L’inflazione in Turchia non smette di salire e i rendimenti dei bond pure

In Turchia, i rendimenti delle obbligazioni sovrane continuano a salire sulla corsa dell'inflazione. Taglio dei tassi deleterio.

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Rendimenti Turchia in salita

L’inflazione in Turchia continua a salire, trascinando con sé i rendimenti sovrani. A settembre, l’indice dei prezzi ha segnato un rialzo al 19,6% dal 19,25% di agosto. Peccato che nello stesso mese, la banca centrale abbia tagliato i tassi di 100 punti base al 18%. Dire che sia stata una misura frettolosa è puro eufemismo. La lira turca si sta portando progressivamente in area 9 contro il dollaro. Perde un altro 16% quest’anno, il 35% in appena due anni.

La situazione è così grave, che il presidente Erdogan ha annunciato domenica scorsa l’apertura entro fine anno di mille mercati agricoli da parte di società cooperative, un modo per cercare di abbassare i prezzi dei prodotti alimentari di base. I rendimenti dei bond sono saliti ai massimi da mesi, con la scadenza a 10 anni al 18,62% e quella a 2 anni al 18,17%. La curva sovrana si sta normalizzando, divenendo ripida. E’ il segnale che il mercato stia scontando un’inflazione più alta nel lungo termine e tassi d’interesse più bassi.

Rendimenti Turchia su, lira giù

In termini reali, i rendimenti decennali viaggiano al -1%. E’ naturale che gli obbligazionisti se ne tengano alla larga, anche perché il cambio non autorizza a speculare sull’apparente appeal dei bond. Ad esempio, chi avesse acquistato un titolo a 12 mesi esattamente un anno fa, avrebbe da un lato portato a casa un rendimento lordo dell’11,5%, dall’altro avrebbe visto svalutare il capitale in lire turche del 14%. Al netto, riporterebbe oggi una decisa perdita.

Difficile che Erdogan accetti di imparare la lezione. Con la mente ai sondaggi, che danno il suo Akp in caduta libera al 33% dei consensi, continua a sostenere che il taglio dei tassi sia necessario per potenziare la crescita, l’occupazione e per abbassare l’inflazione tramite la maggiore offerta di beni e servizi generata dagli investimenti.

Una teoria in controtendenza rispetto a quella imperante tra gli economisti e che, imposta alla banca centrale, risulta essere alla base del boom dell’inflazione e del contestuale tracollo di lira turca e bond.

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