Libano in default da oggi, colloqui con obbligazionisti tra due settimane

L'Eurobond da 1,2 miliardi di dollari del Libano in scadenza oggi non sarà pagato. Le riserve valutarie scarseggiano e Beirut apre ufficialmente le trattative con gli obbligazionisti per la ristrutturazione del debito.

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L'Eurobond da 1,2 miliardi di dollari del Libano in scadenza oggi non sarà pagato. Le riserve valutarie scarseggiano e Beirut apre ufficialmente le trattative con gli obbligazionisti per la ristrutturazione del debito.

Il Libano non onorerà il pagamento dell’Eurobond da 1,2 miliardi di dollari in scadenza oggi. Lo ha annunciato venerdì scorso il premier Hassan Diab, giustificando la decisione con il livello “critico e pericoloso” a cui sono scivolate le riserve valutarie della banca centrale. Non è stato un fulmine a ciel sereno, perché da settimane gli stessi mercati puntavano chiaramente a questo scenario, se è vero che proprio a ridosso dell’annuncio, il rendimento del titolo con cedola 6,375% (ISIN: XS0493540297) viaggiasse in area 5.000%, quotando a 60 centesimi.

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E’ il primo default nella storia del Libano da quando è diventato uno stato indipendente. Nemmeno la sanguinosa guerra interna tra il 1975 e il 1990 aveva provocato tanto. La crisi finanziaria in corso è esplosa nell’ottobre scorso, quando le proteste di piazza contro la corruzione portarono alle dimissioni dell’allora premier Saad al-Hariri. Il paese dei cedri detiene uno dei livelli di indebitamento più alti al mondo, al 170% del pil, stando agli ultimi dati disponibili.

Il presidente Michel Aoun ha dichiarato che il mancato pagamento odierno “apre le porte alla negoziazione con i creditori”, mentre il ministro dell’Economia, Raoul Nehme, ha aggiunto che i colloqui con questi ultimi dovrebbero partire tra un paio di settimane e “se saranno costruttivi, dovrebbero concludersi tra nove mesi”. Oltre alla scadenza di oggi, il 14 aprile ve n’è un’altra da 700 milioni di dollari (ISIN: XS1052421150) e a giugno una terza da 600 milioni (ISIN: XS0944226637). Come ha spiegato il premier, a causa dei deflussi dei capitali seguiti alla crisi politica, le riserve valutarie sono scese a livelli troppo bassi per consentire al governo di effettuare pagamenti in dollari, anche perché il tasso di cambio è ufficialmente fisso, pur essendo collassato di almeno il 40% sul mercato nero.

Soluzione non vicina

Gli Hezbollah, organizzazione paramilitare sciita e filo-iraniana che sostiene l’esecutivo, aveva avvertito prima dell’annuncio che non avrebbe avallato alcun salvataggio del Fondo Monetario Internazionale, per via delle politiche di austerità “inaccettabili” che questo richiederebbe a Beirut. In ogni caso, il governo sta cercando da settimane l’assistenza tecnica dell’istituto e possibilmente anche un maxi-prestito per procedere alla rinegoziazione del debito con gli obbligazionisti. Difficile, però, che un accordo lo si trovi prima che venga stretto tra l’esecutivo e questi ultimi.

Le banche domestiche posseggono circa 12,3 dei 31 miliardi di Eurobond emessi e risultano, quindi, i più colpiti dal default. Rischiano il collasso, nel caso in cui l’opzione principale consistesse nel tagliare il valore nominale dei bond, tanto che si parla di 25-30 miliardi di dollari di fabbisogno eventualmente da tamponare per sostenerne la ricapitalizzazione. Insomma, la vicenda ha assunto i contorni di una crisi finanziaria, economica e politica senza precedenti nella pur travagliata storia libanese. E le tensioni geopolitiche nel Medio Oriente tra Iran e Arabia Saudita non depongono a favore di una soluzione rapida.

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