L’India vuole lanciare i “bond elefante” da $500 miliardi, ecco cosa sono

"Bond elefante", ma non hanno a che fare con la salvaguardia dell'animale sacro per la tradizione indiana. Nuova Delhi punta a lanciarli fino a 500 miliardi di dollari per finanziare un maxi-piano di infrastrutture nel sub-continente.

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Se vedranno la luce, si chiameranno “bond elefante” e ammonteranno a un controvalore atteso di ben 500 miliardi di dollari. In India, a raccomandarne l’emissione al governo di Nuova Delhi è stata la “High Level Advisory Group on Trade Policy”. In cosa consisterebbero? Uno scudo fiscale e legale per gli indiani che ad oggi siano sfuggiti al pagamento delle imposte e abbiano esportato illegalmente all’estero redditi anche di dubbia provenienza.

In India, questi farebbero un’economia parallela che si stima essere non inferiore al 60% del pil. Se gli indiani aderissero massicciamente all’iniziativa, a quel punto lo schema porterebbe nelle casse dello stato centinaia di miliardi di dollari, di cui 500 solamente grazie alla sottoscrizione coattiva di obbligazioni a lungo termine e che servirebbero a finanziare progetti infrastrutturali in tutto il sub-continente asiatico.

Stando allo schema, il 40% dei redditi dichiarati verrebbe tramutato in obbligazioni con cedole fisse. Per il resto, il 15% se ne andrebbe in tasse e il 45% verrebbe accreditato sul conto del titolare. Il gruppo di consulenza suggerisce al governo, poi, di tassare al 75% gli interessi cedolari staccati in favore degli obbligazionisti, i quali già si avvantaggerebbero della mancata persecuzione da parte dello stato per eventuali reati commessi e legati proprio ai redditi dichiarati.

Il mercato dei bond in India non approfitta più del taglio dei tassi

Lotta all’economia sommersa, il precedente del 2016

L’India presenta una grave carenza infrastrutturale che ne limita le potenzialità di crescita. Il governo del premier Narendra Modi da anni pone il problema al centro della sua azione politica, così come si mostra intenzionato seriamente a contrastare l’economia sommersa. Esattamente tre anni fa, scioccò il paese con l’annuncio che avrebbe messo fuori corso le banconote da taglio più alto, quelle da 1.000 e 500 rupie, al tempo pari rispettivamente a 13 e 6,50 dollari, al fine di emetterne di nuove e di costringere i cittadini a portare in banca il denaro per scambiarlo con i nuovi pezzi, al contempo verificandone l’origine sopra determinate soglie. L’operazione si rivelò un completo fallimento, se è vero che la quasi totalità delle banconote venne regolarmente scambiata in banca senza segnalazioni.

Qui, invece, si tratterebbe di venire incontro ai possessori di grandi quantità di denaro impossibili da far emergere senza previe garanzie dello stato. L’Indonesia di recente ha offerto lo scudo fiscale per i redditi esportati illegalmente dai suoi cittadini, ottenendo il rimpatrio di ben 367,9 miliardi di dollari da parte di 970.000 persone. L’idea dei “bond elefante” si mostra avvincente, perché non solo concorrerebbe allo sviluppo economico dell’India, ma anche a quello del mercato obbligazionario stesso, sebbene resti da verificare se il governo consentirebbe la loro quotazione sul circuito secondario, attraverso il quale verrebbero prontamente liberate le risorse dichiarate e coattivamente impiegate, tornando in possesso dei loro titolari. E ciò renderebbe l’intera operazione ancora più appetibile.

L’India conferma emissioni di obbligazioni sovrane in dollari, economisti e governo divisi

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INTERESSI QUANTO. SCADENZA QUANDO. GRAZIE DIAFERIA 6 NOVEMBRE 2019