Italia bloccata: i titoli di stato non sono più sicuri

L’enorme debito pubblico non è insostenibile, ma Bruxelles ha già imposto a Roma le regole per ristrutturare i BTP. E’ solo una questione di tempo

di Mirco Galbusera, pubblicato il
L’enorme debito pubblico non è insostenibile, ma Bruxelles ha già imposto a Roma le regole per ristrutturare i BTP. E’ solo una questione di tempo

L’Italia è la palla al piede d’Europa. Ormai è confermato. Il problema non è tanto quello delle riforme che non si fanno, si fanno troppo lentamente o non si vogliono fare (quelle recenti del Senato e della giustizia civile non servono a rilanciare l’economia), ma il debito pubblico salito alle stelle. Questo non significa che non sia sostenibile, soprattutto in un’ottica di tassi bassi, mai visti prima. Anzi, i costi di finanziamento del Tesoro scenderanno ancora quando la BCE inizierà ad acquistare sul mercato BTP, per cui il pericolo è al momento sotto controllo. Lo si è visto bene in Giappone, paese con il secondo debito pubblico più alto al mondo. Il pericolo per l’Italia, invece, è dato dalla malagestio delle risorse pubbliche, dalle spese fuori controllo della pubblica amministrazione e della burocrazia. I tassi d’interesse rimarranno bassi per molto tempo – ha detto Mario Draghi – ma non all’infinito. Quando l’Europa tornerà a crescere, i tassi torneranno a salire per contenere l’inflazione e per l’Italia, se ne frattempo non avrà drasticamente tagliato le spese, saranno dolori.   Verso la ristrutturazione del debito pubblico sul modello di Atene   [fumettoforumright]Cosa potrebbe succedere? Ai piani alti del Ministero dell’Economia il destino del Bel Paese è già tracciato. I rimedi non saranno nuove tasse, le patrimoniali o altre forme di inasprimento fiscale che ammazzano il mondo produttivo, ma la ristrutturazione del debito pubblico. In altre parole, la revisione delle scadenze nel tempo dei BTP. Come è accaduto in Grecia. Il modello sarà applicato anche all’Italia, ma senza l’intervento della troika, e ne sono ben consci anche gli altri partner europei che investono in titoli di stato italiani. Vale la pena ricordare, a tal proposito, che nel 2012 l’allora governo Monti aveva approvato un decreto che prevede l’applicazione delle clausole CAC (clausola azione collettiva) ai titoli di stato con scadenza superiore a un anno emessi a partire dal 1° gennaio 2013. In pratica si tratta di clausole che permettono di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali dei bond statali. Sicché, alla peggio, lo Stato italiano potrà decidere di allungare le scadenze di 20-30 anni e di tagliare le cedole sui BTP qualora si venisse a creare una situazione di emergenza finanziaria.   Titoli di stato italiani e clausole CAC   L’introduzione delle CAC nei titoli di Stato, obbligatoria ai sensi del Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità segue lo schema approvato dal Comitato Economico e Finanziario dell’Unione Europea. Fanno parte integrante del decreto due allegati, il primo dei quali (allegato A) riporta le clausole per tutti i tipi esistenti di Buoni del Tesoro Poliennali, inclusi quelli indicizzati all’inflazione (BTP€i e BTP Italia), e di Certificati di Credito del Tesoro, inclusi quelli zero-coupon (CTZ). L’allegato B, invece, riguarda eventuali emissioni di titoli aventi caratteristiche differenti o di diversa tipologia rispetto a quelli citati. Le CACs sono state introdotte anche per le emissioni sui mercati internazionali. L’avvento delle CAC non è frutto di una decisione italiana, bensì riprende una direttiva europea. Per cui è stata in un certo senso imposta dall’alto. Ovviamente non ce ne sarebbe stato bisogno se il debito pubblico italiano, già alto, non fosse esploso dopo la crisi del 2008. Va inoltre detto che dette clausole non si applicano a tutti i bond governativi ma solo a quelli emessi dal 01/01/2013 con scadenza superiore ai 12 mesi. E non a tutti questi titoli, solo al 45% degli stessi emessi in un anno (è lo Stato che decide a chi appiccicare la CAC e a chi no). Però le CAC taglieranno le gambe a qualsiasi interventismo dei risparmiatori, che dovranno subire le decisioni dell’emittente.   I BTP non sono tutti uguali   In conclusione, quindi, è sempre bene informarsi prima di acquistare titoli di stato che includano o meno le clausole CAC onde evitare di incappare in futuro in una dolorosa ristrutturazione dei titoli italiani. Il mercato non tiene dovutamente conto di questa differenza e prezza il rischio dei BTP con CAC alla stessa maniera di quelli senza CAC, ma è evidente che più il debito pubblico sale maggiori sono le probabilità che la ristrutturazione venga attuata. Del resto la misura non è ancora colma: non sono neanche 2 anni che il Tesoro sta collocando BTP con clausole CAC sul mercato per cui, nel breve periodo, una ristrutturazione debitoria sarebbe inefficace per arrivare a tagliare almeno 400 miliardi di euro su un fardello complessivo di oltre 2.168 miliardi di debito pubblico. E’ quindi evidente che è solo una questione di tempo. Non sarà certo domani, ma prima o poi i nodi verranno al pettine e a pagare saranno ancora una volta i piccoli risparmiatori e le famiglie italiane. Del resto il tempo concesso all’Italia per mettersi in riga è già scaduto da tempo – hanno tuonato recentemente dall’Ecofin – e il piano di riacquisto di titoli pubblici e covered bond bancari che presto attuerà la BCE non è ben visto dai tedeschi che si ritroverebbero penalizzati, sotto il profilo finanziario, per l’inerzia e la negligenza dei governi italiani.

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Argomenti: Nuove emissioni, collocamenti, Titoli di Stato Italiani, Btp