Lotta ai cambiamenti climatici a colpi di bond. E la Svezia punge Australia e Canada

Azzeramento dei bond di Australia e Canada a bilancio per la Riksbank, a causa delle scarse azioni compiute per la lotta ai cambiamenti climatici. Sulle emissioni "green" è scontro tra interessi contrastanti.

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Azzeramento dei bond di Australia e Canada a bilancio per la Riksbank, a causa delle scarse azioni compiute per la lotta ai cambiamenti climatici. Sulle emissioni

La lotta ai cambiamenti climatici è diventata formalmente un obiettivo delle politiche comunitarie della Commissione appena insediatasi di Ursula von der Leyen. Sul come non c’è un accordo comune tra le principali economie della Terra, anche perché gli interessi da tutelare sono parecchi e tra loro spesso contrastanti.

Ma tre settimane fa, la Svezia ha compiuto un passo inedito sul tema, con la sua banca centrale o Riksbank ad avere annunciato l’azzeramento dei bond detenuti a bilancio ed emessi dall’Australia Occidentale e il Queensland, oltre che della provincia canadese di Aberta. Il motivo? “Non hanno fatto un buon lavoro sul clima”, ha spiegato il vice-governatore Martin Floden.

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Aberta è la ricca provincia produttrice di petrolio del Canada, mentre le aree australiane contestate da Stoccolma sono responsabili della produzione di carbone e altre materie prime. In tutti i casi, si tratta di regioni con emissioni di CO2 rispetto al pil tra le più alte al mondo. Da qui, la decisione della Riksbank di liberarsi delle loro obbligazioni per lanciare un segnale ai mercati.

Aberta non l’ha presa bene e il suo premier Jason Kenney ha invitato l’istituto svedese ad acquistare proprio i bond emessi dalla provincia per premiare gli sforzi che essa starebbe compiendo per tagliare le emissioni inquinanti. E qui nasce effettivamente un dilemma: punire chi inquina di più o chi non segnala miglioramenti sul fronte dell’inquinamento? Nel primo caso, si rischia di penalizzare quella aree del mondo, in cui l’inquinamento per abitante risulta necessariamente più elevato per via delle specializzazioni produttive, di cui beneficiano i consumatori del resto del pianeta.

Il segnale delle banche centrali

La Riksbank non ha fornito dettagli numerici, ma Floden ha dichiarato che l’istituto aveva investito circa l’8% delle sue riserve valutarie in bond canadesi e australiani. A conti fatti, sarebbero stati sopra i 4 miliardi di euro i titoli del debito a bilancio di Stoccolma ed emessi dai due stati del Commonwealth, sebbene non sappiamo quanti attengano alle province oggetto dei disinvestimenti.

Ad ogni modo, la Svezia ha compiuto qualcosa di clamoroso con l’annuncio, perché aprirebbe la strada a una sorta di “sell-off” generalizzato da parte degli investitori istituzionali dei titoli emessi da enti pubblici e società private accusati di fare poco o nulla per lottare contro i cambiamenti climatici.

Le banche centrali nel mondo posseggono assets per circa 11.500 miliardi di dollari e, pertanto, rappresentano un investitore non certo secondario sui mercati finanziari. Anzi, i loro movimenti, specie se annunciati e rimarcati, fungono spesso da segnale per gli investitori privati. La Svezia non è capofila delle emissioni di “green bond”, con 8,3 miliardi di dollari ad oggi nel 2019, solo una frazione dei circa 250 miliardi che ci si attende globalmente. Tuttavia, a influenzare negativamente i dati nella Scandinavia sono le dimensioni relativamente ridotte dei singoli mercati obbligazionari, aggravate dal basso grado di indebitamento pubblico degli stati. In tutto, gli scandinavi quest’anno hanno emesso obbligazioni verdi per quasi 14 miliardi, meno del 6% del totale nel mondo.

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