Lotta greco-romana: spread con Atene ora quasi nullo

BTp e bond della Grecia vicinissimi in termini di rendimento a medio-lunga scadenza. Atene si è avvicinata anche troppo a Roma e per l'Italia non è una buona notizia.

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BTp e bond della Grecia vicinissimi in termini di rendimento a medio-lunga scadenza. Atene si è avvicinata anche troppo a Roma e per l'Italia non è una buona notizia.

Nel suo discorso di commiato, all’ultima conferenza stampa post-board della BCE, il governatore Mario Draghi ha avuto parole di elogio per la Grecia, le cui condizioni appaiono oggi profondamente diverse e di gran lunga migliori rispetto a 3-4 anni fa, ha spiegato. In effetti, per quanto gli effetti della crisi economica e finanziaria devastante siano tutt’altro che scomparsi e si denotano in un pil ancora del 25% più basso rispetto al 2007 e in una disoccupazione a livelli quasi tripli la media dell’Eurozona, nulla di paragonabile al terribile 2015, quando il governo di Atene dovette imporre i controlli sui capitali per evitare la fuga di massa dei risparmi.

Il mercato obbligazionario sovrano si è sostanzialmente normalizzato, anzi se non fosse che nel resto dell’area i rendimenti siano perlopiù negativi fino alle scadenze medio-lunghe, diremmo che la Grecia abbia un costo di rifinanziamento del suo debito pubblico monstre (180% del pil) da sogno. I titoli di stato più longevi sono quelli che scadono nel lontano gennaio 2042 e ieri offrivano il 2,14%, circa 60 centesimi in più rispetto all’omologo BTp. Ma se scendiamo ai 10 anni, lo spread con i nostri bond si è ridotto ormai a soli 20 punti base: i rendimenti ellenici viaggiano sui minimi record dell’1,22%, i nostri all’1,02%. All’inizio dell’anno, quando si parlava di “grecizzazione” dello scenario italiano sui mercati, lo spread tra Roma e Atene si aggirava sui 160 bp, con rispettivamente il 2,80% e il 4,40%.

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Spread con Italia quasi azzerato

Rispetto alla Germania, lo spread della Grecia è crollato a soli 160 bp, il livello più basso dal 2004.

Sempre all’inizio di quest’anno, viaggiava in area 460 bp. La corsa dei titoli ellenici si deve a tante ragioni: l’economia domestica migliora, il rischio di uscita dall’euro è da tempo sostanzialmente nullo, il cambio di governo a luglio ha ancor di più avvicinato Atene a Bruxelles, il cammino delle riforme sembra adesso più percorribile e di questo passo i bond verranno inclusi nel piano di acquisti della BCE. Affinché ciò avvenga, però, servirebbe attendere l’upgrade del rating da parte di almeno un’agenzia tra le quattro principali (S&P, Moody’s, Fitch e Dbrs) al livello minimo di “investment grade”.

Ad oggi, i titoli della Grecia sono “spazzatura”, anche se ieri è arrivata la promettente promozione di S&P e a inizio novembre dovrebbe arrivare anche quella di Dbrs. Di questo passo, un altro paio di gradini da salire e il riacquisto, pur parziale, del merito creditizio IG sarebbe assicurato. In verità, la BCE potrebbe premiare gli sforzi di Atene senza nemmeno attendere che i suoi bond vengano elevati nel comparto IG, perché questa regola non sta scritta sulla roccia e di fatto riflette decisioni di natura politica e, in quanto tali, mutabili.

Fatto sta che senza il “quantitative easing” e pur da reietti del mercato obbligazionario, i “sirtaki” bond rendano ormai quasi quanto i BTp. E poche settimane fa, il Tesoro di Atene è riuscito ad emettere titoli a 3 mesi con rendimenti negativi. Il colmo, si dirà, ma anche la conferma che l’Italia oggi venga percepita non così meglio della Grecia, oltre che della fame di “yield” che imperversa in tutto il Vecchio Continente.

I rendimenti negativi arrivano in Grecia e questa è una pessima notizia per i bond

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