Lo stato allungherà la vita del debito pubblico e rimanda (ancora) il problema

Anziché tagliare la spesa pubblica ed eliminare gli sprechi, il Tesoro pensa a rinviare ogni soluzione ai posteri. Il debito/pil al 132% è vicino al punto di non ritorno

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Anziché tagliare la spesa pubblica ed eliminare gli sprechi, il Tesoro pensa a rinviare ogni soluzione ai posteri. Il debito/pil al 132% è vicino al punto di non ritorno

Lo Stato italiano punta ad allungare la vita media del proprio debito pubblico. Sembra una buona notizia, ma non lo è affatto. Normalmente quando il debitore cerca di posticipare le scadenze significa che non è messo bene. Lo si è visto in Grecia, dove la Troika ha imposto al governo la ristrutturazione del suo debito statale allungando le scadenze perché era diventato impossibile sostenerlo. Accadrà in Italia (e forse anche in altri stati europei), ma l’operazione sarà indolore e tutto si svolgerà nell’ambito delle normali operazioni di rifinanziamento e sotto la protezione della BCE che, comprando titoli di stato a partire dal 2015, permetterà al Tesoro di pagarne a basso prezzo i costi. Ma il problema italiano non sarà affatto risolto, bensì solo rinviato ai posteri. Già perché con un debito/pil del 132% (secondo solo a quello di Atene) c’è poco da stare allegri.   Il 2015 sarà l’anno dell’allungamento della vita media del debito   Il Tesoro – recita un comunicato ufficiale – punta quindi ad un allungamento della vita media del debito pubblico nel corso del 2015, anno che vedrà anche il lancio di almeno un nuovo Btp Italia, nonché la possibilità di un ritorno ad emissioni in dollari. “Dopo un anno in cui la vita media del debito – si apprende – ha sostanzialmente terminato la sua discesa, nel 2015 l’obiettivo è di incrementarla, sempre tenendo conto della dimensione assoluta dello stock dei titoli in circolazione, che tende a dilatare i tempi per il conseguimento di questo risultato” si legge nel documento. In un contesto operativo che rimane in gran parte simile a quello del 2014, in Tesoro preannuncia possibili novità sul fronte del Btp Italia. “Almeno un’emissione” verrà garantita per gli investitori retail, con le caratteristiche introdotte con gli ultimi due collocamenti, ma con una scadenza che potrà anche essere portata anche oltre i sei anni “ove le condizioni di mercato lo consentano”. Per gli istituzionali, tuttavia, il Tesoro valuterà se esistono le condizioni per continuare a prevedere una finestra di emissione a loro dedicata, come avvenuto finora, oppure se individuare per essi un prodotto specifico, con scadenza più lunga, “con un meccanismo di indicizzazione uguale ai Btp Italia o ai Btpei”, da collocare mediante sindacato pubblico o privato.   Lo Stato emetterà anche Btp in dollari   [fumettoforumright]Altre novità potrebbero arrivare in tema di emissioni sui mercati internazionali, alla luce anche dell’atteso miglioramento dei costi di esecuzione delle coperture, effettuate attraverso operazioni di cross currency swap. “Considerato il significativo ammontare di scadenze previste nel 2015 (6,5 miliardi di dollari nel solo comparto Global) e i livelli assoluti dei tassi di interesse nella zona euro, si ritiene che il rinnovato interesse degli investitori istituzionali per nuove emissioni in dollari americani potrebbe concretamente sostenere un ritorno su tale mercato nel corso del prossimo anno”, spiega il Tesoro. Nel documento si sottolinea infatti che con l’approvazione della legge di Stabilità 2015 si è completato l’iter normativo che permetterà al Tesoro di stipulare accordi bilaterali di garanzia. “Tale facoltà, che equipara il modus operandi del Tesoro a quello di altri emittenti sovrani, costituirà, allorquando il quadro normativo di riferimento sarà completato, un utile strumento per la riduzione del rischio di controparte con conseguente miglioramento, coeteris paribus, delle condizioni di emissione sui mercati internazionali”.   Debito pubblico alle stelle e gli sprechi non si tagliano ancora   Le intenzioni del Ministero dell’Economia, benché ragionevoli, appaiono più che altro dei palliativi che non risolveranno il problema fondamentale del debito pubblico italiano. E cioè che si spendono ancora troppi soldi per far funzionare lo Stato e per mantenere in vita un apparato burocratico e istituzionale farraginoso e inefficiente. A sostenerlo sono i maggiori economisti, ma anche il presidente della Commissione europea Junker che ha chiesto all’Italia maggiori sforzi e riforme concrete. Raccomandazioni che si faranno maggiormente sentire dopo la fine del semestre europeo a guida italiana. Secondo i dati ufficiali di bankitalia, infatti, il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato nel mese di ottobre di 23,5 miliardi di euro, arrivando a quota 2.157,5 miliardi. L’aumento – dice Bankitalia nel supplemento di finanza pubblica al suo bollettino statistico – “riflette per 6,6 miliardi il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche e per 17,8 miliardi l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro”. Nei primi dieci mesi del 2014 il debito pubblico è aumentato di 87,7 miliardi: di 64,4 miliardi per il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche e 31,7 miliardi per l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro. Nel fabbisogno dei primi dieci mesi, dice Bankitalia, ha anche “inciso per 4,7 miliardi il sostegno finanziario ai paesi dell’area dell’euro”.

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Argomenti: Macroeconomia, Nuove emissioni, collocamenti, Titoli di Stato Italiani, Btp, BTP Italia

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