Lo swap in Grecia tonifica i bond e azzera lo spread con BTp

La seconda banca più grande in Grecia scambia obbligazioni di stato a medio-lunga scadenza con un trentennale emesso dal Tesoro per 3,8 miliardi di euro. E l'outlook su Atene migliora ulteriormente.

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La seconda banca più grande in Grecia scambia obbligazioni di stato a medio-lunga scadenza con un trentennale emesso dal Tesoro per 3,8 miliardi di euro. E l'outlook su Atene migliora ulteriormente.

La Grecia prosegue la strada del consolidamento del suo immenso debito pubblico e ieri ha effettuato un’operazione di scambio o “swap” con la National Bank of Greece, la seconda banca più grande del paese. Il Tesoro ha emesso un titolo a 30 anni per 3,8 miliardi di euro, ritirando in cambio sue obbligazioni per un controvalore uguale e con scadenza tra 5,4 anni.

Entrambe le parti ne sono uscite vincenti: l’istituto ha realizzato plusvalenze utili ai fini del suo bilancio, mentre Atene ha preso due piccioni con una fava. Non solo è riuscita a piazzare il nuovo debito a un tasso d’interesse del 3,25%, un po’ inferiore al 3,50% fissato sui vecchi bond, ma ha anche allungato le scadenze di circa 25 anni, riducendo il fabbisogno finanziario atteso nei prossimi anni e rendendo più solido il debito sovrano.

E il mercato ha reagito bene alla notizia. Se lunedì, il titolo a 10 anni offriva un rendimento dell’1,43%, ieri risultava sceso all’1,39%. Per contro, il BTp dell’Italia è passato dall’1,36% all’1,39%, cioè lo spread con i bond ellenici decennali si è azzerato nel corso di una giornata, quando aveva aperto questa settimana a +7 bp. Per quanto minimo possa apparire l’impatto dello swap sui conti pubblici (risparmiati 950 mila euro di interessi all’anno), si consideri che l’operazione ha riguardato una massa debitoria di 2 punti di pil, un po’ come se l’Italia riuscisse ad allungare di 25 anni la vita a 35-36 miliardi di BTp.

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Prosegue il calo dei rendimenti

Fatto sta che il circolo virtuoso innescatosi in Grecia negli ultimi tempi si alimenta di notizie positive come queste. E la discesa dei rendimenti prosegue lungo l’intera curva, con il bond gennaio 2042, preso a “benchmark” per la scadenza a 25 anni, ad essere passato dal 2,35% al 2,26% quest’anno. Nel corso del 2020, il Tesoro dovrebbe emettere titoli a medio-lunga scadenza, pur senza che abbia esigenze di rifinanziamento da coprire, se non marginalmente e per le quali risulterebbe sufficiente l’avanzo di bilancio atteso, senza nemmeno parlare dell’abbondante liquidità a disposizione, tra prestiti internazionali non utilizzati e capitali raccolti nel 2019.

Ad Atene, da lunedì è arriva una delegazione in rappresentanza dei creditori pubblici (UE, BCE e FMI), che avrà il compito di discutere con il governo di Kyriakos Mitsotakis i termini di una revisione dei target fiscali. L’esecutivo spinge per abbassare l’avanzo primario dal 3,5% del pil fissato fino al 2022, sostenendo di volere investire le risorse così ritagliate per alimentare la crescita economica e rendere per questa via ancora più solidi i conti pubblici.

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