L’India conferma emissioni di obbligazioni sovrane in dollari, economisti e governo divisi

Bond governativi indiani in dollari? Presto sarebbe realtà. Nuova Delhi conferma l'intenzione di sbarcare sui mercati internazionali, anche se il subcontinente asiatico si divide sull'opportunità.

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Bond governativi indiani in dollari? Presto sarebbe realtà. Nuova Delhi conferma l'intenzione di sbarcare sui mercati internazionali, anche se il subcontinente asiatico si divide sull'opportunità.

L’India emetterà obbligazioni sovrane in dollari per un controvalore di 10 miliardi. Lo ha confermato ieri il ministro delle Finanze, Nirmala Sitharaman, dopo giorni di speculazioni su una presunta opposizione del premier Narendra Modi, pressato da parte del suo stesso partito, il nazionalista BJP, nonché da diversi economisti e politici.

Tra questi, l’ex governatore della Reserve Bank of India (RBI), Raghuram Rajan, che ha avvertito come l’indebitamento in valuta americana, una volta tenuto conto dell’effetto cambio, non è detto che si rivelerà più economico.

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L’annuncio che Nuova Delhi emetterà bond in dollari USA è arrivato a giugno e da allora, complice l’allentamento in corso della politica monetaria, i rendimenti sovrani sono diminuiti parecchio, con il decennale ad essere passato nel frattempo dal 6,93% a un minimo del 6,33% di metà luglio, anche se successivamente è risalito fino a un massimo del 6,53% sulle voci di un passo indietro del governo sull’operazione. L’India non ha emesso ad oggi titoli di stato in valuta straniera, per cui trattasi di una novità per questa immensa economia emergente.

Gli investitori sembrano galvanizzati dall’idea e hanno reagito male, in effetti, alla prospettiva che possa non tradursi in alcunché di concreto. Almeno fino a ieri, appunto. Le emissioni dovrebbero riguardare perlopiù le lunghe scadenze, specie quella a 30 anni, stando alle rivelazioni di un funzionario del governo che ha voluto mantenere l’anonimato. Il calo dei rendimenti seguito all’annuncio deriva dallo sfoltimento delle emissioni in valuta locale, che conseguirebbe allo sbarco del governo sui mercati internazionali.

Bond indiani in dollari a quale rendimento?

L’India ha per Moody’s lo stesso rating dell’Indonesia (“Baa2” con outlook “stabile”) e quest’ultima a giugno ha emesso un bond in dollari a 10 anni a un rendimento di poco inferiore al 3,5%, sostanzialmente lo 0,1% in meno di quanto offerto per le obbligazioni in valuta locale. Non un grande successo, a dire il vero, tenuto conto del probabile deprezzamento che la rupia indonesiana registrerebbe da qui alla scadenza, rendendo il rimborso per il governo di Giacarta più costoso.

E l’India? Se riuscisse ad emettere un decennale in dollari agli stessi livello di rendimento dell’Indonesia, sarebbe un potenziale affare per il suo governo, anche scontando un deprezzamento del cambio in linea con l’ultimo decennio (quasi -3% in media all’anno).

Certo, i risparmi alla scadenza non sarebbero granché o forse si rivelerebbero persino nulli, ma lo scopo del ministro Sithamaran consiste nell’indurre i capitali domestici verso impieghi alternativi più produttivi, diversificando le fonti di finanziamento. Anche a parità di costo sostenuto, quindi, sarebbe un successo, anche perché l’operazione potrebbe segnare il primo passo di Nuova Delhi verso una maggiore internazionalizzazione del suo mercato dei capitali. E se è vero che esiste un rischio non indifferente di cambio per un’economia dipendente dai finanziamenti stranieri, come segnala il cronico passivo delle partite correnti, l’impatto sui conti dello stato federale sarebbe comunque insignificante, date le scarse dimensioni delle emissioni complessive (in dollari) rispetto a quelle del pil.

Per gli investitori stranieri, infine, un’opportunità di trovare rendimento extra rispetto a quello offerto dai Treasuries in questa fase. Sia la Federal Reserve che la RBI stanno allentando le rispettive politiche monetarie, con la prima ad accingersi domani al primo taglio dei tassi dallo scoppio della crisi e la seconda ad avere già abbassato il costo del denaro di 75 punti base in tutto. Dunque, si riducono i rendimenti dei bond in rupie e al contempo quelli che esiterebbero le emissioni in dollari.

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