L’Egitto torna ad attirare capitali esteri tenendo i rendimenti alle stelle

Tassi alti e inflazione contenuta creano le condizioni adatte per il ri-afflusso degli investimenti dall'estero, a beneficio del mercato obbligazionario domestico e in valuta straniera.

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Tassi alti e inflazione contenuta creano le condizioni adatte per il ri-afflusso degli investimenti dall'estero, a beneficio del mercato obbligazionario domestico e in valuta straniera.

Nel solo mese di luglio, le detenzioni di bond sovrani egiziani da parte degli investitori esteri sono aumentate di quasi 3,5 miliardi di dollari, balzando da 10,6 a 14 miliardi. E non è difficile capire la ragione di questa controtendenza rispetto ai mesi precedenti. Malgrado l’inflazione a livelli contenuti, la banca centrale dell’Egitto non ha tagliato i tassi dopo i -300 punti base decisi a marzo per reagire all’emergenza Coronavirus. Ieri, li ha lasciati fermi al 9,25%, 530 punti sopra l’ultima crescita tendenziale dei prezzi rilevata. Grazie a questo approccio, volutamente prudenziale, il cambio contro il dollaro ad oggi si è leggermente rafforzato da inizio anno, recuperando del tutto le ingenti perdite dei primi mesi.

L’economia domestica sta affrontando le severe conseguenze della pandemia, tra l’altro accusando un crollo delle entrate derivanti dal turismo, settore trainante del paese nordafricano. I tassi nominali e reali alti sembrano la risposta che l’istituto intende dare alla crisi per sostenere il cambio, contenere le aspettative d’inflazione e per tale via recuperare in fretta gli investimenti esteri perduti.

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Rendimenti alti, rischi in calo

I rendimenti a 10 anni risultano saliti al 15%, segnando +140 punti base in 4 mesi. Sul tratto a 2 anni, il rialzo è stato ancora maggiore: +235 bp al 14,78%. Il rischio sovrano, tuttavia, è percepito nettamente in calo dopo che Il Cairo è riuscito a ottenere un prestito da 2,77 miliardi di dollari dal Fondo Monetario Internazionale e successivamente altri 5,2 miliardi per 12 mesi. In effetti, i cds a 5 anni sono scesi dagli oltre 642 punti toccati in aprile ai meno di 434 di questa settimana, segnalando un minore ricorso a tutelarsi contro il rischio default sul mercato.

Anche le obbligazioni in dollari stanno risalendo di prezzo, scendendo di rendimento. Il titolo a 5 anni con cedola 5,875% (ISIN: US03846JW222) ha guadagnato il 19% dai minimi di marzo, tornando sopra la pari. Ieri, a una quotazione di 103, offriva un rendimento di poco superiore al 5%. Bene anche il decennale in euro, scadenza aprile 2030 e cedola 5,625% (ISIN: XS1807305328), che balzando del 27% dai minimi dell’anno offre adesso il 6,84%.

Sembra che vi siano grossi margini per una discesa dei rendimenti dei bond in valuta locale, cioè per un loro apprezzamento nei prossimi mesi. Lo hanno iniziato a fiutare i capitali stranieri ri-affluiti dal mese scorso in Egitto, in cerca non solo di “yield”, ma probabilmente attratti anche dalle prospettive di crescita del mercato, a fronte di rendimenti reali già divenuti troppo bassi persino in diverse altre economie emergenti concorrenti.

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