Lira turca ai massimi da settembre e rendimenti in rialzo, il punto dopo l’inflazione a dicembre

I bond della Turchia ripiegano ai minimi da novembre, segnalando prospettive grigie per i prossimi mesi.

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Bond Turchia, il fattore inflazione

Dai minimi storici toccati a novembre contro il dollaro, la lira turca si è ripresa di quasi il 14%, risalendo parzialmente la china e portandosi a un tasso di cambio di 7,35, il più basso dal settembre scorso. Allo stesso tempo, i rendimenti dei bond sovrani sono risaliti, portandosi al 14,78% sulla scadenza a 2 anni e al 13,15% su quella a 10 anni, ai livelli più alti da novembre.

Sappiamo che a dicembre, il board della banca centrale ha alzato nuovamente i tassi d’interesse, portandoli al 17%, un livello più che doppio rispetto a quello a cui erano stati abbassati fino al settembre scorso. L’inversione a U della politica monetaria di Ankara è stata alla base del recupero della valuta emergente, pur dopo la rimozione del governatore centrale e le dimissioni del ministro dell’Economia, nonché genero del presidente Erdogan.

Sul piano macro, gli effetti di questa manovra restrittiva non si stanno ancora vedendo e del resto sarebbe troppo presto. A dicembre, infatti, l’inflazione è lievitata ulteriormente al 14,6% dal 14,03% di novembre, ponendosi un po’ oltre le stime degli analisti e probabilmente della stessa banca centrale. Il prossimo board del 21 gennaio sarà importante e delicato. L’istituto dovrà dimostrare, quale che sia la decisione, di voler perseguire credibilmente la stabilità dei prezzi. A tale proposito, anche il neo-ministro dell’Economia, Lufti Elvan, continua a mandare segnali in questa direzione, sostenendo che l’obiettivo principale per questo 2021 sarà la lotta all’inflazione, sostenendo gli sforzi del governatore con riforme strutturali dell’economia.

Bond Turchia in dollari a +5% in un mese, curva mai così invertita da un anno e mezzo

Bond Turchia, prospettive a breve

Per il momento, i rendimenti non possono prendere atto di queste buone intenzioni, anche perché l’ultima volta che ciò è accaduto è stato solamente un paio di anni fa e sono state seguite da azioni di tutt’altro genere.

Il boom dei rendimenti a breve è figlio della restrizione monetaria, così come il mantenimento dei rendimenti a lungo in area 13% segnala aspettative d’inflazione ancora elevate per il futuro. Solo il mantenimento della parola da parte della banca centrale porterà alla mitigazione dei secondi e alla graduale discesa successiva dei primi.

Probabile che Naci Agbal si prenderà una pausa prima di eventualmente alzare i tassi per una terza volta, volendo verificare i dati sull’evoluzione dell’inflazione a gennaio. Una ulteriore risalita lo costringerebbe nuovamente ad agire, una stabilizzazione o un calo gli consentirebbero di tenere fermo il costo del denaro. Sui bond avrà il suo impatto anche la politica fiscale. Emissioni nette decisamente cospicue accrescerebbero la pressione sui prezzi, innalzando i rendimenti. E chiaramente, molto dipenderà dal contesto macro internazionale, perché se la pandemia non dovesse consentire una ripresa immediata dell’economia globale, Ankara sarà costretta a varare nuove misure di sostegno per imprese e famiglie. Oltre tutto, i mercati emergenti risentirebbero nel complesso negativamente dell’avversione al rischio tra gli investitori. Ma non è questo il clima che si respira nelle ultime settimane, grazie all’avvio delle vaccinazioni in gran parte del mondo. Resta l’incognita, infine, dei rapporti tra Erdogan e la prossima amministrazione Biden.

Bond Turchia in calo dopo il secondo maxi-rialzo dei tassi consecutivo

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