenando la corsa dei prezzi al consumo.

La Turchia è l’unica grande economia del mondo ad avere ritoccato i tassi al rialzo da quando è esplosa la pandemia. Non c’erano alternative, dato che i deflussi costanti dei capitali sta da mesi creando le condizioni per una nuova e potente crisi finanziaria anatolica. Al contempo, la stretta interviene su un’economia già provata dall’emergenza Covid e che rischia di avvitarsi ulteriormente al ribasso.

Per il mercato obbligazionario, l’impatto della stretta avrà conseguenze tendenzialmente negative per il breve periodo e le scadenze più corte, ma nel prosieguo dei mesi, allorquando dovesse tradursi in un deciso rallentamento dell’inflazione, ne sosterrebbe i corsi. Da verificare la reazione della sfera politica, che avrebbe dovuto imparare la lezione del 2018, ma che ha dimostrato di tenere a cuore maggiormente i consensi nel breve termine. Saprà accettare la lotta all’inflazione della banca centrale o alzerà la voce per far sì che non vi siano ulteriori rialzi dei tassi o per ottenerne la riduzione? Del resto, Uysal fu nominato un anno fa da Erdogan dopo il licenziamento di Murat Cetinkaya, accusato di tenere i tassi troppo alti, soffocando la crescita.

Bond Turchia, la caduta è servita e ora il mercato sconta un maxi-rialzo dei tassi

[email protected] 

Argomenti: ,