L’Egitto resta un mercato obbligazionario promettente

La lira egiziana quest'anno guadagna il 3% contro il dollaro, segnalando l'afflusso dei capitali e la fiducia dei mercati verso Il Cairo.

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Egitto mercato dei bond promettente

Giovedì scorso, a pochi giorni dal debutto del nuovo governatore, la Turchia ha dovuto alzare i tassi di 475 punti base al 15% per non contrariare il mercato per l’ennesima ed evitare che la recente risalita del cambio venisse annullata. La lira turca perde quest’anno circa il 22% contro il dollaro, ma questo non è stato un destino ineluttabile per le valute emergente in era Covid. La lira egiziana, ad esempio, può andare fiera di quel 3% messo a segno nello stesso periodo contro la divisa americana.

L’Egitto sta riacquistando la fiducia dei mercati da quando il suo governo sin dal 2016 ha deciso di sottoporsi a un piano di assistenza finanziaria del Fondo Monetario Internazionale. Esso prevede prestiti a tassi agevolati, in cambio di riforme. E proprio la liberalizzazione del tasso di cambio fu la primissima riforma varata da Il Cairo quattro anni fa per evitare di fare la fine del Venezuela.

A causa della pandemia, l’economia egiziana ha rallentato il tasso di crescita e ha chiesto aiuto nuovamente all’FMI, che tramite lo Stand-By Agreement da 5,2 miliardi di dollari, di cui 2 miliardi già erogati, sta sostenendo il paese nordafricano in questo frangente difficile. Il turismo, settore trainante dell’economia domestica, ha risentito duramente dei lockdown e conseguente crollo della mobilità internazionale, ma l’aspetto che va sottolineato è che il PIL quest’anno in Egitto non chiuderà con il segno meno, contrariamente alla quasi totalità delle economie mondiali.

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I punti di forza dell’Egitto

L’anno fiscale 2019 aveva chiuso a +5,6%, mentre quello che si è concluso nel giugno scorso ha segnato un rallentamento al +3,6%.

E l’anno prossimo dovrebbe registrarsi un +2,8%, meglio delle precedenti previsioni del +2,3%. Dunque, l’Egitto non è finito in recessione. Già questo sembra un buon motivo per guardare al suo mercato sovrano con interesse, pur se il debito pubblico è atteso salire in area 100% del PIL.

Certo, parliamo di bond “junk”, se è vero che le agenzie di rating classifichino il debito egiziano con giudizi molto bassi: B per S&P, B+ per Fitch e B2 per Moody’s. Gli stessi rendimenti lo segnalano: il decennale offre il 14,82%, in rialzo di circa 70 punti base quest’anno. La scadenza a 2 anni rende il 14,28%, in calo di un terzo di punto percentuale in questo caso. Percentuali altissime, che non si giustificano con l’inflazione, che in ottobre è salita al 4,50%. I tassi d’interesse restano fissati a livelli ben più alti, all’8,25% dopo il taglio di 50 punti base a novembre.

Se si volesse evitare il debito in valuta locale, perché non puntare su quello in euro? La scadenza 16 aprile 2030 e cedola 5,625% (ISIN: XS1807305328) tratta di poco sotto la pari e venerdì scorso offriva un rendimento del 5,74%. Rispetto ai valori di inizio anno perde il 3%, altro segno che dall’estero i capitali non siano affluiti sull’obbligazionario, forse intimoriti dalla necessità del paese di ottenere nuovi aiuti dall’FMI. Ma proprio questi ultimi rappresentano una garanzia di stabilità macro e di politica economica razionale, laddove altri paesi come la Turchia sono stati costretti dalla realtà a cambiare passo. C’è valore in quel 14-15% di rendimento sul mercato sovrano egiziano. E chi lo capirà prima degli altri potrà approfittarne.

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