L’impatto sui BTp del board BCE di domani, ecco cosa dobbiamo aspettarci

Banca Centrale Europea chiamata a sostenere ancora una volta l'economia con ulteriori stimoli monetari. Vediamo quali sono le attese e come si ripercuoterebbero le nuove misure sui nostri bond.

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L'impatto sui BTp del board BCE di domani

Domani, la BCE terrà l’ultima riunione del board di quest’anno. Con quasi certezza, comunicherà nuovi stimoli monetari, anche se serpeggia ancora qualche dubbio sulle misure concrete che dovrebbe annunciare. Gli analisti scommettono da settimane su un potenziamento del PEPP per 500 miliardi di euro. Il piano fu varato nel marzo scorso per reagire alla pandemia e consiste in 1.350 miliardi di euro di acquisti di bond. La sua durata è stata estesa fino al 30 giugno prossimo. Si prevede che venga ulteriormente allungata ad almeno tutto il 2021, se non fino alla metà del 2022. Al 4 dicembre scorso, questo programma risultava ancora utilizzato per poco più della metà della sua capienza: 717,9 miliardi. Il 93% degli acquisti ha riguardato sinora i titoli di stato dell’Eurozona. Di questi, il 18,2% sono BTp.

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Da questi numeri emerge che la BCE dovrebbe destinare agli acquisti di bond governativi altri 588 miliardi. Questo anche nel caso in cui il PEPP rimanesse invariato. Dunque, a percentuali invariate, l’Italia conterebbe con certezza su altri 107 miliardi di acquisti della BCE da qui ai prossimi poco più di 6 mesi. Nel caso di potenziamento del PEPP di 500 miliardi, dovremmo attenderci un aumento di acquisti di BTp per altri 85 miliardi. In tutto, la BCE disporrebbe di oltre 190 miliardi da destinare solamente ai nostri titoli di stato. Basterebbero?

L’impatto sul debito pubblico italiano

Le emissioni nette di debito pubblico italiano attese per il 2021 si aggirano sui 120-130 miliardi. Se tutta l’extra-spesa di Francoforte venisse realizzata entro i prossimi 12 mesi, scorporando gli acquisti presumibili di questo dicembre, esse verrebbero più che coperte per 40-50 miliardi.

In altre parole, non dovremmo aspettarci alcun problema di assorbimento del nuovo debito sul mercato, perché la domanda della BCE riuscirebbe a monetizzarlo. E non stiamo tenendo in considerazione gli acquisti condotti ordinariamente con il “quantitative easing” da 20 miliardi al mese, di cui per i tre quarti di titoli di stato (17% la quota italiana, non meno di 30 miliardi all’anno). Accadrebbe lo stesso per l’insieme dell’Eurozona, se è vero che le emissioni nette a medio-lungo termine per il 2021 sono attese nell’ordine dei 1.300 miliardi. Tra acquisti residui del PEPP, probabile potenziamento di domani e QE, si arriverebbe grosso modo a una copertura quasi integrale.

Questa è la ragione per la quale i rendimenti obbligazionari sul mercato europeo stanno precipitando ai minimi storici lungo le curve delle scadenze, con anche quelli a 10 anni del Portogallo ad essere oramai scesi in territorio negativo. Malgrado il boom delle emissioni, i debiti sovrani nell’area vengono percepiti sostenibili per il semplice fatto che a comprarseli è la BCE, la cui domanda straordinariamente elevata abbassa i costi. Questo scenario positivo resterà intatto fintantoché la BCE sarà costretta a sostenere i governi, cioè fino a quando la ripresa economica non sarà attecchita. Grosso modo, dovremmo aspettarci una politica monetaria ultra-espansiva almeno a tutto il 2022. Fino ad allora, nessun rialzo dei tassi, nessun taglio drastico degli acquisti di bond e nessuna pressione sui governi per tagliare i deficit. Dal 2023, quando verosimilmente il PIL nell’Eurozona si sarà riportato ai livelli pre-crisi, il quadro muterebbe. Ma abbiamo ancora due anni di tempo per pensarci.

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