Lo spread resta sotto 240 punti, stranamente il TPI della BCE sta funzionando

Il TPI della BCE è stato varato da pochi giorni e mostra per il momento di funzionare, con lo spread in Italia sostanzialmente stabile

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Spread sopra 220 punti

Stamattina, il differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani e tedeschi a 10 anni si aggira intorno ai 235 punti base. Nel dettaglio, il BTp a 10 anni offre il 3,40% o poco meno, segnalando come lo spread con i Bund resti sotto i 240 punti. E non è un segnale da poco, perché arriva a pochi giorni dal battesimo ufficiale del Transmission Protection Instrument (TPI) della BCE. Come abbiamo avuto modo di vedere, si tratta di un nuovo strumento a sostegno dei titoli di stato oggetto di vendite speculative. Tuttavia, esso risulta fortemente condizionato e discrezionale, tale da non potersi definire un vero scudo anti-spread.

Ciononostante, i rendimenti sovrani italiani non sono lievitati dopo che la BCE ha sorpreso il mercato con un rialzo dei tassi dello 0,50%, doppio delle previsioni. Lo spread è rimasto sostanzialmente agli stessi livelli, così come registriamo rendimenti stabili lungo la curva. In altre parole, sembra che paradossalmente il TPI stia funzionando, pur essendo di dubbia efficacia. E dire che siamo nei giorni immediatamente successivi alla caduta del governo Draghi.

Certo, rispetto a prima lo spread si è stabilizzato a 20-30 punti sopra. Questo sarebbe il costo delle elezioni anticipate. Tutto sommato, nessuno scossone. E si tratta di una sorpresa positiva per il momento, sperando che duri. Il rischio maggiore consiste nella volontà dei mercati, prima o poi, di testare l’efficacia del TPI. C’è da dire che il clima potrebbe surriscaldarsi con l’entrata nel vivo della campagna elettorale.

Spread su con rialzo dei tassi BCE

Lo spread ha iniziato a risalire più o meno stabilmente dallo scorso autunno, man mano che i rendimenti nell’Eurozona volgevano al rialzo inseguendo l’inflazione.

Il divario con i titoli tedeschi ha segnalato l’aumento delle tensioni a carico dell’Italia. Il mercato ha scontato maggiori probabilità di ripercussioni negative sulla sostenibilità del debito pubblico italiano dal previsto mutamento delle condizioni monetarie.

Un colpo di freno o di accelerazione allo spread potrà arrivare dalle prossime mosse di Francoforte. Se la BCE deciderà di alzare i tassi a settembre di un altro mezzo punto percentuale, confermando i toni “da falco” per il prossimo futuro, le vendite probabilmente si concentreranno ai danni del Sud Europa. A farne le spese particolarmente l’Italia, dove le elezioni aumentano il grado di incertezza fiscale.

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